STORIE DI SUGGESTIONI E ALTRI MOSTRI MITOLOGICI.

Oggi guidavo tornando a casa.

Finché il clima non diventa polare, ho l’abitudine di stare a finestrini abbassati, da quando parto a quando arrivo.

Come sempre succede, ho appoggiato il gomito sulla portiera, allungato il braccio e aperto la mano. È una cosa che faccio sempre, soprattutto da passeggera. Sentire l’aria che mi spinge la mano all’indietro, chiuderla un po’ e …. sfidare mia madre. 

Già.

La mano fuori dal finestrino è la mia grande ribellione contro il dogma materno.

Lo facevo da piccola ( come tutti i piccoli), aumentando pian piano il rischio. Partivo mettendo fuori solo le dita, poi tutto il braccio, poi la testa. Il culmine dell’esaltazione arrivava nell’urlare a tutta forza con mezzo busto fuori dalla macchina.

Comprensibilmente, a quel punto, non solo mia madre si accorgeva delle acrobazie ma, anche calcolando che ai tempi la cintura la usavamo forse giusto in autostrada, iniziava a inveire.

“Se passava un camion ti tranciava in due! Ma cosa vuoi? Morire?“.

Con uno scatto felino tornavo al mio posto.

Fissavo il sedile davanti, immaginando mezza me appiccicata al muso di un tir.

Ci sono voluti anni per realizzare che un sorpasso a destra di un mezzo bambinotranciante era comunque altamente improbabile.

Ho sempre creduto a tutto.

Anche al chewing-gum che una volta ingoiato diventava una gigantesca bolla nello stomaco.

Guai se lo ingoi”.

Ancora oggi, le rare volte che mi succede di buttarne giù uno per sbaglio, ho quella lieve sensazione di malessere. Dura trenta secondi, ma comunque devo un po’ ripetermelo che non ho nessuna bolla in pancia.

La mia radice materna è sarda. E i miei nonni, con cui sono cresciuta, non andavano troppo per il sottile nello spiegare le cose a noi nipoti.

“Continua a bere tutta quell’acqua e ti riempirai di rane“.

Tra bolle e rane, il mio corpo era decisamente affollato da bambina, senza contare le volte in cui disgraziatamente avvicinavo le mani alla bocca senza averle lavate, ed erano in agguato i vermi.

Mia sorella invece fin da piccola mangiava le unghie. Il guaio li era che le avrebbero trafitto le budella con danni irreparabili.

“Nonna ho fame”

E giù a raccontarmi di quel bambino che a forza di mangiare era SCOPPIATO.

“Nonna sono stanca”

Sarei diventata un materasso.

Ricordo che la nonna ci portava al mare d’estate. Eravamo i primi ad arrivare al mattino e gli ultimi ad andare via. Ci stavamo tre mesi ( che inconsapevoli anni beati…) e quindi uno stabilimento era troppo oneroso. Nonna ci portava nella spiaggia libera, senza ombrellone e con il sole allo zenit.

Partivamo con alimenti per sfamare tutta la riviera. Il pranzo era decisamente consistente così iniziava il dannatissimo conto alla rovescia per fare il bagno : due ore e mezza.

Per la nonna erano tassative. Si guardava l’orologio appena ingoiato l’ultimo boccone e da lì sentenziava : farete il bagno alle quattro e mezza.

Quelle due ore e mezza erano l’inferno. Ottantasette gradi all’ombra ( e ombra non ne avevamo) e nulla da poter fare, tranne tentare di sopravvivere al caldo. Non venivano scontati nemmeno cinque minuti. E ovviamente c’era un motivo: morivi.

Nonna non parlava di congestioni, malori, dolori al ventre. Per il bagno pre tempore c’era solo la morte. E mentre lo rispiegava per l’ennesima volta, passava puntualmente un’ambulanza a sirene spiegate sul lungo mare. E stava proprio trasportando un bambino che non aveva aspettato di digerire, ed era morto in mare.

Coincidenze incredibili. Me lo vedevo il poveretto. Tre passi in acqua, e giù stecchito.

Nella casa del mare dovevamo muoverci come dei ninja. Silenzio! diceva, o arriva il Maresciallo. Il Maresciallo era per me un essere mitologico, forse con tre teste e sei occhi. Probabilmente non aveva gambe ma strisciava, perché nessuno lo aveva mai sentito. Dormiva sempre ( sicuramente era diventato anche lui un materasso a un certo punto) e aveva una moglie a cui non piaceva scherzare. Anche la storia del Maresciallo è andata avanti anni, fino a scoprire che sotto casa, in realtà c’era un garage.

Potenza della suggestione.

Antica però.

Infatti un giorno rimproveravo mio figlio per qualcosa, e per dare autorevolissimo tono al mio rimbrotto, ho replicato la frase che tanto mi pietrificava da piccola : mi toccherà metterti la testa in mezzo alle orecchie!

Lui mi ha guardata, perplesso.

“Mamma , è già li”.

Ecco.

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14 thoughts on “STORIE DI SUGGESTIONI E ALTRI MOSTRI MITOLOGICI.

  1. Mia nonna non ammetteva maschi in cucina e di conseguenza anche me.
    Qualche segreto glie lo rubato però. Essendo lei ligure raggiungeva il culmine nella preparazione della “Cima Genovese”. Un giorno di lavorazione per mangiarla il giorno successivo. Le consegne erano: “La Cima è PERMALOSA, FUORI TUTTI SE NO SCOPPIA”.

  2. eeeee…l’ uomo nero, qualcuno lo ricorda? Arriva l’ uomo Nero e ti porta via….io aspetto ancora di vederlo adesso!! 🙂 : )

  3. Grande Stefania, è un piacere leggere i tuoi articoli!
    Vogliamo parlare del sorso d’acqua bevuto dopo il gelato o la banana: congestione (parola che peraltro non esiste nell’universo medico) con conseguente morte certa. Meno grave ma comunque debilitante era far scorrere le dita, mentre camminavi lungo le recinzioni, sulle ringhiere fatte a listarelle: artrosi assicurata con conseguente caduta della falange!

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