CONTENITORI E AMORE

Un sabato ogni quindici giorni mangio una cena al volo dai miei genitori. Succede perché devo recuperare i miei ragazzi ma anche perché solitamente il sabato è una giornata campale in cui spesso non vedo nè colazione nè pranzo e questa cena è balsamo per lo stomaco. 

In quel sabato sera faccio due chiacchiere da tranquilla con loro, mi gusto un pasto preparato, seduta al tavolo e con calma. 

Impagabile. 

Oggi la cena è saltata.

Colpa mia. 

Ho finito tardissimo e volevo solamente tornare a casa. 

Avrei sicuramente saltato la cena. Quando è così non cucino nemmeno a pagamento, sazia della mia stessa stanchezza. 

E invece … babbo mi ha preparato il contenitore

Ecco, io sul contenitore mi sciolgo

L’idea che abbia cucinato, che si sia dispiaciuto della mia assenza e che abbia messo il mio cibo in quella scatoletta a me commuove. 

Questa cena del sabato mette i miei genitori duramente in crisi ogni volta. Mia madre specialmente sono anni che non capisce cosa diavolo mangi io. 

Il giorno che le ho spiegato della mia scelta vegetariana mi ha guardata come se le avessi comunicato l’imminente esplosione del globo terrestre. 

“Ma perché ?”. Mi ha chiesto.

Io e mia sorella siamo il prodotto di una donna sarda che ha sposato un toscano. Motivo per cui da piccole siamo state svezzate direttamente con maiale allo spiedo e bistecche di brontosauro al sangue. 

Ho spiegato a mia madre che avermi a tavola non deve essere un problema, e che io mi adatto comunque a mangiare ciò che posso. Nessun menù a parte. 

Ma no

Non se ne fa una ragione. 

“Ho fatto la salsina verde”.

“Ha le acciughe mamma?”.

“ Sì, ma poche”.

Mmmm…

“Ho fatto la torta salata. Mangia tranquilla che di prosciutto ne ho messo pochissimo..”

“Mamma …”

“ Ma è solo prosciutto !”

O come stasera:

“Il tonno lo mangi?”

È pesce, mamma, anche se in una scatoletta è pesce …

Non c’è verso.

E a me fa un sacco ridere. 

“ Dai Stefania, per una volta, non succede niente..”

Si dibatte in modo amorevole e le tenta tutte. 

Mio padre invece pare aver metabolizzato e si cimenta in preparazioni di vario tipo. 

Stasera ha fatto le polpette di fagioli. Per me. E vedendole avanzare causa assenza della sottoscritta ha preparato il contenitore

Sei polpette. Disposte alla perfezione. Con calma e cura. Tutte della stessa dimensione. Panatura impeccabile. 

L’ho aperto a casa e ho fissato l’opera. 

Son polpette, direbbe chiunque. 

No

Quello è proprio mio papà. Quella è la sua attenzione

E mi ha ricordato le gite da ragazzina con lui che si svegliava presto e mi preparava il pranzo da portarmi dietro.

Quei pomodori tagliati a cubetti, o il panino scientifico in cui nulla sbordava. 

Il sacchetto in cui riponeva il suo amore. La forchetta chiusa nel tovagliolo e un frutto. Pensava a tutto. 

Non ci badavo, allora. 

Oggi invece ripensandoci, ho fermato gli occhi su quella sua piccola opera d’arte e ho sorriso. 

I papà sono patrimonio dell’umanità. 

E i contenitori pure. 

Anche a quarant’anni. 

❤️

In foto : babbo annuncia contenitore, figlia felice

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SIGLA! Annoduemiladiciassette

I bambini stanno bene. Come sempre, si parte dalle cose importanti davvero.

Molti sorrisi.

Molta fatica fisica.

Molta testa impegnata.

Un anno pazzesco. Di nuovo.

Ho allenato la pazienza. L’ho usata e ne sono felice.

La mia promessa è rimasta al dito e la ricordo ogni giorno. Ci sto riuscendo.

Tantissima luce. Pochissimo buio. Rivoluzione. E non è tutto merito mio.

Ho espresso un desiderio. Non è stato il suo anno, ma tutto non si può avere. Anche questo è il bello.

Cambiamenti. Tantissimi.

Attendo i prossimi, basta che non inizino con la parola “trasloco” però. Quello basta.

Soddisfazioni (enormi ), gioia, stupore e meraviglia.

Porto spesso con me l’idea di non meritarlo. Invece, a volte, succede.

Ho detto molti grazie. Sono stata aiutata, supportata e amata. Quei grazie non basteranno mai.

Sono piena di gratitudine per questo anno e per le persone che ne hanno fatto parte.

Buona quanto basta ma mai a caso. Ancora fatico a dimenticare. Non sarei io, se non per somma di eventi.

Pretendo spesso la lettura della mia mente. La comprensione degli intenti. L’ubiquità. Il far tutto e bene. Pretendo il massimo. Ecco : potrei smetterla tanto non ci riesco. Per ora…

Amici solidi. Hanno ascoltato preoccupazioni, drammi passeggeri, lacrime private, ansie immotivate. Quelle cose da femmine che mi tengono a terra e mi fanno toccare con mano tutta la mia fragilità. Grazie.

Sono successe moltissime cose, alcune molto potenti. Hanno un vettore speciale, e occhi “grandissimi e belli”.

Un anno privilegiato. Nulla è stato gratis, ma tutto ha trovato il suo posto. Me compresa.

Il 2018 sarà l’anno dei miei 40.

Li ho da un po’ ma quest’anno li compio davvero. Ci vuole una festa, santocielo !

Saluto l’anno più impegnativo in assoluto. Ho dato tutto ciò che potevo. E vorrei continuare a farlo.

Avanti tutta !

SIGLA!

FRANCESCA E CIUFFI. OVVERO, IL DELIRIO.

Francesca e la sua cagnolina sono clienti abituali.
Sì. Anche la cagnolina.
Ciuffi. Diminutivo di Ciuffina.
Precisiamo: la sottoscritta ha un cane, quindi capisce tante cose del rapporto umano/quadrupede, ma Francesca per me è un caso da studio.
Ciuffi non cammina. Sta benissimo, sia chiaro, ma Francesca sostiene che per convincerla a venire al centro estetico ci voglia la borsa trasportino.
Francesca entra al Ninfeo con Ciuffi in spalla, dodici chili di furbizia canina.
Arrivano spesso in ritardo, perché decidere il vestito da mettere è sempre una tragedia. Il vestito di Francesca? No, del cane.
Ho visto Ciuffi addobbata in qualunque modo. Tenute invernali, estive, sbarazzine, eleganti, colorate. Vestiti con gonna, tutù da ballo, felpe, piumini, smanicati. Il guardaroba di quel cane non lo possiedo nemmeno io. Ciuffi al mattino è sempre indecisa. Francesca impiega circa 40 minuti a capire cosa vuole indossare per uscire, dunque arrivano tendenzialmente 15 minuti dopo l’appuntamento fissato. È che sicuramente quella mattina era prevista la tenuta ginnica, ma poi la piccola fa le bizze perché vuole l’abito sportivo.
Francesca parla della cagnolina dicendo “mia figlia”. Ora, chiunque abbia un cane ha detto almeno una volta il mio bambino, la mia cucciola, e forse anche mia figlia. Ma per Francesca è la normalità. Dice “mia figlia” anche quando parla con le sconosciute in reception, che in un primo momento cercano in qualche dove una bambina, poi si rassegnano all’idea che si tratti effettivamente del cane.
Entrano e si siedono in poltrona.
“Ciuffi stai tranquilla che facciamo presto, tesoro, mamma fa veloce veloce veloce le unghiette e poi torniamo a casina”.
Ciuffi la guarda, secondo me con aria disperata. Francesca la interpreta come voglia di grissini.
“Ciuffi! Un altro grissinetto? Ma poi ti viene mal di pancia. Te ne do solo più uno, ma non dirlo a papà “.
Francesca mi ha spiegato che suo marito non è il vero padre di Ciuffina. Il vero padre è forse un bassotto.
Strano.
Lei invece è proprio la mamma.
Lo dimostra il fatto che l’ha allattata.
Voi penserete banalmente a un biberon. Una siringa. Macché.
Francesca l’ha allattata al seno. Ovviamente non aveva latte, ma Ciuffi succhiava che era una meraviglia.
Il giorno che me l’ha detto candidamente, ho saltato il pranzo. Giuro.
Ciuffina al Ninfeo si annoia a morte. La mia teoria è che si vergogni del pubblico delirio di sua madre. Ma Francesca la rassicura di continuo:
“Ciuffa, Ciuffi, Ciuffina, Ciuffolotta! Amore! Dai, che tra poco FACCIAMO GIOCO” .
Eh?
Nemmeno le madri più melense parlano così ai pargoli.
“Ciuffi? Chi c’è ? Chi c’è ? C’è PAPOI? ”
(PAPOI è il padre adottivo)
Ciuffina lo cerca. È la sua speranza di liberarsi della madre pazza.
“Nooo amore di mamma, non c’è PAPOI , non fare così, non piangere, no, scusa amore, era gioco, noooo”.
La poveretta si era illusa. Sperava in una fuga. Invece no, la seduta di manicure continua.
Comunque Francesca mi ha spiegato che loro si parlano. Non che si capiscono. SI PARLANO PROPRIO.
Ad esempio, quando Ciuffina sta male DICE a Francesca “portami dal veterinario”. Lo dice davvero. Io non l’ho mai sentita, ma forse quando è qui da me, così male non sta.
Oggi dovevano venire. Ma hanno disdetto. Ciuffi era troppo indecisa tra il vestito con la gonna di maglina e l’abito con la pelliccetta.
Succede. E la capisco pure la Ciuffi. Anche io non avrei messo nè uno nè l’altro.

TI PRESENTO CLAUDIA

Ogni tanto mi raccontano storie di persone strane e penso: la tizia in questione sicuro la conosco. Perché se qui intorno gira qualche signora stramba, è sicuro mia cliente.
Di avventrici a dir poco singolari ne arrivano a bizzeffe.
Il top è Claudia.
È una ragazza di età media.
Di media bellezza.
Con un lavoro mediamente interessante.
Anche l’intelligenza è nella media.

So che sembro negativa nel descriverla. In realtà il suo essere così sotto tono, diciamo, è in assoluto la sua grandiosità.
Claudia in effetti se la porti ad una festa probabilmente non se la ricorderà nessuno il giorno dopo.
Ma io….
Io la aspetto proprio.
E in onore del mio amore sconfinato per le sue chiacchiere le dedico un intero capitolo del mio blog.

Claudia porta gli occhiali. Sono enormi. Si ostina a mettersi sul viso una crema che credo sia a base di grasso di balena, quindi questi benedetti occhiali le cascano sulla punta del naso ogni trenta secondi circa.
Viene da me per fare la manicure. Limo la prima unghia, e trac! tira su la montatura. Seconda unghia, zac! occhiali. Ci impiego circa venti minuti in più del normale ad ogni appuntamento.

Non sorride nemmeno a pagamento. Claudia è sempre serissima. Perché crede fermamente ad ogni concetto che esprime.

” … Sai Stefania, io da anni sono vegetariana. Ho già pensato moltissime volte che in effetti potrei sopravvivere anche per giorni in un bosco. Mangiando bacche e scatolette di tonno…”.
Vegetariana? Tonno nel bosco? In scatola?
Che dire.

Quest’estate è stata in Grecia. Vacanza meravigliosa dice.
” La cosa più bella Stefania è stata che per la prima volta nella mia vita ho percepito l’utilità di aver studiato il greco al liceo classico: mi capivano tutti!”
Sicura?

Tutti gli anni attendo bramosa il Natale. Perché voglio sentire cosa si è studiata per il fidanzato. Claudia è per i regali utili. Regali che stanno quasi nella lista degli indispensabili, necessari. L’anno scorso sotto l’albero il buon Mario (che non conosco ma immagino della stessa forza) ha trovato un buono per una visita dermatologica: controllo nei. L’anno prima una detartrasi. Tre anni fa un week end a Medjugorie. Che avanguardia. Adoro.

Adesso si è fissata con il visual food. Peccato che non abbia idea di cosa sia. Per cui va fierissima delle composizioni di stelline che fa con le sottilette. Come guarnizione penserete. No. Come antipasto.
Oppure crea abbinamenti improbabili perché le piacciono i colori che vengon fuori. Voleva passarmi la ricetta di un fantastico primo piatto da lei inventato: trofie al pesto con gamberetti e bacon. Piatto vegetariano in effetti.

Un sabato è arrivata, si è seduta, mi ha fissata come si fissa il peggior nemico e esordisce:
“Dove sono i mostri?”
Che mostri Claudia? Vedi i mostri?
Ancor più contrita: “lo sapevo, neanche tu capisci la mia ironia. Anche in ufficio dico le cose e tutti mi guardano straniti. Intendevo i tuoi figli. È così difficile da capire?”.
Fatti due domande, dico io, se nessuno ti comprende. No?

Martedì si è presentata con un cerotto ENORME in mezzo alla fronte. Claudia, che ti è successo?
“Davvero ti sei accorta del cerotto?” . Eh, Claudietta mia, è almeno un metro per quattro. Difficile non vederlo.
“Adesso vado dal farmacista e mi sente. Gli avevo detto che lo volevo trasparente, mi aveva assicurato che non se ne sarebbe accorto nessuno”.
Allora magari, visto che serve a coprire un bubbone, riducilo un po’, che ne dici?
“Stefania, vedi, vengo da te perché mi dai sempre un giudizio professionale”.
Ma Claudia !!!

Stasera va a una cena. Ha optato per un look sobrio. Abito blu elettrico in seta, acconciatura nunziale e coroncina di strass nei capelli. Perfetto per un’osteria, direi. Ovviamente, neanche a dirlo, l’espressione sarà marmorea.
La attendo la prossima settimana. Mi dirà sicuramente che gli altri gretti commensali la guardavano strano.
Invidia, Claudia, tutta invidia.