STUPRO VIRTUALE

Se ne parla da qualche giorno.

Complice l’interesse di Enrico Mentana in primis e qualche blogger che ha voluto approfondire.

La notizia la leggo solo oggi. E sgrano gli occhi.

STUPRO VIRTUALE.

Ci si adopera sempre più per mantenere la dovuta privacy sui Social. Per proteggere le foto dei bambini. Ma anche la propria stessa immagine. 

Io per prima ho approcciato anni fa a Facebook in modo a dir poco leggero, condividendo spesso momenti di vita vera. Per poi cambiare rotta, per molti motivi, e passare notti a cancellare fotografie ma anche post. 

Mi sono sentita parecchio stupida. Stupida perché avevo condiviso tutte queste cose, stupida perché ho perso ore di sonno a eliminarle. Stupida perché avevo blindato l’impostazione della privacy ma poi cancellavo ugualmente. Insomma. Mi sono data da sola della superficiale, ma ho anche deciso che indietro non si torna.

Forse ho fatto bene.

Perché l’orco non è più lo sconosciuto. È nella lista degli amici. Quella a cui ognuno di noi dà l’accesso alla propria vita on line.

Le foto a cui tentiamo di limitare la diffusione possono essere salvate in un clic. Ma qui non c’è più solo lo spauracchio della pedofilia. Sotto i riflettori ci finiscono le donne

Succede che pubblichi una tua foto qualunque, spesso nemmeno ammiccante ( anzi) e un tuo amico la salvi.

Poi la pubblica.

In un posto che tu non conosci.

Sono i gruppi cosiddetti chiusi o segreti, accedi solo su invito, o se sai che esistono. 

Facciamo che l’amico sia il tuo vicino di casa. Lo conosci davvero. Non gli neghi certo un’interazione su Facebook no? Lo saluti ogni mattina, è gentile. Ma lui le tue foto le guarda con altri occhi. Con il suo telefono o sul pc le salva, e poi le condivide in uno di questi gruppi scrivendo di tutto. 

Scatta la foga maschile.

Con commenti che nemmeno si possono definire volgari.

E tu?

Tu non puoi far nulla. Anche perché, ufficialmente non sai nemmeno che stia succedendo.

E Facebook? 

Facebook non fa nulla. O quasi nulla. 

In questi giorni si leggono numerosi casi di cronaca che ci parlano ancora e ancora di violenza sulle donne. Mariti che impazziscono e massacrano, fidanzati che accoltellano, ex che inseguono e picchiano. Donne che muoiono.

Mi chiedo, onestamente, dove siamo ancora al sicuro?

Perché credo che per molte menti malate il passare dalla violenza virtuale a quella reale possa essere veloce. O quanto meno fattibile. Inveiscono sotto quelle fotografie con una tale ferocia che pare di toccarla. E ciò che più mi sconvolge è che stiamo parlando di amici, parenti, colleghi. 

Sicuramente la metà almeno di questi coraggiosi scrittori, nella vita reale, non riuscirebbe nemmeno a balbettarle quelle parole.

Ma sta di fatto che le scrivono.

Le interazioni Social sono sicuramente un fenomeno interessante. Molto spesso uomini maturi si circondano virtualmente di amicizie femminili molto più giovani. Le ragazze oggi sanno bene che proporre una bella immagine scatena immediatamente consensi maschili ad ampio raggio. Magari un commento. E per quanto mi faccia sorridere che un 40/50enne ammicchi a una di 20, posso capirne la dinamica. Ma da questo a sfruttare l’immagine di una giovane donna per sfogare le proprie fantasie sessuali ne passa ancora molto.

Tutti si spinge un po’, è facile, ma per qualcuno diventa un gioco malato. 

Come ci si difende allora da uno stupro virtuale?

Non si può.

Perché il meccanismo è infernale e non potremo mai averne pieno controllo, oltre al fatto che chiunque, nota bene:chiunque, può appropriarsi di ciò che di tuo viaggia nella rete. 

Dunque rimane solo la consapevolezza che tutto questo può accadere. E va oramai forzatamente accompagnata dalla comprensione del mezzo : se non è vita vera, non far sì che lo diventi. 

Le parole : viaggiano.

Le immagini : viaggiano.

Un’unica soluzione : pensare. 

Prima di qualunque clic.

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