SELFICIDI, FILTRI E BASTONI

All’ospedale Aiims una diciottenne arriva per una presunta malformazione al naso. Ma la spediscono in psichiatria, in compagnia di altri sei pazienti, ricoverati per lo stesso problema : la DIPENDENZA DA SELFIE.

Sì, ho riso anche io. 

Eppure nel nuovo elenco dei disturbi psichiatrici arriva anche questo. E parte tutto dal cosiddetto ” disordine dismorfico del corpo” ossia, in parole povere, l’ossessione per un difetto fisico ( spesso immaginario) del proprio corpo. 

Curiosamente il disturbo vede uomini e donne a quasi parità di disagio. Noi donne un po’ di più, ma comunque di poco.

Neanche a dirlo, il fenomeno è in aumento.

Siamo sinceri. Questi SELFIE ci piacciono. 

Sono il riscatto per una serie di incazzature passate. 

Da ragazzini noi avevamo solo le macchinette fotografiche. Quelle a cui dovevi azionare il flash che si caricava come una turbina a motore per poi abbagliarti fino alla cecità temporanea. Risultato : sviluppavi dal fotografo e uscivi con un pacco di immagini in cui otto volte su dieci avevi gli occhi chiusi. 

Per non parlare di quando si andava in vacanza e chiedevi al giapponese di turno di farti una foto esprimendoti a gesti, o si tentava la fortuna con qualche ragazzino che in realtà ti immortalava i piedi ( lo ammetto, l’ho fatto anche io).

Avere in mano uno smartphone non ci è parso vero. 

Autoscatto. Orrendo. Scarta. Riprova.

Mediocre. Scarta. Riscatta.

Ok. Filtro. Altro FILTRO. SUPER FILTRO. 

Diavolo! Il selfie ci rende tutti obiettivamente fantastici. Anche perché con un po’ di pazienza il risultato è a dir poco stupefacente. Lo dimostra il fatto che le app sono in continua evoluzione, e ti regalano persino il trucco. 

Allora, avanti autostima! Ogni momento è buono. 

Tu con la torre di Pisa dietro.

Tu sfondo mare.

Tu nel bagno in autogrill.

Tu che mangi.

Tu che ridi.

Tu che spingi il carrello al reparto ortofrutta.

Tu col cane. 

Tu col gatto.

Tu che provi un cappello. 

Per le donne il selfie è la manna dal cielo : non devi nemmeno trattenere la pancia. Puoi essere in pigiama, in ciabatte, coi calzini bucati. Anche nel peggior stato possibile, dal collo in su si è meravigliose!

Questo scatto magico, è oltretutto diventato suggello di storiche amicizie femminili. Vai in un locale, vedi il tizio di cui si è innamorata la tua amica e zac! selfie tattico con cui immortali fintamente te, ma soprattutto, alle tue spalle, lui con un’altra. Messaggio allegato : guarda chi c’è ? E zero filtri. Che si veda bene quanto è brutta l’altra.

Tanto nel selfie devi venir bene tu. E se il telefono è tuo la legge non è discutibile : foto di gruppo? se mi soddisfa si tiene, se no si rifà. Gli altri partecipanti sono perfetti anche con espressioni tipo paresi.

La chiave di volta che ha dato davvero la spinta al delirio è stato il bastone. Quel prolungamento di braccio con cui oltre a te immortali un’intera tavolata. Ma soprattutto, la bacchetta magica con cui le donne riescono finalmente a fotografarsi a distanza, senza dover trovare il filtro anti baffi, o meglio ancora dall’alto, per sembrare ultra magrissime. 

Un milione di selfie al giorno in Italia. Dati del 2014. Chissà oggi… 

Sono due selfie al mese a testa.

Riusciamo a contenerci? Se no, ve lo dico chiaro, è selficidio

Non so voi. Ma è il 10 gennaio e ne ho già fatti tre. 

Se non scrivo più, è perché mi hanno rinchiusa. 

È stato bello. Ciao. 

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