ANTONIETTA, CAFFÈ , E SORRISI BELLISSIMI. 

Oggi sono stata con i bambini alla lavanderia a gettoni.
Un posto strano, dove qualcuno rimane ad aspettare, altri lasciano i panni e poi tornano, e poi chi, come noi, decide che mentre la lavatrice gira si può andare ai giardinetti di fronte.

Oggi c’è  un bel sole caldo.

Irrompiamo nel locale. Cerchiamo istruzioni e gettoni e ceste.

In questo sfarfallio condito dallo stentato tentativo di una giovane cinese di darci aiuto, entrano due donne. Una spinge l’altra.

La carrozzina della più anziana viene velocemente posizionata contro il tavolino in centro alla lavanderia e la bionda badante si dilegua.

Strana cosa. 

Carico i miei panni e sbircio alle mie spalle la signora lasciata sola a fissare il muro di fronte a lei. 

Strana cosa. 

Avvio il mio programma, ripongo la cesta, controllo il timer e in effetti potrei andare ai giardinetti. Ma l’anziana trattiene troppo la mia attenzione. 

– Tutto bene Signora? 

– Sì sì. 

La voce è stanca. Riguardo il timer. Potrei andare… ma come faccio a lasciarla lì? 

– La signora che era con lei, dove è andata? 

– Non so, ha detto che doveva fare una commissione…

Diamine. Ho già mille retro pensieri. Si lascia una donna anziana da sola così ? Ma poi, in una lavanderia a gettoni. Davvero non capisco. Il mio frullare viene interrotto dalle sue parole.

– Vorrei tanto un buon caffè



Insomma. Poso la borsa sul tavolo, prendo in mano le maniglie e roteo la carrozzina. Siamo di fronte a un super tecnologico distributore di bevande calde. La Signora in un istante lo indica. Che faccio? 

– Senta però, lo può prendere il caffè? Non é che poi qualcuno torna e mi sgrida? 

– Lo vorrei lungo. Macchiato. 



Non molla. 
Le uccido un desiderio ? 

– Come si chiama Signora? 

– Mi chiamo Antonietta, ho novant’anni. E vorrei un caffè. Lungo. Macchiato. 

Ecco. Questa sono io da vecchia, penso. 

– Antonietta, facciamo così. Il caffè lo offro io, ma magari d’orzo, che ne pensa? 



Per la prima volta alza lo sguardo. Mi fissa in maniera così insistente che mi rannicchio subito ai suoi piedi. 

– Ho fatto la guerra sa? E in tempo di guerra ho bevuto litri di caffè d’orzo. Non ne bevo più. Nemmeno gratis. Quindi, per favore, mi dia un caffè, lungo, macchiato.



Inizia un monologo un po’ sgangherato in cui mischia di tutto. I suoi tre figli, i nipoti. Forse dei pronipoti ma non si ricorda. E il suo vicino di casa, che passa per strada ma non la saluta perché pensa che lei non capisca. Ma lei capisce tutto mi dice. Mica è stupida. Poi mi chiede come mi chiamo io. Risponde mio figlio, che si è accucciato pure lui, ad ascoltare il fiume di parole. 

– Stefania, senta la mia mano

e allunga questa manina bianca e macchiata, la pelle che è carta velina, fresca e morbida. La tengo tra le mie, ancor più calde del solito a quel contatto.
– Stefania sente che mano fredda? Ci va un caffè

Va bene. 
La interrompo mentre cerca i soldi nella tasca del cappotto. Frugo nel portamonete. Digito caffè, lungo, macchiato. Antonietta alle mie spalle stira un sorriso.

Quando prende il bicchiere tra le mani compie un gesto che riconosco subito : annusa. Annusa il caffè con gli occhi chiusi, una volta, due volte, poi beve. Lo faccio anche io. Riempio il naso di aroma e bevo nel momento in cui i sensi sono tutti accesi.

Adoro il caffè. 

Quando finisce mi porge il bicchiere vuoto, il viso soddisfatto e un grazie che vibra.

Mentre chiede qualcosa ai bambini entra la signora bionda. Comunico immediatamente di aver spacciato un caffè ad Antonietta, e Irina – si chiama così – fa la faccia della mamma che scopre la marachella del figlio. 

Irina ha tra le mani un bicchiere di caffelatte e un pacchettino di biscotti. Li ha presi al bar lì vicino, ma con la carrozzina, mi spiega, non riesce a entrarci. È l’unico caffè concesso a Antonietta, che però ha scoperto che se si fa “parcheggiare” alla lavanderia a gettoni magari un secondo caffè lo rimedia. 

Mio figlio mi sussurra ” furba!”. Ride.

– Mi hai fregata Antonietta ! 



Ridiamo tutti. Antonietta sorride con i suoi occhi stanchi. 

– Irina per me è tutto. È la mia famiglia. Mi vuole bene e si prende cura di me. Però Stefania, quel caffè del bar … fa schifo. …grazie! 



Il timer del mio programma asciugatura sta suonando. 

Non siamo andati ai giardinetti ma poco importa. 

Abbiamo conosciuto Antonietta e il suo caffè, che un po’ di amaro me lo lascia. 

Usciamo con i nostri panni lasciandole a bere il loro rito quotidiano. 
Vorrei tornare domani. Sicuramente le troverei lì, alla stessa ora. 
Invece ci incamminiamo verso la macchina. 

Fuori c’è il sole. 

E infatti deviamo e ci fermiamo a bere un caffè. Per Antonietta. 

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LOTTO a MARZO come SEMPRE

Forza spingi!
Un ultimo sforzo!

È FEMMINA! AUGURI!



0-3 anni LA LOTTA CROMATICA

Fiocco rosa. Cicogna rosa sul balcone. Tutine rosa, fascia per capelli con fiocchetto, trapuntina, sacco nanna e sonaglietto, tutto rosa. Anche un daltonico non ha dubbi: è femmina.

3-10 anni LA LOTTA DELLA CRESCITA

Asilo. Settembre porta un bel grembiulino ( rosa) e la scoperta dei Lego dei maschi. Nessuna paura! Babbo Natale arriva poco dopo e nel pacco ecco “La mia prima cucina”

A brevissimo riceviamo il ferro da stiro, la mini aspirapolvere, il set di pentolini, l’asse da stiro ( se no non si può usare il ferro), il mini market con frutta e verdura finta, e se sei fortunata, anche la cassa per fare la cassiera con tanto di soldi finti, e un set completo per il trucco.

Tutto liscio fino alle medie tra codini, ciuffetti, scarpe verniciose, magliette e brillantini.

Fai tutti gli sport adatti : danza classica, ritmica, capriole, tessuti e pallavolo. Con genitori molto alternativi, pur femmina, è talvolta concesso il nuoto. 

11-14 anni LA LOTTA ORMONALE

Insieme agli undici anni scopri di esser femmina davvero. La leggenda mitologica del ciclo mestruale si realizza pesantemente con dolori degni del parto e un ingombro impossibile tra le mutande. 

I tre anni delle medie hanno un unico sottotitolo : TRANSFORMER.

Capelli unti e crespi impossibili da pettinare, pustole che manco il vaiolo ti devasta tanto, peli ovunque, ascelle che lasciano le scie chimiche, tette che prendono vita. 

Una tragedia.

E nel frattempo, altra consapevolezza. Al mondo esiste un’altra donna : LA MAMMA.

E la si odia.

Non so perché ma la natura dice che la devi odiare, e ti riesce benissimo. 

15-20 anni LA LOTTA AMOROSA

Finalmente alle superiori questa corsa ormonale delirante si placa un pochino.

Le ovaie dicono che ok! sei femmina, ma puoi prendere una pausa. Quel paio d’anni in cui rubi le camicie a tuo padre, giri con gli anfibi militari, ti trucchi come i morti, e puzzi un po’ meno

Poi, il miracolo.

Oltre alla finta tregua con la madre, la scoperta dei maschi.

L’inizio della fatica vera.

La femmina si innamora sempre dell’unico maschio che non la guarda. Oppure la guarda ma non fa nulla. Oppure fa qualcosa ma è rivolto all’amica. Oppure diventa un amico. Insomma. Una soap opera continua, condita da lacrime e disperazione e odio cosmico. 

La magia pura avviene intorno ai vent’anni, un po’ più, un po’ meno. 

L’anfibio torna scarpa. I sacchi di juta che facevano da abiti rimangono nei cassetti. Il colorito da vampiro torna rosa. Nasce il piacere per la cura di sé. 

La femmina è in fiore. 

Ed è in aperta caccia. Missione : marito.



20-30 anni LA LOTTA PER LA COPPIA

Dico marito, ma intendo qualunque tipologia di essere umano che vaghi in quel momento sul pianeta completamente ignaro delle torture psicologiche che dovrà subire.

La femmina tra i venti e i trent’anni cerca una cosa sola: la sua metà. Determinata. 

Giusto il tempo di arrivare tra i trenta e i quaranta, momento in cui invece tenta di liberarsene.

30-40 anni LA LOTTA PER SCOPPIARLA

Eh lo so, è strano.

Ma chi è votata a far la moglie, va avanti tra alti e bassi fino alla vecchiaia.

Le inquiete invece cavalcano l’onda ancora un po’ e se non fanno casini continui non sono contente.

In questi anni la femmina ricopre i ruoli più disparati. Figlia e madre. Moglie e amante. Lavoratrice e casalinga. Cuoca e organizzatrice di eventi. Ma non a fasi : tutto insieme. Forse ci si riempie di senso di onnipotenza. Non so. Facciamo tutto noi… Nel delirio dei deliri pensiamo addirittura che i maschi non servano ( tutti eccetto i nostri figli ovviamente). 

40-50 anni LA LOTTA PER RIFIORIRE

I giochi son fatti. Se siamo adatte per il matrimonio si è ormai visto.

Se abbiamo preso un abbaglio, invece, stiamo ballando. In palestra, in un locale, in piscina. Movimento perpetuo. Riempirsi di interessi, incastrare gli impegni, far tornare i conti. Tener stretto il lavoro. Decidere di cambiarlo. Parola d’ordine : rivoluzione. Una qualsiasi. La donna è in piena forma a questo punto. Completa, sicura, energia pura.

50-60 anni LA LOTTA ALLA MENOPAUSA

Nel più bello, la menopausa.

Una vita a mettere gli ormoni al loro posto, e quelli impazziscono di nuovo. Una fame che ti mangeresti i comodini, il sudore del cammello nel centro del deserto, le lacrime in tasca. Ci si commuove alla vista di un papavero. Praticamente ritorni ragazzina ma con la faccia di un mocassino. Bene ma non benissimo. Passa eh! ma è durissima. 

60-80 anni LA LOTTA PER LA CALMA

La pace e, finalmente, la pensione. Alleluia si viaggia. Il decoupage. Il giardinaggio. Le camminate. La lettura. Il cinema senza addormentarsi. Il mare in inverno. La montagna in estate. I nipoti. Le torte. La cucina per piacere. ( io adoro le signore del bridge, ad esempio).

80-120? anni LA LOTTA DEL QUOTIDIANO

Invecchiare. Ricordare. Rimpiangere. Gioire. Osservare i figli realizzati. I nipoti studiare e lavorare. Vedere gli amici andare. Godere il proprio tempo al meglio. Sorreggere il compagno di una vita. Farci sorreggere. Non ammalarci. Ammalarci senza soffrire. Mantenere la memoria a qualunque costo, perché trasmettere la propria storia è importante. Spiegare chi eravamo o chi volevamo essere. Dare un consiglio saggio. Non vergognarci di dare una carezza. Di versare una lacrima. Di chiedere un abbraccio. Di dire ti voglio bene. Di difendere il proprio pensiero. E non aver paura a cambiarlo. 

Sospirare. Ne abbiamo diritto. Perché questo è un milionesimo della nostra vita.

Parlare tanto. Star zitte. Un po’ come ci pare.
È una vita che lottiamo. Ora, si fa a modo nostro. 

Donne, che belle che siamo!