FORTUNATA

Fortunato ci nasci, dicono.
Ha avuto fortuna, pensano.

Secondo me, bacia un pó chi vuole lei.

Ci ho parlato a lungo con la fortuna. Soprattutto in anni in cui ho faticato persino a respirare.
Ho pensato spesso che mi avesse abbandonata, come se potesse in qualche modo irritarsi e darmi una punizione. Secondo me non era il caso. E ho rimboccato le maniche. Testa bassa e concentrazione, perché volevo che la maledetta mi notasse.

Negli ultimi anni è stata in vacanza. Tempi difficili su ogni fronte. Quanta fatica, quante lacrime, quanta insonnia, quanti pensieri.
Per poi incontrarla una sera.

Beffarda la fortuna. Si traveste nei modi più strani. Può essere un animale che ti corre incontro. Una persona che ti saluta. Un incontro ad una cena. Può essere il lavoro che cercavi. La canzone che avevi in testa. Un vestito in fondo a un cassetto.

Nel mio caso è stata una risata inattesa. La mia fortuna è esplosa in una serata solitaria e mi ha dato un bacio così forte che ha cambiato tutto. L’umore, gli eventi, la strada.
Mi ha sussurrato all’orecchio parole sconosciute.

Ho riconosciuto il momento dal minuto di paura.
Se la fortuna ti bacia senti il brivido. I sensi si acuiscono. Tutto è nitido agli occhi.

Allora devi fare come quando sei piccolo: buttarti. Subito è apnea. Poi arriva l’ossigeno, potente, dritto ai polmoni. E respiri.

La fortuna bacia un po chi vuole lei.
Quando vuole. Come vuole.

Si fa aspettare. Ma come un mare e le sue onde, quando l’hai davanti ti travolge.

Mi ha baciata ridendo.

Anche stamattina.

Con occhi bellissimi e grandi.

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ELOGIO AL DISGUSTO

ELOGIO AL DISGUSTO
Stamattina è venuta Mina per il suo solito appuntamento. Mina è una delle donne più dolci e sorridenti che varcano la soglia del Ninfeo.

Come al solito chiacchieriamo e le chiedo come va il Ramadan. Mina è musulmana, porta il velo e pratica insieme a tutta la sua famiglia il digiuno diurno.
“MOLTO BENE” mi risponde, con quegli occhi profondi e ardenti che le donne di quel paese hanno. Mina ha occhi di brace, scaldano, e quando incrociano i miei non posso fare a meno di sorridere.

Parliamo, e le chiedo di spiegarmi i motivi del Ramadan.
“Ci sono molti motivi per farlo, primo fra tutti la purificazione, ma quello più importante per me è ritrovare la sensazione della fame, per condividere in questo modo la sofferenza dei popoli che ancora oggi la provano”.

Me lo spiega in un italiano un po’ stentato, accompagnando le parole ai gesti, e tocca prima la pancia e poi il cuore.
LA FAME.
Noi non ne abbiamo più. Né di cibo né di nulla.

Sono stata via qualche giorno. Abbastanza fuori dal mondo. Di striscio ho seguito la notizia principale, la strage di Orlando. Una notizia che ha fatto inorridire tutti ma… POCO… giusto dieci minuti. Pochi proclami o prese di posizione, nessun arcobaleno o fiocco nero, solo le solite cazzate della serie ” dopo Charlie, adesso scrivilo che sei gay”. Uh! Che ridere.
E poi come sempre giù insulti, cadendo nel razzismo più terribile perché probabilmente ce la si prenderebbe pure coi froci, ma a sto giro son morti.
Una grande e potenziale vetrina quella di ieri. Era di scena il DIO CALCIO. Ma nemmeno il minuto di silenzio. Lo faranno stasera se ho capito bene, raccontando pure che si sono riuniti e sembrava doveroso. In realtà si son fatti una gran figura di merda. Capoccia e tifosi. Perché il Dio Calcio offusca tutto.
Abbiamo vinto. Abbiamo fatto. Abbiamo giocato.

Quando la fame di vita dovrebbe farci dire abbiamo pensato, ma siamo in una centrifuga tale che non si sa manco più che idea si ha.
Sono sempre più su un altro pianeta. Ho parametri sicuramente impopolari.

Il tempo si spreca a dare etichette ( gay, neri, musulmani, bianchi, gialli… e le armi, e i terroristi, e l’Isis…) con la presunzione di capirne qualcosa, facendo intanto preparazioni semi agonistiche di zapping per esser pronti alla partita. Poteva essere un messaggio e invece è stata la solita esibizione noiosa.
Avanti così.

E forza Italia.

Anzi. Italia forza.

Che devo far anche attenzione a come esulto.
Buon Ramadan Mina. Ti voglio bene.
{Il cortocircuito è evidente nel tweet di Donald Trump che ringrazia i suoi sostenitori: “Apprezzo le congratulazioni per aver avuto ragione sul terrorismo islamico radicale”. Trump non menziona naturalmente la pericolosità delle armi – è un fanatico sostenitore della loro libera circolazione – né il movente omofobo: ha promesso che se sarà eletto farà fare marcia indietro ai matrimoni omosessuali.}cit.

Ecco.

L’ANALFABETISMO FUNZIONALE IN ESTETICA

ANALFABETISMO, ovvero l’incapacità completa di leggere e scrivere a causa della mancata istruzione. Senza α e β , ossia , le basi.

Il fenomeno sta lentamente scomparendo, fortunatamente, grazie all’obbligatorietà scolastica. Non mandare il proprio figlio a scuola -per quanto sia prevista anche l’istruzione parentale- comporta l’inosservanza di un dovere, da codice penale.

Il fenomeno preoccupante però oggi è un altro. Una volta, se pensavi ad un analfabeta, visualizzavi un tizio dimesso che in modo impacciato metteva una X al posto della firma. Adesso invece devi pensare ad un altro tipo di analfabeta: quello FUNZIONALE.

L’analfabetismo funzionale riguarda 3 italiani su 10, il dato PIÙ ALTO in Europa. Significa che se sei in sala d’attesa con altre nove persone, tre di loro ( spero non tu) sono facilmente in difficoltà. Sanno leggere e scrivere, ma non sanno comprendere un testo o un articolo, appassionarsi a uno scritto, interpretare un grafico… Non riescono dunque a decodificare in modo chiaro la complessa realtà sociale che li circonda, di cui ne hanno una visione a due poco basilare.

Perché ?

Secondo me perché non si legge più. Parlo di libri, eh, quelli di carta che stanno sugli scaffali. Ci sono persone, a mio avviso specie sotto i 30 anni, per cui anche solo tenerne uno in mano è uno sforzo.

Incredibile.

È per questo che nella mia attività faccio spesso comunicazioni SEMPLICI. Ci provo insomma. Ma in effetti alcune cose -ad esempio i nuovi trattamenti- hanno bisogno di una spiegazione che vada un pó al di là delle tre classiche righe.

Poi purtroppo ho questo difetto per cui mi piace rendere tutto poetico e non riesco a scrivere semplicemente MASSAGGIO. Mi trovo a sostituirlo con “LUNGHE E LENTE MANUALITÀ AVVOLGENTI”. Per non parlare della pulizia del viso che al Ninfeo è “IL RITUALE DERMOPURIFICANTE”.

Non ci posso far nulla. I miei trattamenti non riesco a lanciarli su carta stile elenco telefonico come fa la Bettina del negozio all’angolo…

Il problema è che poi , rientrando nella maledetta statistica delle tre clienti su dieci, i miei testi risultano ostrogoto antico.

“Ma per epilazione con cera a freddo, intendi la ceretta?”

Me la cerco. Potrei scrivere ceretta. Al posto di inguine mettere patata. O inserire a listino il massaggio frantumante per la cellulite. La seduta levacalli. L’ accorciamento degli artigli, o il trattamento spaccaciccia. Perché insistere con la depilazione del labbro superiore se poi loro mi chiedono di togliere i baffi. 

Con la pagina Facebook peggio che andar di notte. Il giorno dopo la pubblicazione so già quale sarà il tenore delle telefonate.

“Stefania scusi, ho letto su INTERNET -la pagina ndr- di quella COSA NUOVA SUI PIEDI. Quella con la foto della legge (???) ma non ho mica capito niente io, eh! Vorrei solo sapere Stefania, voi siete ancora CALLISTE o no?”

Ecco. Tanta fatica e tu sei la callista. 

Stefania, vorrei un appuntamento per far SALTARE lo smalto e poi magari provo quella cosa lì dei BARBARI”. Povera. Era difficile. Sta parlando di manicure, solvente per unghie e rituale berbero. 

Mi fanno tenerezza. Si fidano a tal punto che provano il trattamento anche se non hanno capito assolutamente nulla di quello che andranno a fare. Ne rimangono talmente affascinate che lo raccontano all’amica, ovviamente con parole loro, e l’amica come nelle migliori catene di Sant’Antonio rimane rapita da questo delirio. E ci chiama. E non vi dico in che modo prende appuntamento. Come minimo dai barbari siamo agli zingari. E si ricomincia da capo.

Ma io non mollo.

Adoro le mie clienti e uno dei miei scopi è anche istruirle. Prepararle al mondo. Così quando andranno alla SPA del villaggio turistico di Marratrash potranno dire ” anche la mia estetista le fa queste robe qui, ma lei ME LE SPIEGA”.

Le salverò tutte.

Un consiglio. Se volete darmi una mano, perché anche voi sicuramente un’amica con questi problemi l’avete, ditele di smettere di leggere Cosmopolitan o ViverSanieSnelli. Un romanzetto, anche leggero, fa meglio.

Per i consigli estetici ci pensiamo noi. Ok?

Oggi vi spiego lo SPORNOSEXUAL 

GLI SPORNOSEXUAL

Oggi piove.

Ma il maschio estetico ha iniziato la stagione.
Immagino siate ancora fermi ai METROSEXUAL, capitanati dal celebre Beckham, ma si sa , le abitudini cambiano. Dal 1994, anno in cui viene coniata la definizione da Mark Simpson, la generazione di questi salutisti dell’estetica si è oltremodo evoluta.
La banda dei METROSEXUAL, tendenzialmente benestanti, alla moda, attenti all’ultimo cosmetico di grido, frequentatori di solarium, è stata assolutamente sorpassata dall’ormai attualissimo SPORNOSEXUAL.
Discende dal precedente – non come noi banali esseri umani che arriviamo dal Sapiens- e ha una nuova missione nel mondo: essere desiderato.

Lo fa a qualunque costo e con grande sforzo, soprattutto fisico ( il cervello è a casa che riposa).

Lo SPORNOSEXUAL unisce lo sport al divo del porno – salvo poi testarne le effettive doti- e declina le velleità del suo predecessore preferendo la palestra e il sole naturale. La sua attenzione è totalmente rivolta all’eccellenza fisica, per poter camminare fieramente in pieno centro città con la canotta incollata ai pettorali scolpiti, l’unico accessorio davvero fondamentale.
Noi estetiste li conosciamo bene.
Entrano scavalcando chiunque sia seduto in reception – sì perché se sono rudi e un po’ sprezzanti si sentono meglio – fissando la segretaria dritta negli occhi e spargendo testosterone ( per fortuna nel 98% dei casi la segretaria è vaccinata ) , sistemando il bracciale di cuoio o l’orologio INPURAPLASTICANERA da otto chili , mugugnando ” un qualcosa”.
Le devi intuire, queste moderne protoscimmie. Non è che amino spiegarsi. Tentano il passaggio tra cervello e cervello, dimenticando, come detto sopra , che il loro è a casa.
Cosa chiedono di fare qui da noi? Ovviamente in primis la ceretta sul petto e le sopracciglia ( ditelo : piaceva più Beckham anche a voi) ma con richieste al di là del fattibile: CHE NON SI VEDA.

Ora.

Come glielo spiego a questo armadio a sei ante che tra l’entrare orso delle nevi e uscire liscio come il sedere di un bambino c’è differenza? Che per poco che intervenga sul suo sopracciglio monolitico qualcosa si noterà ?

Perché ovviamente questo simpaticone dall’estetista ci va, ma NESSUNOLODEVESAPERE.
Fa le sue richieste spargendo note di “AXE TITROMBOFINCHÈHAIFIATO” pensando di impressionarti, mentre tu immagini solo le fatiche di sua madre, che ha pure tentato di farlo studiare sto ragazzo, e invece le torna a casa la sera dopo la palestra unto come un branzino pronto per il forno e le sopracciglia DEPILATEMAPOCO.
In palestra si ammazza.

Fa pesi, salta, squotta e grugnisce di fatica. E se in palestra non ci può andare si allena in cantiere. Fa lavori di mostruosa forza, spacca muri, abbatte porte, trivella pavimenti. Rigorosamente in canotta. Tanto le ascelle sono depilate e le braccia pure.

Tatuaggi? No grazie. Rovinerebbero l’insieme. Sia mai che distolgano lo sguardo dalle vene rigonfie, dai super muscoli, dalla super barba.
E noi, poverette, che possiamo fare?

Una cosa sola: non avere posto.

Ma nemmeno per le sopracciglia? Eh…già …
Grazie. E arrivederci anche no.