FRANCESCA E CIUFFI. OVVERO, IL DELIRIO.

Francesca e la sua cagnolina sono clienti abituali.
Sì. Anche la cagnolina.
Ciuffi. Diminutivo di Ciuffina.
Precisiamo: la sottoscritta ha un cane, quindi capisce tante cose del rapporto umano/quadrupede, ma Francesca per me è un caso da studio.
Ciuffi non cammina. Sta benissimo, sia chiaro, ma Francesca sostiene che per convincerla a venire al centro estetico ci voglia la borsa trasportino.
Francesca entra al Ninfeo con Ciuffi in spalla, dodici chili di furbizia canina.
Arrivano spesso in ritardo, perché decidere il vestito da mettere è sempre una tragedia. Il vestito di Francesca? No, del cane.
Ho visto Ciuffi addobbata in qualunque modo. Tenute invernali, estive, sbarazzine, eleganti, colorate. Vestiti con gonna, tutù da ballo, felpe, piumini, smanicati. Il guardaroba di quel cane non lo possiedo nemmeno io. Ciuffi al mattino è sempre indecisa. Francesca impiega circa 40 minuti a capire cosa vuole indossare per uscire, dunque arrivano tendenzialmente 15 minuti dopo l’appuntamento fissato. È che sicuramente quella mattina era prevista la tenuta ginnica, ma poi la piccola fa le bizze perché vuole l’abito sportivo.
Francesca parla della cagnolina dicendo “mia figlia”. Ora, chiunque abbia un cane ha detto almeno una volta il mio bambino, la mia cucciola, e forse anche mia figlia. Ma per Francesca è la normalità. Dice “mia figlia” anche quando parla con le sconosciute in reception, che in un primo momento cercano in qualche dove una bambina, poi si rassegnano all’idea che si tratti effettivamente del cane.
Entrano e si siedono in poltrona.
“Ciuffi stai tranquilla che facciamo presto, tesoro, mamma fa veloce veloce veloce le unghiette e poi torniamo a casina”.
Ciuffi la guarda, secondo me con aria disperata. Francesca la interpreta come voglia di grissini.
“Ciuffi! Un altro grissinetto? Ma poi ti viene mal di pancia. Te ne do solo più uno, ma non dirlo a papà “.
Francesca mi ha spiegato che suo marito non è il vero padre di Ciuffina. Il vero padre è forse un bassotto.
Strano.
Lei invece è proprio la mamma.
Lo dimostra il fatto che l’ha allattata.
Voi penserete banalmente a un biberon. Una siringa. Macché.
Francesca l’ha allattata al seno. Ovviamente non aveva latte, ma Ciuffi succhiava che era una meraviglia.
Il giorno che me l’ha detto candidamente, ho saltato il pranzo. Giuro.
Ciuffina al Ninfeo si annoia a morte. La mia teoria è che si vergogni del pubblico delirio di sua madre. Ma Francesca la rassicura di continuo:
“Ciuffa, Ciuffi, Ciuffina, Ciuffolotta! Amore! Dai, che tra poco FACCIAMO GIOCO” .
Eh?
Nemmeno le madri più melense parlano così ai pargoli.
“Ciuffi? Chi c’è ? Chi c’è ? C’è PAPOI? ”
(PAPOI è il padre adottivo)
Ciuffina lo cerca. È la sua speranza di liberarsi della madre pazza.
“Nooo amore di mamma, non c’è PAPOI , non fare così, non piangere, no, scusa amore, era gioco, noooo”.
La poveretta si era illusa. Sperava in una fuga. Invece no, la seduta di manicure continua.
Comunque Francesca mi ha spiegato che loro si parlano. Non che si capiscono. SI PARLANO PROPRIO.
Ad esempio, quando Ciuffina sta male DICE a Francesca “portami dal veterinario”. Lo dice davvero. Io non l’ho mai sentita, ma forse quando è qui da me, così male non sta.
Oggi dovevano venire. Ma hanno disdetto. Ciuffi era troppo indecisa tra il vestito con la gonna di maglina e l’abito con la pelliccetta.
Succede. E la capisco pure la Ciuffi. Anche io non avrei messo nè uno nè l’altro.

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