IL TRIND, QUESTO SCONOSCIUTO.

Entra sorridendo.
Non ci conosciamo ma lei sorride davvero tanto.
Troppo.
Ho già capito dove si va a parare. Me lo sento.

” E’ qui il centro estetico?”
Ci sei dentro fino al collo tesoro! Ma non avrò mai il coraggio di risponderle così.
Quindi smaglio anche io: certo Signora.
” Ah ecco! Siete il Ninfeo vero?”

Vuole i documenti? Dai Stefania, sorridi.

” Mi ha mandata da voi la mia amica Pinuccia. Dice che avete un prodotto portentoso per le unghie……”

Ecco. Vedi che lo sapevo? Adesso lo dice. Stai seria, Stefania stai seria. Ora lei spara grosso e tu devi star seria.

“Sono venuta per comprare un TRANS
Oddio muoio.
No, non si può. Ma perché?

Ovvio. Non sapete di cosa sto parlando. Il prodotto in questione si chiama TRIND. È uno smalto, poveretto, famoso nel mio settore. A me il Trind piace molto, lo vendo da tanto tempo, e ho proprio sposato la causa. Trasmetto il mio entusiasmo a tal punto che le clienti lo comprano per passaparola. Si fidano a prescindere.
Ne sono felicissima ovviamente. Peccato che il Trind abbia il suo bel nome, nemmeno tanto difficile. Trind. Punto.
Invece no, lo chiamano in qualunque modo.

Ho una cliente che da anni lo chiama Tris. Le più anglofone lo chiamano Traind. Oppure il Tres ( spagnolos?). C’è chi gli toglie l’unica vocale che ha e ghigna un Trnd. Ma ho già sentito anche Frins, Trins, Tren, Trend, French, Trenc, Prinz,Trints, …
In qualunque modo purché non sia Trind.

Allora io avrei pensato ad un concorso: chi lo ribattezza col nome più divertente ne vince una camionata. Offro io.
Occhio però : Trans è già sul podio…

IL RITARDO.

Oggi dedico il mio post ad un tema delicatissimo: l’appuntamento.
Lo so. Pare strano. Ma all’estetista piace proprio dare l’appuntamento. Ma giusto così, per organizzarsi, dare un senso alla sua giornata, uno sfizio…
La cliente invece pensa talvolta che si tratti di un optional.

Ho clienti che se ne fregano altamente. Manco se lo scrivono, tanto arrivano un po’ quando pare a loro. “Laura” ad esempio. Ha l’appuntamento fisso, da sempre. Sa benissimo che è alle 13, e credo che oramai sappia anche che io la segno in agenda direttamente alle 13.20… Non ce la può fare. È più forte di lei. Non ci prova neanche con le scuse, entra e mi dice “eccomi”. Scavalla direttamente in cabina e appena siamo occhi negli occhi inizia: “così non posso più andare avanti, son sempre di corsa, io non so come fai tu a essere così tranquilla”. Che devo fare Laura? Abbandonarmi ad una crisi isterica? Ci provo ogni volta a dirle che potremmo cambiare l’orario e fare più tardi. Laura mi guarda esterrefatta: per una volta che tardo cinque minuti!!!” .
Ecco.

A natale ti regalo un orolologio. Che funzioni però.

Laura mi mette a dura prova. Devo aprirle la porta con il viso rilassato. Perché è sadica. Se vede che poco poco sono alterata dall’eccesso di ritardo prima di entrare in cabina va anche ancora “un secondo “ in bagno. E perdiamo altri dieci minuti.

Ho avuto una cliente che a far così non usciva più da quel diavolo di bagno. Ho pensato al peggio. Ho detto, ora apro la porta e la trovo stecchita, svenuta, rantolante. Invece no. Siccome era poco in ritardo ne ha approfittato per tagliarsi un po’ la frangia allo specchio. No, ma fai pure…

Poi ci son quelle che manco si presentano, puntualmente.
“Scusa sai, ma ero in riunione col presidente della Guinea Equatoriale e non son proprio riuscita ad avvisarti”
“Mentre stavo per chiamarti è arrivato Obama e mi è passato di mente”.
” Avevo già il telefono in mano quando son dovuta salire sul jet di John Travolta. Non potevo proprio rifiutare.”
Insomma, una scusa qualunque.

Anche se le migliori son le clienti che hanno l’appuntamento e si presentano all’ora che vogliono: ” ah ma l’ora era tassativa? Dovevo proprio venire a quell’ora?” .
Certo, li diamo per finta noi gli appuntamenti….
Sul cartello fuori dal Ninfeo ho fatto stampare a chiare lettere: si riceve su appuntamento. Immancabilmente qualcuno mi chiede : DAVVERO ricevete solo su appuntamento?!? Certo che se posso ti faccio fermare,ma in linea di massima….

Il paradosso sta nel fatto che con la cliente ritardataria cronica IO devo essere puntualissima. Quella volta all’anno in cui ho davvero tre minuti di ritardo son tragedie. Parte l’embolo! Il viso si contrae in una smorfia di disgusto, pronta all’istante a tornarsene a casa, allibita dalla situazione. Scatta la vendetta: “la prossima volta che arrivo in ritardo non puoi dirmi niente eh!” .

Ma come dice Laura, io sono una tranquilla…

Adesso vado.

Ho una cliente.

In ritardo.

Strano.

IL DILEMMA: LE SOPRACCIGLIA.

Le sopracciglia.
Ah! Le sopracciglia…
Questione spinosa per una estetista.
Di norma la cliente prenota dicendo banalmente ” devo fare le sopracciglia”. In realtà per l’estetista si preannuncia un lavoro titanico.

Varie le opzioni.
LA CLIENTE CONSERVATRICE.

Le sue sopracciglia le piacciono così come sono. Non le vuole più piccole, nè più grandi, né con forme strane. È di quelle che ” me le pulisca solo un po’ “. Quei due peli che potrebbe pure togliersi lei ma no, viene dall’estetista. Come le tolgo il primo dei due peli , la conservatrice vuole lo specchio. Sia mai che la pinzetta abbia acchiappato più peli dei due pattuiti. Esce specchiandosi ovunque, anche nel quadrante dell’orologio. Ancora uscendo mi guarda seria dicendo ” non ne abbiamo tolte troppe,no?”
No signora. Sono uguali a prima. Tranquilla.

LA CLIENTE TERRORIZZATA

Ha avuto esperienze pazzesche. Si è come minimo svegliata una mattina e sullo specchio ha trovato un graffito fatto con le pinzette che diceva ” ti ho tolto tutte le sopracciglia!” Firmato dalla ex estetista. Racconta di tutto. Ho sentito dalle terrorizzate che la ex ( estetista) le levava via tutta l’arcata in un solo strappo , usando al posto della spatola la palettina di plastica del caffè delle macchinette. Le ha fatto buchi tra i peli, ma che dico buchi, le ha fatto voragini! Ci sono voluti mille mila anni per rimetterle in sesto. Anche lei vuole lo specchio, lo tiene con le unghie. Trattiene il respiro, spia con l’altro occhio e non molla l’attenzione. Più che una depilazione è un corso di training autogeno.

LA CLIENTE FASHION

Arriva con la pagina di giornale. “Voglio le sopracciglia così. Uguali a lei”. Di solito è Ilary Blasi . Quando va bene è la Bellucci. Ora. Come lo spiego io alla fashionista che i connotati son proprio diversi? La fashionista di solito è carina, curata, ma come la Bellucci è dura.

LA CLIENTE FAI DA TE

Tipologia impegnativa. Arrivano i stati allucinanti, ma sono tenere, perché lo ammettono subito di aver fatto un casino. Sono così mortificate del loro operato che diventano delle adepte. Non sgarrano più. Super pentite, ogni 15 giorni arrivano fiere e incolte , con quel sorriso stampato che vuol dire una cosa sola :” non le ho toccate!”. E io son fiera di loro, le mie bambine!

LA CLIENTE SO TUTTO IO

Cliente super difficile, mi fa impazzire. Il dialogo di solito è questo:
” Allora ccciaooo, fammi le sopracciglia e fammele belle. Senti, me le fai sotto con la cera, sopra con la pinza, in mezzo poco poco. Poi me le tagli ma non troppo. Non accorciarle ma togline abbastanza perché a me piacciono piccole. Non troppo però. Come forma se puoi fammele ad ala, non troppo, con la curva sopra un po’ ad arco”. Ecco. Ho già l’odio.

LA CLIENTE CONFUSA

Ha in testa qualcosa ma non sa neanche lei cosa. Sa che le sopracciglia si chiamano in un certo modo ma non ricorda quale. Quindi spara a caso. Vorrebbe l’ala di gabbiano. Finisce col chiedere la coda di rondine, il nido di cuculo, la coda di rospo, le lingue di gatto, gli archi, gli archetti, le mezze lune, le conche, le curve, e chi più ne ha più ne metta. Il grande sforzo è non ridere. Quasi impossibile.

IL CLIENTE UOMO

Apoteosi. Racchiude in un solo personaggio tutte le clienti sopraccitate. Arriva timido. Sotto sotto lo ha costretto la fidanzata. Terrorizzato dal dolore. A mala pena riesce a bofonchiare ” non farmi male, ti prego” . Ma deve portare a casa il risultato se no lei lo cazzia. Non troppo però perché se no alla partita di calcetto con gli amici lo sfottono. Si affida, come un neonato, si tiene forte al lettino, contrae l’addominale durante lo strappo, poi soffia stile allenamento. Lui lo specchio non lo vuole, ha sentito talmente male che è sicuro del mio operato. Uscendo, spesso, mi dice ” lo puoi dire a mia moglie che non mi sono lamentato?” .
Ma certo, uomo, mi fai tenerezza. Glielo dirò che sei stato bravissimo, e ti saluto con tanto affetto, perché so già che questo è il tuo primo ed ultimo appuntamento.

Vorrei una crema { oh santo cielo…}

Una delle situazioni più divertenti del mio lavoro è da sempre l’ingresso di una cliente che arriva da me alla ricerca di un prodotto.

Nella maggior parte dei casi hanno le idee ben chiare: vorrei tal crema, tal olio, tal vattelappesca.
Ma quando entra la cliente “vaga” scatta il siparietto.
La cliente vaga cerca una crema.

Che crema? Non sa…

Un po’ idratante, un po’ antirughe, un po’ per pelle mista, un po’ illuminante, ma anche rivitalizzante,con le vitamine, le alghe, la polvere di stelle…
Insomma. Un’acqua di Lourdes da spalmarsi dappertutto con un risultato che sia il più vicino possibile all’istantaneo.

Mi farà effetto subito?
Ma se la metto più volte al giorno va bene?
Non le resta che mangiarla Signora.

La visualizzo subito in ufficio, rannicchiata sotto la scrivania che si increma e si increma e si increma.
Ovviamente torna la settimana dopo. Scocciata. La crema è durata pochissimo.

Le richieste sono le più disparate.
Nella mia memoria storica le migliori richieste le ha fatte la signora “Adele”.
Adele legge probabilmente giornali tipo “La salute in casa tua “ o “Trucchi e barbatrucchi per la donna in forma” . Il problema è che interpreta la notizia. Non ho mai capito esattamente a quale prodotto in particolare si riferisse, fatto sta che ogni volta che entra qui io deglutisco, respiro forte e mi preparo.
Lei è serissima dietro i suoi occhiali neri, a fatica le esce un buongiorno, va dritto al sodo.
“Vorrei una crema corpo: ingrassante
Silenzio
“Più che ingrassante, la vorrei al grasso
Oddio
“Vorrei una crema rassodante”
Facile!
“Ma non questa, perché questa è troppo rassodante
Vendita doppia: una cliente in ascolto fiuta il prodotto e lo compra lei. Dove altro puoi trovare una crema che rassodi troppo?
“Vorrei una crema viso alla vitamina aefhbendh”
Magari una polivitaminica andrebbe bene. No! Perché contiene anche la c. Lei la vitamina c non la vuole.
“Vorrei una crema alle alghe ma senza oligoelementi”
Davvero è impossibile. Tutti vogliono gli oligoelementi. Se c’è l’alga ci sono gli oligoelementi. Eh ma lei è allergica. Proprio agli oligoelementi.
“Vorrei una crema corpo infuocante
Adele, sarà riscaldante?
No no. La vuole così, infuocante, per prender fuoco in bagno. Dopo la doccia. Una pira umana che brucia come uno torcia estiva.
“Vorrei una crema per le mani. Molto idratante. Che non unga. Non me la dia che si assorbe subito. Che vada bene anche per le cuticole. Non profumata. Solo che sappia di pulito”
Ho già perso un chilo solo a pensare a che tubetto tirar fuori.

Io Adele la adoro.

È sempre un’incognita, una sorpresa. Non smette di stupirmi. Se fossi un’azienda cosmetica la userei come test. Se va bene ad Adele, se soddisfa tutte le sue esigenze, allora sarà un prodotto di successo.
E giuro che se qualcuno brevetta la crema infuocante io la compro. Giusto per vedere l’effetto che fa.

Nascita di un’estetista. Elogio al pelo.

Ricordo ancora il giorno della mia prima ceretta.

Beccata in bagno da mia madre che trafficavo con qualche intruglio sciogli peli sono stata trascinata all’istante dalla sua estetista.
Una giornata indimenticabile.
La sciura Maria del centro estetico mi infila in un gabbiotto minuscolo. Un odore di cera fusa a ottomila gradi. Lei che lavorava fumando. E poi eccolo, il cucchiaio di legno. Lo immergeva nel calderone rovente e spalmava. La cera era così calda che a contatto con la pelle diventava solida e veniva strappata a mano. Inutile dire che poi veniva ributtata nel pentolone e utilizzata di nuovo.
Un unico pensiero nella mia mente: MUOIO.
Fu così che presi la decisione di fare da sola a casa.
 Fu così che si sparse la voce e divenni la strappatrice ufficiale dei peli familiari nei fine settimana.
Usavamo quelle strisce pronte da scaldare con le mani. Dopo qualche livido procurato son diventata bravissima.
Forse già allora mi beavo nel procurare dolore. Un dolore piccolo, per carità, ma è una sensazione che solo un’estetista capisce.
Il commento più frequente delle mie clienti durante la ceretta è ” Ma un po’ sadiche lo siete!” .
Ebbene sì. Lo siamo.
Dirò di più. Più ci son peli più ci piace.
La miglior cliente è quella che ti dice Non tolgo i peli da due mesi, così li ho fatti uscire bene tutti!”
Ecco. Lì scatta l’applauso.
 Noi di quelle clienti ne abbiamo proprio bisogno. E quando abbiamo finito, quando abbiamo tolto fino all’ultimo pelo, quando abbiamo usato persino la pinzetta, quando abbiamo sfiorato il limite della chirurgia microscopica…. è lì che abbiamo il picco di adrenalina. Il nostro ego è soddisfatto!
Quindi, carissime clienti, sappiatelo: più siete pelose e più vi amiamo. Più arrivate in stati tremendi e più ci rendete felici. Abbandonate la vergogna di spogliarvi e donate i vostri peli all’estetista come se fosse il dono più prezioso.
Quando uscite dal centro estetico felici, lisce come bambine, pronte al più sgambato dei mini bikini, alle vostre spalle sorride l’estetista: gonfia d’orgoglio, appagata, soddisfatta.
Grazie !