.: MEMENTO :.

Ho ritrovato una vecchia storia scritta sul mio diario.

“Al suo Paese non poteva più stare. Le idee politiche, lo sguardo impertinente, l’incapacità a stare zitto e la parlantina pungente gli avevano già fatto sentire il profumo del carcere un paio di notti.

Non aveva nulla. A parte la moglie e le due bambine. Perché non provare?

Si imbarcó di notte su una nave lurida. In mano solo un canovaccio con dentro del pane.

Arrivare fu un’odissea. Ma il miraggio di un lavoro nel nord Italia rendeva forti i suoi sogni.

Libertà. Progresso. Come non sperare ?

Vide la neve per la prima volta nella sua vita. Faceva freddo, là in montagna. Conosceva solo il sole. Ma la fortuna gli fece incontrare un paio di persone gentili e qualche maglione.

Gli avevano detto che cercavano un calzolaio. Lui era bravo ad aggiustare le scarpe, ma come lo videro, sporco, scuro, conciato come un poveretto, quella porta si chiuse.

Che amarezza.

Andò al cantiere, con quel poco di italiano che sapeva parlare, e lo presero. Era forte, volenteroso, e si accontentava della paga.

Finché si fece male. Non c’era contratto. Dal nulla era venuto e nel nulla tornó.

Con qualche passaggio di fortuna raggiunse la città. In una busta i quattro soldi che aveva risparmiato da mandare a casa, negli occhi lo stupore per ciò che vedeva : le auto! Al suo paese solo gli asini e la terra.

Al mercato parlavano della fabbrica.

Trovó lavoro subito. Non sapeva che il posto c’era perché quel lavoro non voleva farlo nessuno. Faceva venire ” la malattia”, morivano come mosche. Non importava.

Trovó casa. Era senza il bagno. Ma c’era posto per tutti. Col primo stipendio organizzó la salita della famiglia.

Iscrisse le bambine a scuola. Rifecero entrambe la prima elementare perché non sapevano l’italiano.

Compró con tanta fatica una moto, per andare a lavorare, e sospirava ogni volta che trovava le gomme tagliate.

“Vengono qui a rubare il lavoro”

“Sembrano scimmie”

Lo sentiva dire nei corridoi, per strada, sui giornali.

Sapeva che non era vero. Era onesto e sudava la sua paga. Anche sua moglie aveva trovato lavoro. In nero. Nelle famiglie ricche, a pulire.

Reincontró presto la politica. Nel suo piccolo mondo fece piccole rivoluzioni. Si integró sempre di più e si fece amare, per la purezza d’animo e la passione sincera.

Ai suoi funerali andó molta gente. Lo piansero tanto ricordandolo.

“Chi è morto?” Chiedevano le anziane passando.

Un piccolo uomo. La pelle scura e fiera. Veniva da un posto con un nome impronunciabile. Stava qui da una vita ma capivi che arrivava da lontano.

Oggi si chiamerebbe Sayid.

Oppure Ammar.

Nella mia vita era Sebastiano.

Mio nonno.

Arrivava dalla Sardegna.

La mia radice. ”

E in questo giorno di commenti carichi di odio, oltretutto dopo un terremoto, la mia radice pulsa forte. Forte come la luce intensa dei suoi occhi.

[memento]

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4 thoughts on “.: MEMENTO :.

  1. Non potevi scrivere di meglio molti di noi del “nuovo Nord” sono razzisti ma i Milanesi doc non lo sono mai stati a Milano si soleva dire “Milan el ga el coeur in di man” ovvero Milano accetta tutti sono i nuovi Milanesi che hanno paura di essere derubati “a vegnen chi e ghe porten via el laura’ non ricordano gli anni 50 quando loro trasmigravano in cerca di fortuna oggi sono felici quando un barcone si capovolge e annegano qualche centinaio di migranti. Che devo pensare io che sono Milanese DOC. preferisco stendere un velo pietoso e tirare avanti aiutando quelli che mi vengono vicini o che il Buon Dio mi manda

  2. Peccato che queste memorie spesso si perdano, e così, negli anni, vediamo Sebastiano odiare Paskal, che a sua volta odia Mohamed che poi odierá Sahid, che un domani odierá il “prossimo arrivato”.
    Complimenti per il post e per il blog.

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