TI RICORDI LE COCORITE?

Per i miei nonni sardi D.O.C., negli anni in cui era concesso ( ora per fortuna non più ), l’uccisione del maialetto era NORMALE. Ed era pure normale macellarlo in casa. Scene che nemmeno Dario Argento immagina.

Un lavorìo infinito, perché si sa, del maiale non si butta niente.

Per mia nonna gli animali sono da sempre cibo e basta. Ai suoi occhi, una persona che ha animali in casa, me compresa, non è del tutto sana di mente.

Mia mamma, già trapiantata in Piemonte, ha assunto una linea un po’ più morbida, diciamo. Non li vuole tutti morti, ma insomma li tiene a debita distanza.

Siamo riuscite negli anni a farle accettare qualche gatto, giusto perché ritrovato a bordo strada in condizioni pietose, con scene da commozione forzata. Diversamente erano tutti banditi.

Ricordo la volta in cui sono andata con papà al mercato dei piccoli animali. Una sorta di gita proibita. Mi sono incantata di fronte a una gabbia piena di cocorite. Erano bellissime.

Credo di aver guardato papà con quegli occhi che solo i bambini sanno fare. Ciglia che sbattono e un muto ti prego.

Pensandoci oggi in veste di genitore, intuisco che lui abbia pensato che in qualche modo avrebbe dovuto giustificare l’acquisto. Qualcosa tipo un ” Ce la siamo trovata in macchina“, oppure “Le regalavano“. Una scusa qualunque.

Insomma, ha ceduto.

Scelgo la mia adorabile creatura. Cinquantasfumaturedigiallo. Meravigliosa.

Prima di metterla nella scatola, l’allevacocorite rigira il fagottino e con aria maliziosa ci dice: “È maschio… Vi do anche la femmina?”.

SATANA!

Altri occhi. Altre ciglia che sbattono. Altro ti prego.

Deglutendo vistosamente, papà ha detto sì.

Felicità!

Nella mia testa già mi immaginavo di invadere il mondo con migliaia di esemplari nati dalla mia splendida coppia di cocorite. La femmina poi, incredibile. Un azzurro indaco che ipnotizzava.

Io, papà, gabbia, cocorite e tutto il mega kit da allevatori che Satana potesse appiopparci torniamo a casa.

Su cosa sia successo quella sera tra i miei genitori ho fortunatamente un buco di memoria. O forse mio padre è riuscito a convincere mamma delle coincidenze relative all’acquisto.

Chissà.

Nell’arco di una settimana accade il miracolo.

Gravidanza!

La mia meravigliosa femmina gonfiava a vista d’occhio, al punto da non muoversi quasi più. Ci siamo! ho pensato. Preparo anche il nido e diamo il via alla moltiplicazione.

Quando alla domenica mia nonna viene a pranzo da noi, è la prima notizia che le do.

A parte la smorfia di disgusto di fronte alla gabbia, inizia a osservare la futura mamma con aria sospettosa, scuotendo un po’ la testa.

Non sta bene” sentenzia.

Ma come? Beh, magari essendo in uno stadio avanzato di gravidanza poteva anche starci. Ma che stesse male…

Ho pranzato fissando la nonna. La nonna pranzava fissando la cocorita.

Un thriller in cui mancava solo la musica.

Non immaginavo che di lì a poco sarebbe successo l’irreparabile.

Ricordo che nonna stava finendo di lavare i piatti, grembiule in vita e sguardo concentrato. Mette a scolare l’ultimo bicchiere, asciuga le mani, si avvicina alla gabbia e la apre.

Senza indugio acchiappa la povera Indaco e in un gesto solo, la affoga nel lavandino.

“Non stava bene” ripete.

Mioddio! La mia cocorita!

Pietrificazione istantanea e generale.

Papà mi fa uscire dalla cucina e mi consola con tutti i vocaboli a lui conosciuti. Mi spiega che in effetti la poveretta non si muoveva più. Che non bisognava farla soffrire. Che sicuramente era già mezza morta e non aveva sentito nulla.

Io in una valle di lacrime.

Mi calma un po’ , tanto che decidiamo di tornare in cucina.

Per l’ultimo saluto.

Apriamo la porta e troviamo mia nonna impalmata con i guanti da cucina. In una mano le forbici, nell’altra la cocorita aperta in due.

“Era un tumore”.

Nonna killer e autopsia in corso.

Inutile dire che la porta della cucina sia stata rapidamente richiusa.

Inutile dire che da quel momento nulla mi ha più spaventata.

Inutile dire che il primo elettrodomestico che ho comprato è stato una lavastoviglie.

Cocorite?

MAI

PIÙ

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