A SCUOLA DI RAZZISMO

Oggi pomeriggio la mia città ha celebrato il primo matrimonio omosessuale. Gioisco.

A Cuneo sembra che il tempo per tante cose sia un po’ ingessato, ma alla fine, qualcosa muove.

Orgogliosa di questo importante traguardo cittadino appreso dal web, mi accingo a sfogliare il giornale.

Dalla prima pagina de La Stampa, balzo in nona. E dal progresso finisco in epoca preistorica.

“Bagni separati per bambini migranti”.

Leggo l’articolo con nausea in crescita.

La notizia arriva dalla Sardegna che tanto amo, terra generosa e ospitale, con un popolo di grande cuore. Che succede?

Nulla di nuovo.

Razzismo.

Fatico a credere che si possa arrivare a certi livelli, colpendo addirittura i bambini. Qual è stato il problema ? Due bimbi, uno egiziano e uno etiope, di nove e undici anni, arrivano in Italia salvati da una nave militare.

Soli.

Presi sotto l’ala degli assistenti sociali che gli trovano casa in una comunità, a settembre vengono inseriti a scuola. Quinta elementare.

Sembra quasi commovente. Invece no. Scatta la rabbia.

Assemblee infuocatissime da parte dei genitori cagliaritani, richiesta di certificati medici che indichino la buona salute dei nuovi arrivati, dubbi sull’età effettiva dei due bimbi, tanto da far richiedere che vengano mandati in bagni separati. Pare che due famiglie, in un gesto di estrema ribellione, abbiano addirittura deciso di cambiare scuola ai propri figli.

Al di là della risposta imbarazzata di Suor Redenta, maestra nella scuola in questione, che borbotta un ” i bambini forse [nei bagni] si sono separati volontariamente”, è evidente che il problema sia mio.

Ho sempre pensato infatti che i bambini siano tutti uguali.

Invece no.

A Cagliari, in questo quartierino bene, i bambini sono diversi.

Hanno innanzitutto il pedigree e vantano sicuramente origini tanto nordiche da sentirsi autorizzati dalla propria genealogia a essere diffidenti verso il diversamente bambino.

Godono di ottima salute e non si ammalano mai. Grazie alle influenze marine con correnti ammazza microbi che entrano direttamente nelle loro camerette, hanno sviluppato un sistema immunitario pari a una corazza. L’unico tallone d’Achille è rappresentato dalle malattie extra- quartiere, che effettivamente li mettono a grave rischio.

Sono bambini serissimi, che mai e poi mai incrocerebbero le pipì nel wc e non farebbero nemmeno gare di misure sghignazzando nei bagni. Vanno ad espletare i propri bisogni per fasce di età, sesso e reddito.

I bambini del quartierino cagliaritano sono così speciali da avere anche genitori speciali, che li inseriscono in scuole ( speciali ) gestite da religiose, con la precisa raccomandazione di imparare bene tutto a memoria, la fratellanza in primis, ma di resettare ogni nozione alla prima avvisaglia di pericolo.

Sono super genitori, perché riescono a farli crescere con un’elasticità mentale incredibile. Per esempio : i nuovi compagni con la pelle scura sono da ostracizzare, ma se mai si iscrivesse lì la figlia di Obama, il suo colorito sarebbe bellissimo. È così che questi bimbi diventano poi adulti che indossano la maglia D&G, disegnata da due stilisti molto bravi e creativi, ben diversi dai vicini di casa maschi della porta a fianco che invece sono due sporcaccioni.

Ecco tutto spiegato.

Ora capisco la mamma intervistata che dice ” non ci sentiamo sicuri”.

Il pericolo è grosso, e potrebbe sfociare in una contaminazione culturale. Perché si sa, gli stranieri imparano in fretta. I due bimbi ora non parlano italiano, ma appena succederà , chissà cosa potrebbero raccontare.

Sia mai che parlino della loro storia e della loro terra, e che insinuino nella testolina dei piccoli sardi la voglia di sapere, di scoprire, di conoscere, di domandare, o addirittura di viaggiare.

Il problema è davvero mio, che non mi metto in testa che i bambini non sono tutti uguali. Ci sono quelli fortunati, con genitori che gli insegnano cosa sia la condivisione, l’amore per la vita e la scoperta, la sete di conoscenza, lo stupore e la meraviglia per il nuovo. E poi ci sono quelli sfigati, con genitori che gli infilano il razzismo già nel biberon, e avranno una vita difficile e tortuosa. Perché il mondo fortunatamente è sempre più fuori dal quartierino e va a una velocità tripla rispetto ai microbi. Avranno forse salvezza studiando, leggendo e facendo magari anche la valigia.

Gli auguro, nella terra della loro rinascita, di non incontrare genitori simili ai propri. Se no, sarà davvero durissima.

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4 thoughts on “A SCUOLA DI RAZZISMO

  1. Come sempre colpisci al centro del problema : il vero problema per una sana crescita mentale ed affettiva sono i genitori e quegli educatori che si credono tali solo perché qualcuno ha dato loro un diploma. L’uguaglianza e l’integrazione hanno inizio in famiglia e nella scuola , ma se queste agenzie educative sono come quelle che ci racconti in questo articolo … Ahimè la vedo dura ! Brava Stefania!!!!!!

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