IO. LA PATENTE. L’ALTRO GIORNO. 

La scuola guida mi ha scritto per ricordarmi della mia patente in scadenza.Non avrei mai detto che fossero passati dieci anni dallo scorso rinnovo. Ma nemmeno che ne fossero trascorsi venti dall’esame di guida. 

Ho un po’ questo vizio di dire sempre ” l’altro giorno”. L’altro giorno sono andata lì. L’altro giorno ho incontrato tizia. L’altro giorno ho fatto quello. È sempre e solo qualche giorno prima, mentre in realtà è già magari un mese, e così a forza di fare passano gli anni e non me ne accorgo. 

Ho chiamato la segretaria dell’autoscuola e le ho detto : ” Devo rinnovare la patente, anche se l’ho appena presa l’altro giorno. Ha riso. 

Ho avuto la dimensione del tempo trascorso quando mi ha chiesto se avevo ancora la patente vecchia. Ho la mia! le ho detto, la solita! Quel lenzuolo molle con mille bollini, da cui, sia chiaro, non intendo separarmi. E su questo mi ha tranquillizzata subito dicendo che mi darà la ” patente nuova”, il tesserino moderno, lasciandomi il nostalgico ricordo del cimelio che oramai possediamo solo più io e i dinosauri. 

Nello studio del fotografo, per fare due dannate foto tessere, è stato un delirio. Le foto tessere sono sono le immagini più inclementi che esistano. E farle, oggi, è stata un’impresa. 

“Pensi a qualcosa di bello e sorrida, ma solo con gli occhi . Eh? 

“Di più…di più …”. Click.

Scusi, signor fotografo, posso vederle? Perché ora le tue foto segnaletiche le puoi visionare subito. Orrenda. Lo sfondo bianco, la smorfia da scomodità per lo sgabello per pigmei e due fari puntati che sembrava uno stadio. Al terzo tentativo ho desistito. 

Vent’anni fa ho fatto la stessa identica scena. 

La differenza è che guardando oggi quella foto mi rendo conto di averla disprezzata troppo. Gli occhi sorridevano senza comando e il viso era bello senza raggi fotonici puntati addosso. Mi vedevo la faccia a luna ( ma sì, in effetti l’avevo) e un’espressione un po’ idiota … tipo quella di stamattina. Nell’insieme non ero male. Insomma… Ero andata persino a farmi la piega ai capelli, lo dimostra il fatto che fossero dritti a piombo. Lunghi, corvini e lucidi. Li avevo poi tagliati cortissimi poco tempo dopo, per partire sola per la prima volta, direzione Marocco. 

Che anni che sono stati quelli! 

Studiavo, lavoravo la sera nei locali, dormivo pochissimo. Anche adesso dormo poco, ma perché il tempo del giorno non mi basta e mi metto a fare mille cose tardi. Solo che ora si vede che non dormo, mentre vent’anni fa nemmeno serviva il trucco. 

Sul mio papiro storico ci sono quattro bollini che testimoniano la transumanza di questi anni. Era un traslocare senza problemi, con entusiasmo, perché andavo in una casa nuova che mi piaceva più della vecchia. Dovessi farlo oggi avrei bisogno dello psicologo, anche solo per affrontare la mole di cose accumulate, mie e dei bambini. 

Nella vecchia foto sorridevo. Mi si vedono i denti ancora storti, pre apparecchio. In quelle di oggi non si può più sorridere ( mannaggia!) e come dice il fotografo, possono farlo solo gli occhi. 

Ecco. Quelli sono rimasti immutati nel tempo. E guardano il mondo sempre allo stesso modo, un po’ da lontano. Per gli occhi non sono passati vent’anni. 

Anche perché in effetti, era l’altro giorno

Tra parentesi. 

Ho fatto l’esame della vista : DODICIDECIMI !!! Vedi che non è passato tutto questo tempo? 

” Per l’età che ha è un gran risultato!”. … mmm… grazie dottoressa… 

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4 thoughts on “IO. LA PATENTE. L’ALTRO GIORNO. 

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