LO SO, HAI ALMENO UN PARENTE SU FACEBOOK. E non lo dirai mai, ma succede anche a te. 

.: nomi, fatti, persone, sono di fantasia-nessun parente è stato maltrattato durante la stesura di questo testo, che è puramente esemplificativo :.
<Mi tutelo, che se la famiglia sarda si scatena, finisco in esilio>

CONFESSA!

Anche tu hai un parente su Facebook. 

Fino a un certo punto, ammettiamolo, va tutto liscio.

Scrivi, condividi, pubblichi post in cui parli del tempo. Poi una gita, una foto dei tuoi piedi nel mare, gli spaghetti che stai mangiando, lo scazzo di una giornata che vuoi comunicare quanto sia storta. 

Non te ne accorgi.

Perché il parente si inserisce senza capire bene come funziona il meccanismo. Chiede l’amicizia ai vecchi compagni di scuola, poi agli ex colleghi e ai vicini di casa, ai conoscenti del gruppo pensionati… 

Insomma, sta in sordina. 

E tu, ignara del tuo nuovo lettore occulto, continui a pubblicare senza limiti di privacy. Un libro aperto al mondo. 

Finché suona la chat di famiglia.

Plin!

[ Tutto bene?]

[ Sì papà perché ?]

[ No niente, buona giornata!]

Ok. Tuo padre si è iscritto a Facebook. 

Quando lo realizzi davvero, hai già condiviso almeno un post in cui ti dai dell’idiota per aver messo in lavatrice un fazzoletto di carta. 

Notifica.

= Carlo ha condiviso il tuo post =

Oh, porc…

Controlli, e sì : è davvero tuo padre. 

La sensazione è quella che hai provato a 16 anni quando ti aveva sorpresa in flagranza di reato mentre tentavi di ingoiare la sigaretta che stavi fumando. 

Controlli meglio, e sì : ha fatto pure il titolo al tuo gioioso post.

= ECCO MIA FIGLIA. 38 ANNI. =

Grazie papà. 

Respiri cinque minuti prima di controllare i commenti. Nei successivi dieci, sei alla berlina delle sue amiche del corso di cucina. 

Il parente Social è un po’ una piaga per ognuno di noi. 

Il suo sport preferito è innegabilmente l’interpretazione. A caso. 

Foto di panorama montano.

Plin! Chat.

[ Dove sei di bello tesoro?] 

Post di carattere culinario.

Plin! Chat.

[ Mamma dice che per spendere soldi in giro potevi venire a mangiare qui…]

Post scorbutico : ” oggi piede sinistro “.

Plin! Chat.

[ Ma non era il ginocchio che ti faceva male ?]

[ No papà, sono solo un po’ di malumore]

[ Mamma dice di passare qui]

Oh Gesù !

Tua sorella condivide una frase nostalgica con tanto di virgolette e autore.

Plin! Chat.

[ Ciao! Mamma voleva sapere se avete bisogno di qualcosa]

[ No papà, solo oggi abbiamo la vena poetica…] – negare a qualunque costo –

Insomma. Qualunque cosa decidi di pubblicare , il babbo la legge, chiama a raccolta il clan, parte l’analisi logica, viene interpellata una cartomante, e poi via alle supposizioni. 

Il problema vero è che dopo un breve periodo di anonimato, vissuto da semplici spettatori, non resistono e chiedono la tua amicizia. Che si fa? Non dai l’amicizia a mamma e papà ? O alla zia che ti cambiava i pannolini? Al cugino con cui passavi l’estate al mare? Al parente lontano che conserva di te un algido e puro ricordo? 

Certo che accetti.

Sei mica scortese.

Anche perché l’alternativa sarebbe far scattare la supposizione delle supposizioni, un intero nucleo familiare che si pone la peggior domanda : ” Avrà qualcosa da nascondere?” . 

No no! 

Peccato che il parente tra gli amici sia una spina nel fianco. E quando è dentro alla tua cerchia, scatta il suo commento selvaggio. Tanto ingenuo quanto imbarazzante.

Spremi tutti i tuoi neuroni per elaborare l’analisi geo politica del Paese e lui commenta :

/ Hai lasciato le finestre aperte. Mamma ti saluta e dice di chiamarla/

Ecco. Come fosse whatsapp. 

Hai appena attirato l’attenzione del tuo guru filosofico on line e ti spunta il commento ad cazzum del parente che non senti da 18 anni, drogato più di stampatello che di italiano:

/ HA CASA TT BENE? UN SALUTO E UN ABRACIO ZIA GINA E FAMIGLIA TUTTA/

Una cartolina praticamente. Accenti e doppie a perdere. Un figurone.

Il vero parente bastardo non interagisce quasi mai. Fino al momento topico in cui la tua amica ti immortala nel mezzo di una serata più alcolica che musicale, e a quel punto pianta un like ( se non il primo, il secondo) e commenta :

/ COME STA LA NONNA? VEDO CHE TI DIVERTI SEMPRE /

Eh certo. Esco una volta a far la finta adolescente, vengo ritratta in una posa da alcolista anonima e diventa SEMPRE.

 E il giorno dopo…

Plin! Chat.

[ Cosa stavi combinando? c’era anche tua sorella?]
Perché per osmosi tutto ricade su entrambe le figlie. Nel male, par condicio.

Il meglio sono le foto in cui sei in compagnia. Tagli, modifichi, filtri, ma il messaggio arriva comunque.

Plin! Chat.

[ Quello chi è? ]

Controlli bene. E il dannato braccio del fidanzato che non vedevi l’ora di nascondere, spunta a margine. 

[ È Laura !]

[…] – Pausa –

[ Mamma chiede di quel braccio che si vede di lato, tagliato. Non quello di Laura. ]

Oh! Santocielo!

Se i parenti li reclutassimo tra le forze speciali investigative, risolveremmo qualunque caso.

Il parente social impiega un attimo a capire il funzionamento del sistema, ma quando scopre cosa sia realmente la condivisione, scatta il delirio.

Condivide di tutto.

Poesie, canzoni, frasi, tramonti, politica, articoli, post di altri. Intasamento della home immediato.

Poi prende la via del non ritorno delle foto, quelle vecchie, quelle brutte, quelle delle vacanze, quelle che fa in giro con i soggetti più disparati. Impara il tag, e lì non c’è più nulla da fare. La reputazione salta.

/ La mia bambina a nove anni/

Foto truce anni 80, spalline giganti e calzini fluo, una camicetta che nemmeno la Laurito, il taglio di capelli come Toto Cutugno.

Plin! Chat.

[ Hai visto che foto ho trovato ?]

[ Ecco papà, puoi rimuoverla ?]

[ Ma se eri bellissima!]

E non la toglie eh ! 

A onor del vero debbo dire che il mio babbo social si comporta abbastanza bene. 

Vabbe. Grazie a lui ho rispolverato la musica dai Dik Dik agli Abba. 

Le poesie di Ungaretti.

Un po’ di Dante.

Ho scoperto angoli della mia città grazie ai suoi reportage fotografici.

Ho ricordato che fino ai 13 anni mi vestivo come i pazzi.

E poi so sempre le programmazioni dei film, perché le uscite al cinema le recensisce tutte.

Ma soprattutto è il mio più grande sponsor : qualunque cosa mia, lui la condivide. E in effetti mi conoscono fino in Toscana. 

Alla fine è carino. 

Infatti il babbo di questo post l’ho chiamato col suo nome. Carlo. Così è contento. 

Plin! Chat.

[ Mamma ha letto il blog e dice che poi la gente pensa che son io che faccio così ]

[ Tranquillo papà, lo sanno tutti che sei molto meglio ! ]

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OLTRE

Anno Duemilasedici

Roma

” Epidemia dolosa e lesioni gravissime “

Se ne riparlerà a marzo di Valentino Talluto, trentaduenne sieropositivo, poiché rinviato a giudizio. Viene arrestato nell’inverno scorso, ma agisce indisturbato dal 2006. Accertati 57 contagi, compresi quelli indiretti, tra cui alcuni partner e un bambino.

Ovviamente non tutte le donne coinvolte si sono rivolte alla magistratura, dunque la cifra non è esatta.

La scusa ufficiale dell’uomo per non utilizzare i profilattici era un’allergia agli stessi.

” Spero di essere perdonato, ero sicuro di non fare del male a nessuno”.

E pare davvero strano, poiché l’adescamento avveniva tramite chat, con esplicite richieste di atti sessuali non protetti.

Dal sito della LILA ( lega italiana per la lotta all’AIDS ):

” Il virus Hiv si può trasmettere solo e soltanto attraverso i seguenti liquidi biologici:

– sangue 

– sperma e secrezioni vaginali

– latte materno

[…] e dunque :

– con l’ingresso di sangue nell’organismo, da persona infetta a sana

– attraverso rapporti sessuali non protetti da preservativo

– dalla mamma al bambino durante la gravidanza, il parto e l’allattamento “

La modalità di infezione più diffusa continua ad essere la trasmissione sessuale e riguarda l’80% delle diagnosi.

Di questo terrorista sessuale ha da occuparsi la legge, che prevede al momento la proposta di vent’anni di carcere. E personalmente mi sembrano pure pochi.

Ma le vittime?

Sono tutte donne relativamente giovani che utilizzano con una certa facilità i mezzi tecnologici.

Mi domando : può una donna, oggi, cascare nella banale trappola di un untore delirante?

Evidentemente sì.

Un pazzoide entra in chat deciso a punire il mondo femminile. Seleziona la vittima con chissà quali criteri ( una bella foto? l’età ? il suo essere single?) e clicca invio dopo un banale primo messaggio.

Dall’altra parte dello schermo una donna giovane, a volte impegnata, in caccia di amicizia, amore o emozioni trasgressive, risponde.

Diciamolo : ci è capitato almeno una volta.

Ma è solo quando si inizia ad andare “oltre” che le antenne dovrebbero alzarsi. E invece queste vittime ci sono cascate, e pagheranno l’errore molto più a lungo di quanto toccherà a Valentino. Lui salda i conti in vent’anni, loro patiranno tutta la vita. Non solo perché ora sono malate come lui, ma soprattutto perché la malattia l’hanno accolta a braccia aperte.

Le scelte sessuali non sono mai giudicabili. Ma quando si parla di uno sconosciuto, di un qualcuno di cui non si sa davvero nulla, la prudenza dovrebbe essere obbligatoria. Soprattutto quando la richiesta di “non protezione sessuale” è tanto esplicita.

Teniamo così poco alla nostra vita? Davvero non siamo consapevoli dei rischi? Abbiamo così bisogno di adrenalina da buttarci tra le braccia di un carnefice?

L’informazione c’è. Ed è alla portata di tutti.

Cosa ci spinge fino a questo punto?

L’abbattimento delle barriere di timidezza e pudore, l’innamorarsi di un’idea o di un sogno, la ricerca di attenzione e ascolto, il vuoto di una vita che non ci regala sufficienti affetti. È questo?

Una chat può avere risvolti positivi o essere una tragedia enorme.

Nel 2016 non saper “annusare” il pericolo è grave. Come è grave l’incoscienza di esporre se stesse e poi indirettamente le persone che abbiamo accanto ad una malattia ancora troppo diffusa.

Per cosa? Per un brivido trasgressivo?

In Italia il 70% degli utenti in chat sono donne di età compresa tra i 20 e i 45 anni, con una buona posizione socioeconomica e, nella maggior parte dei casi, con una relazione stabile.

Riflettiamoci su.

Provando a capire chi c’è dall’altra parte dello schermo.

” La vera storia è che non facevo del sesso sicuro. È solo questo. È semplice. “

Magic Johnson