LOTTO a MARZO come SEMPRE

Forza spingi!
Un ultimo sforzo!

È FEMMINA! AUGURI!



0-3 anni LA LOTTA CROMATICA

Fiocco rosa. Cicogna rosa sul balcone. Tutine rosa, fascia per capelli con fiocchetto, trapuntina, sacco nanna e sonaglietto, tutto rosa. Anche un daltonico non ha dubbi: è femmina.

3-10 anni LA LOTTA DELLA CRESCITA

Asilo. Settembre porta un bel grembiulino ( rosa) e la scoperta dei Lego dei maschi. Nessuna paura! Babbo Natale arriva poco dopo e nel pacco ecco “La mia prima cucina”

A brevissimo riceviamo il ferro da stiro, la mini aspirapolvere, il set di pentolini, l’asse da stiro ( se no non si può usare il ferro), il mini market con frutta e verdura finta, e se sei fortunata, anche la cassa per fare la cassiera con tanto di soldi finti, e un set completo per il trucco.

Tutto liscio fino alle medie tra codini, ciuffetti, scarpe verniciose, magliette e brillantini.

Fai tutti gli sport adatti : danza classica, ritmica, capriole, tessuti e pallavolo. Con genitori molto alternativi, pur femmina, è talvolta concesso il nuoto. 

11-14 anni LA LOTTA ORMONALE

Insieme agli undici anni scopri di esser femmina davvero. La leggenda mitologica del ciclo mestruale si realizza pesantemente con dolori degni del parto e un ingombro impossibile tra le mutande. 

I tre anni delle medie hanno un unico sottotitolo : TRANSFORMER.

Capelli unti e crespi impossibili da pettinare, pustole che manco il vaiolo ti devasta tanto, peli ovunque, ascelle che lasciano le scie chimiche, tette che prendono vita. 

Una tragedia.

E nel frattempo, altra consapevolezza. Al mondo esiste un’altra donna : LA MAMMA.

E la si odia.

Non so perché ma la natura dice che la devi odiare, e ti riesce benissimo. 

15-20 anni LA LOTTA AMOROSA

Finalmente alle superiori questa corsa ormonale delirante si placa un pochino.

Le ovaie dicono che ok! sei femmina, ma puoi prendere una pausa. Quel paio d’anni in cui rubi le camicie a tuo padre, giri con gli anfibi militari, ti trucchi come i morti, e puzzi un po’ meno

Poi, il miracolo.

Oltre alla finta tregua con la madre, la scoperta dei maschi.

L’inizio della fatica vera.

La femmina si innamora sempre dell’unico maschio che non la guarda. Oppure la guarda ma non fa nulla. Oppure fa qualcosa ma è rivolto all’amica. Oppure diventa un amico. Insomma. Una soap opera continua, condita da lacrime e disperazione e odio cosmico. 

La magia pura avviene intorno ai vent’anni, un po’ più, un po’ meno. 

L’anfibio torna scarpa. I sacchi di juta che facevano da abiti rimangono nei cassetti. Il colorito da vampiro torna rosa. Nasce il piacere per la cura di sé. 

La femmina è in fiore. 

Ed è in aperta caccia. Missione : marito.



20-30 anni LA LOTTA PER LA COPPIA

Dico marito, ma intendo qualunque tipologia di essere umano che vaghi in quel momento sul pianeta completamente ignaro delle torture psicologiche che dovrà subire.

La femmina tra i venti e i trent’anni cerca una cosa sola: la sua metà. Determinata. 

Giusto il tempo di arrivare tra i trenta e i quaranta, momento in cui invece tenta di liberarsene.

30-40 anni LA LOTTA PER SCOPPIARLA

Eh lo so, è strano.

Ma chi è votata a far la moglie, va avanti tra alti e bassi fino alla vecchiaia.

Le inquiete invece cavalcano l’onda ancora un po’ e se non fanno casini continui non sono contente.

In questi anni la femmina ricopre i ruoli più disparati. Figlia e madre. Moglie e amante. Lavoratrice e casalinga. Cuoca e organizzatrice di eventi. Ma non a fasi : tutto insieme. Forse ci si riempie di senso di onnipotenza. Non so. Facciamo tutto noi… Nel delirio dei deliri pensiamo addirittura che i maschi non servano ( tutti eccetto i nostri figli ovviamente). 

40-50 anni LA LOTTA PER RIFIORIRE

I giochi son fatti. Se siamo adatte per il matrimonio si è ormai visto.

Se abbiamo preso un abbaglio, invece, stiamo ballando. In palestra, in un locale, in piscina. Movimento perpetuo. Riempirsi di interessi, incastrare gli impegni, far tornare i conti. Tener stretto il lavoro. Decidere di cambiarlo. Parola d’ordine : rivoluzione. Una qualsiasi. La donna è in piena forma a questo punto. Completa, sicura, energia pura.

50-60 anni LA LOTTA ALLA MENOPAUSA

Nel più bello, la menopausa.

Una vita a mettere gli ormoni al loro posto, e quelli impazziscono di nuovo. Una fame che ti mangeresti i comodini, il sudore del cammello nel centro del deserto, le lacrime in tasca. Ci si commuove alla vista di un papavero. Praticamente ritorni ragazzina ma con la faccia di un mocassino. Bene ma non benissimo. Passa eh! ma è durissima. 

60-80 anni LA LOTTA PER LA CALMA

La pace e, finalmente, la pensione. Alleluia si viaggia. Il decoupage. Il giardinaggio. Le camminate. La lettura. Il cinema senza addormentarsi. Il mare in inverno. La montagna in estate. I nipoti. Le torte. La cucina per piacere. ( io adoro le signore del bridge, ad esempio).

80-120? anni LA LOTTA DEL QUOTIDIANO

Invecchiare. Ricordare. Rimpiangere. Gioire. Osservare i figli realizzati. I nipoti studiare e lavorare. Vedere gli amici andare. Godere il proprio tempo al meglio. Sorreggere il compagno di una vita. Farci sorreggere. Non ammalarci. Ammalarci senza soffrire. Mantenere la memoria a qualunque costo, perché trasmettere la propria storia è importante. Spiegare chi eravamo o chi volevamo essere. Dare un consiglio saggio. Non vergognarci di dare una carezza. Di versare una lacrima. Di chiedere un abbraccio. Di dire ti voglio bene. Di difendere il proprio pensiero. E non aver paura a cambiarlo. 

Sospirare. Ne abbiamo diritto. Perché questo è un milionesimo della nostra vita.

Parlare tanto. Star zitte. Un po’ come ci pare.
È una vita che lottiamo. Ora, si fa a modo nostro. 

Donne, che belle che siamo!

EUTANASIA E ITALIAN STYLE. L’indignazione che dura 24 ore. 

“È incredibile che si debba infrangere una legge per veder rispettati i propri diritti”.
La frase riempie da giorni la bocca di tutti.

I media portano alla ribalta il tema dell’eutanasia e gli italiani si indignano.

Prepotentemente. 

Siamo un popolo curioso…

Che si anima a sprazzi, per poi tornare beatamente al proprio normale dormire.

Lo spiegava già molti anni fa Felice Lima che vedeva, come sta avvenendo in questi giorni,molto evidente il divario tra teoria e pratica.

Nella teoria ( ciò che fa muovere la nostra coscienza comune ) si ricerca la giustizia, il rispetto delle regole e del prossimo, mentre nella pratica vi è la prassi, quel ” funziona così “ che arriva quasi al paradosso. 

Nella vita degli italiani prendono sempre più piede le regole non scritte.

Vogliamo le strade sicure e punizioni adeguate per i pirati della strada, ma poi dotiamo le macchine di aggeggi che intercettano gli autovelox, non paghiamo le multe, non mettiamo le cinture o beviamo sperando di non trovare la pattuglia.

Pretendiamo una sanità eccellente ma chiediamo al nostro medico un certificato al telefono, magari lasciato al frutta e verdura del piano terra, così non si deve nemmeno parcheggiare.

Pretendiamo che il servizio pubblico funzioni, ma se lavoriamo in quel sistema non ci facciamo grandi problemi ad allungare una pausa caffè. 

Vogliamo servizi all’altezza delle nostre grandi aspettative ma a pagare le tasse facciamo fatica, più per principio che per altro.

Siamo dipendenti pubblici e urliamo che le tasse ce le tolgono dallo stipendio, quindi siamo onesti, ma non è grave se poi arrotondiamo con lavori extra, esentasse.

Abbiamo le città sporche, Uh ! quanto ci dà fastidio. Ma la carta per terra la buttiamo. Un gesto rapido, che nessuno veda. 

Amiamo gli animali, abbiamo il cane, lo adoriamo, ma che fatica raccogliere i suoi escrementi da terra.

Non troviamo parcheggio? Piuttosto che pagare il biglietto ( o fare dieci passi a piedi) ci mettiamo in tripla fila, con le quattro frecce. 

Perché ? 

È l’Italian Style.

Per cui il politico che ottiene un favore deve morire, ma la nostra telefonata per raccomandare un parente o un amico è sacrosanta.

Ci riteniamo così liberi, oramai, da poter addirittura confessare i nostri “raggiri” facendone vanto. E quando li spieghiamo, ci teniamo a specificare che qualcosa di peggio esiste. 

È l’apoteosi del non problema. Per cui siccome la regola è fastidiosa per tutti, la si infrange tutti allegramente. 

Nonostante questi comportamenti siano sotto gli occhi di chiunque, tutti i giorni, ci si sente onesti

Nonostante il commentare in modo astioso qualunque notizia, non ci si sente razzisti.

Nonostante non si legga un giornale, non si conoscano le vicende o i fatti, ci si sente informati.

Poi.

La TV.

Che solleva un tema importantissimo. Un argomento di cui si fa fatica a parlare, anche perché intimo e delicato : la morte volontaria. 

Tutti a schiena dritta. Tutti pieni di solidarietà, arrabbiati, addolorati. 

Senza pensare che dietro a queste lotte, tanto sotterranee quanto fondamentali per una società che voglia definirsi un poco evoluta, ci sono persone che lavorano ogni giorno. E che arrivano al punto di autodenunciarsi per istigazione al suicidio per creare un precedente che possa potenzialmente aiutare tutti. 

La loro lotta va avanti senza urla e senza paroloni, con la fermezza di crede davvero che anche un singolo possa fare la differenza

Che è proprio ciò che dimentichiamo noi.

Continuando a pensare che “se non succede a me non importa”. Perché solo quando un problema ci riguarda da vicino ci interessiamo. E questo “vicino” sta incredibilmente diventando “quello di cui tutti parlano”. 

Forse capendo profondamente che le nostre azioni, piccole e quotidiane, possono comportare grandi cambiamenti, potremmo arrivare da qualche parte. 

Perché si sa. Di eutanasia ne parleremo sì e no ancora ( forse) un paio di giorni. Poi si tornerà all’oroscopo. Al meteo. Al buongiorno. E all’aria fritta. 

” Ci salveranno le minoranze vitali, motivate e creative che svettano sul blob generale?”. 

Chissà.

Inizio a crederci poco. Ma provo a metterci impegno, ogni giorno.

E spero in un miracolo

MAMME, GRUPPI E ALTRI DELIRI

Normalmente l’essere inserita nei gruppi di Facebook mi disturba un po’. Ma questa volta è diverso. Non ho ben capito come sia successo, ma mi sono ritrovata a far parte di un gruppo che mi sta creando seriamente dipendenza

È una raccolta di mamme, iscritte da tutta Italia, che si confrontano tra loro sui temi più disparati. Di solito, alla terza notifica mi auto elimino, ma questa volta è davvero diverso! Perché i post sono talmente esilaranti che vado a cercarmeli apposta, e rido fino a perdere il fiato. 

I dubbi amletici e le richieste di consulenza spaziano tra la scoperta della gravidanza, i primi mesi di vita del bambino, l’alimentazione, ma anche la vita sessuale e il ménage casalingo.

“Cosa avete a casa come aspirapolvere?”. Seguono marchi, foto e libretti di istruzioni. 

“Come sfogate le tensioni e il nervoso? Io mangiando”. Arrivano prontamente rassicurazioni : 

” Io mangio, fumo e MI LANCIO le cose”. Ah…

“Io mangio cibo e stomaco”.

Donne distese, insomma…

Argomento gettonatissimo sono le suocere, l’undicesima piaga dell’universo moglie. 

“Cosa ha fatto incrinare i vostri rapporti?” . Seguono circa 800 commenti. 

“Io le ho tolto il saluto da quando mi ha detto di chiudere le tube. Le ho risposto di chiudersi le sue, insieme alla bocca” . Applausi! 

” La mia è una bugiarda. Ecco da chi ha preso il figlio…”. Qua c’è crisi nell’aria…

Sono molte a lamentarsi dei mariti. Giulia è sull’orlo dell’esaurimento:

“Siamo insieme da cinque anni e abbiamo una bimba di due. Mai una sorpresa, una cena fuori, niente di niente. Speravo che dopo i miei numerosi lamenti avrebbe fatto qualcosa, invece niente, zero. Ho un nervoso addosso… Lui si giustifica dicendo che non sa fare sorprese. Io l’ho mandato a cagare”. 

Le più scaltre rilanciano : 

” Digli che aspetti tre gemelli, fagliela tu la sorpresa!” . Malefiche! 

E quando del compagno non ci si riesce ad accontentare ci si lancia in qualche fantasia:

“Scusate la domanda mammine, ma voi tradireste vostro marito con un personaggio dello spettacolo? anche solo con un bacio? Io FORSE SÌ, ma solo con Johnny Deep”. Forse …

L’alimentazione è il punto che mette più in difficoltà. Pappe a parte, le donne riescono ad andare in tilt su tutto:

“A quanti mesi si può dare l’acqua?”. Tra le mille risposte delle esperte online abbiamo:

– mai 

– da subito

– a cinque mesi

– a un anno. 

Tutto chiaro insomma. 

Come dicevo gli interrogativi spaziano con serietà da un dubbio all’ altro. 

“Il film cartone Ballerina secondo voi a che età è adatto?”.

“Mamme scusate, ma Nonna Pig e Nonno Pig sono i genitori di chi? E gli altri nonni dove sono?”. 

“In quale programma posso trovare l’effetto fotografico SPECIE ALBERATO con il bimbo che viene allattato?”. 

Sull’ultima ho faticato proprio a capire di cosa si stesse parlando. 

“Potete ridarmi l’indirizzo del sito che fa i gioielli con il latte?”. 

Scusa?!? Cosa? 

Seguendo le indicazioni ( numerose) scopro che esistono aziende che incastonano al tuo anello latte materno, ma anche ciuffi di capelli, denti e cordoni ombelicali. 

Passo e chiudo. 

Non riesco ad aggiungere nulla.

E poi le preoccupazioni. Quelle serie.

“Ciao mamme, ho bisogno di un vostro parere” …sentiamo… ” il mio gatto si è messo a giocare con le mie compresse anticoncezionali bucandole quasi tutte. Secondo voi posso usarle lo stesso? C’è qualche farmacista nel gruppo?”. Stregatto ! 

“Dopo il miracolo della nascita, avviene anche il miracolo delle tette che risalgono?” Tesoro… Che ti possiamo dire….

“Secondo voi, posso mandare in vacanza una settimana la mia cucciola con il papà, o sentirà la mia mancanza?” . Forse i vantaggi non le sono ancora chiari…

“Mio figlio era dalla nonna che si è distratta, e presumo abbia bevuto il profuma ambienti, quello coi bastoncini. Mi date il numero del centro anti veleni?”. Che in effetti, se è grave, una accende prima Facebook …

Le migliori sono le domande hot. Mandano in tilt il sistema, con mamme che credono addirittura che si tratti dell’attacco di un hacker. 

“Stamattina mio marito si è svegliato con una voglia mai avuta… Mi ha chiesto ciò che non facevamo da tempo, e devo dire che ho ancora il sorriso sulle labbra… Perdonate il tema ma il sesso anale è ancora una delle cose più belle che esistano… Ora però ho dei doloretti, sapreste consigliarmi una pomata da usare?”.

Facebook conta più di mille commenti. Le admin sono costrette a disattivarli. Si è scatenato il delirio, tra ovazioni e complimenti e grida allo scandalo. 

Vi consiglio l’iscrizione, insomma. Un gruppo qualunque di mamme. Sono fantastiche. L’unica controindicazione , vi ho già avvisate, è la dipendenza

Infatti adesso vado a vedere cosa hanno partorito in questa mezza giornata. 

Stamattina una mamma era in crisi perché non sapeva se dipingere il nasino della sua bimba per carnevale fosse dannoso per la sua salute.

Vi aggiorno. 

STUPRO VIRTUALE

Se ne parla da qualche giorno.

Complice l’interesse di Enrico Mentana in primis e qualche blogger che ha voluto approfondire.

La notizia la leggo solo oggi. E sgrano gli occhi.

STUPRO VIRTUALE.

Ci si adopera sempre più per mantenere la dovuta privacy sui Social. Per proteggere le foto dei bambini. Ma anche la propria stessa immagine. 

Io per prima ho approcciato anni fa a Facebook in modo a dir poco leggero, condividendo spesso momenti di vita vera. Per poi cambiare rotta, per molti motivi, e passare notti a cancellare fotografie ma anche post. 

Mi sono sentita parecchio stupida. Stupida perché avevo condiviso tutte queste cose, stupida perché ho perso ore di sonno a eliminarle. Stupida perché avevo blindato l’impostazione della privacy ma poi cancellavo ugualmente. Insomma. Mi sono data da sola della superficiale, ma ho anche deciso che indietro non si torna.

Forse ho fatto bene.

Perché l’orco non è più lo sconosciuto. È nella lista degli amici. Quella a cui ognuno di noi dà l’accesso alla propria vita on line.

Le foto a cui tentiamo di limitare la diffusione possono essere salvate in un clic. Ma qui non c’è più solo lo spauracchio della pedofilia. Sotto i riflettori ci finiscono le donne

Succede che pubblichi una tua foto qualunque, spesso nemmeno ammiccante ( anzi) e un tuo amico la salvi.

Poi la pubblica.

In un posto che tu non conosci.

Sono i gruppi cosiddetti chiusi o segreti, accedi solo su invito, o se sai che esistono. 

Facciamo che l’amico sia il tuo vicino di casa. Lo conosci davvero. Non gli neghi certo un’interazione su Facebook no? Lo saluti ogni mattina, è gentile. Ma lui le tue foto le guarda con altri occhi. Con il suo telefono o sul pc le salva, e poi le condivide in uno di questi gruppi scrivendo di tutto. 

Scatta la foga maschile.

Con commenti che nemmeno si possono definire volgari.

E tu?

Tu non puoi far nulla. Anche perché, ufficialmente non sai nemmeno che stia succedendo.

E Facebook? 

Facebook non fa nulla. O quasi nulla. 

In questi giorni si leggono numerosi casi di cronaca che ci parlano ancora e ancora di violenza sulle donne. Mariti che impazziscono e massacrano, fidanzati che accoltellano, ex che inseguono e picchiano. Donne che muoiono.

Mi chiedo, onestamente, dove siamo ancora al sicuro?

Perché credo che per molte menti malate il passare dalla violenza virtuale a quella reale possa essere veloce. O quanto meno fattibile. Inveiscono sotto quelle fotografie con una tale ferocia che pare di toccarla. E ciò che più mi sconvolge è che stiamo parlando di amici, parenti, colleghi. 

Sicuramente la metà almeno di questi coraggiosi scrittori, nella vita reale, non riuscirebbe nemmeno a balbettarle quelle parole.

Ma sta di fatto che le scrivono.

Le interazioni Social sono sicuramente un fenomeno interessante. Molto spesso uomini maturi si circondano virtualmente di amicizie femminili molto più giovani. Le ragazze oggi sanno bene che proporre una bella immagine scatena immediatamente consensi maschili ad ampio raggio. Magari un commento. E per quanto mi faccia sorridere che un 40/50enne ammicchi a una di 20, posso capirne la dinamica. Ma da questo a sfruttare l’immagine di una giovane donna per sfogare le proprie fantasie sessuali ne passa ancora molto.

Tutti si spinge un po’, è facile, ma per qualcuno diventa un gioco malato. 

Come ci si difende allora da uno stupro virtuale?

Non si può.

Perché il meccanismo è infernale e non potremo mai averne pieno controllo, oltre al fatto che chiunque, nota bene:chiunque, può appropriarsi di ciò che di tuo viaggia nella rete. 

Dunque rimane solo la consapevolezza che tutto questo può accadere. E va oramai forzatamente accompagnata dalla comprensione del mezzo : se non è vita vera, non far sì che lo diventi. 

Le parole : viaggiano.

Le immagini : viaggiano.

Un’unica soluzione : pensare. 

Prima di qualunque clic.