VACANZE ESTIVE. Forza e coraggio.

Tutto parte i primi giorni di maggio.

I ragazzi prendono in mano il calendario e iniziano un conteggio che è più oscuro di quello di Frate Indovino.

“Allora. Se togliamo le domeniche e i sabati. La gita. La corsa campestre. Il torneo di chissacosa e la visita alla biblioteca. Due giorni festivi. Il saggio di clavicembalo dolce. Le emorroidi del professore assente. Il compleanno della bidella e il discorso del Presidente… Mamma ! Tra sei giorni finisce la scuola !“.

Ma come sarebbe ?!?

Non ho ancora capito come facciano. Comunque praticamente per loro l’alba è vicina, e in un attimo realizzo che manca davvero poco all’impatto con l’iceberg : iniziano le vacanze estive.

A maggio il mondomamma si spacca in due.

Da una parte le mamme cuore, che solo all’idea della pausa estiva tirano fuori dall’armadio i gonnelloni a fiori e le Crocs con laccetto e bottone e iniziano a correre nei prati gioendo per il tempo che avranno da passare coi pargoli. Ripassano le ricette di torte, sognano gite nei boschi, e nello stereo della macchina Cristina d’Avena e tutti i Bee Hive. Aprono i cassoni del ripostiglio e lavano tutte le palette e i secchielli pronte a impanarsi sulla spiaggia il primo giorno utile.

Dall’altra le madri epatiche. No, non volevo dire empatiche, proprio epatiche. Quelle che il fegato si gonfia il dieci giugno e si sgonfia il nove settembre.

Lo so, lo so, i figli non sono pacchetti e hanno bisogno di vacanze e sono stanchi e devono anche stare con i genitori, e bla bla bla. Lo so, lo so.

Ma santocielo! Dieci settimane ( giorno più giorno meno) non sono una passeggiata.

Dunque io a maggio convoco la tavola rotonda. Io e i bambini, calendario alla mano, turni col papà e avanti programma.

Primo passo trovare un’estate ragazzi. Una di quelle santissime organizzazioni parrocchiali in cui anime pie e volontarie si studiano attività di ogni genere, gite, giochi, canzoni e coreografie per intrattenere i nostri baldi vacanzieri. La mia scelta ricade ovviamente sul progetto più lungo, quello che non teme di spingersi fino a fine luglio, e che riprende a settembre.

Li iscrivo a tutto. Anche ai campeggi notturni e alle escursioni più improbabili. Praticamente lascio un rene in pegno ogni estate.

Secondo passo la logistica di agosto.

Ad agosto ti devi arrangiare. Nemmeno il parroco ne vuol sentir parlare dei miei figli ( lo capisco ) e allora forzatamente programmo mare e ferie. Tanto ad agosto costa tutto poco (…) ed è un mese fresco (…).

Sono le settimane in cui le mamme cuore hanno la loro rivincita sociale, tutte già color biscotto, mentre tu fai luce in spiaggia come un neon. I loro figli si son già fatti tutti “la base” come si dice in gergo mammesco ( leggi : prima abbronzatura) mentre i tuoi hanno il segno della canotta perché all’estate ragazzi si sono ustionati solo le spalle. Quindi la valigia la riempi di protezioni solari ottomila, vai in spiaggia al mattino presto con gli anziani e la sera insieme alle donne incinte, e alla fine rientro a casa uguale a prima. Tutto il resto delle ore libere servono per i compiti. Roba da nevrosi.

Ad agosto i miei figli hanno dimenticato anche come si tiene in mano la penna, una regressione repentina e drammatica, tanto che credo sia il mese in cui in assoluto urlo di più. Cosa di cui non mi preoccupo perché il vicinato, fortunatamente, fa altrettanto.

Credo che se non ci fossero i compiti delle vacanze dovremmo rifare la prima elementare ogni anno, dalla sillabazione in su.

Settembre ha solo due settimane critiche. I miei figli tornano dal parroco per le “settembriadi”, un’invenzione meravigliosa e aggregante, che termina con la festa finale in cui le mamme cuore cucinano le torte e le mamme epatiche danno il colpo finale al fegato con brindisi isterici per la fine delle vacanze che manco a Capodanno.

L’ubriachezza di questa serata serve per dimenticare sia le spese sostenute per arrivare sin lì, che il secondo rene lasciato in cartoleria per attrezzare i ragazzi al rientro a scuola. Ma questa è un’altra storia.

Mancano pochi giorni alla vera fine.

Quest’anno sono stata scientifica e ho programmato al millimetro. Dovrei aver pensato a tutto.

Loro, nemmeno a dirlo, sono euforici. Io leggermente meno, ma tant’è.

Buone vacanze a tutti. Dai che son solo tre mesi …

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RINASCERE UOMO? Naaaa…

Quante volte le mie clienti sul lettino si dimenano tra dolori indecenti e a denti stretti mi sussurrano : nella prossima vita rinasco uomo.

Questo succede mentre io mi districo in operazioni ginecologiche di alto livello, spiegando che magari se evitassero il semplice risveglio primaverile del “levami tutti i peli” si soffrirebbe meno tutti.

Io compresa.

Non avrei nessuna voglia di rinascere uomo.

Un uomo oggi vive costantemente sotto la lente di ingrandimento. Molto più di noi.

Intanto magari ha una moglie che lo spedisce dall’estetista a levarsi i peli, e credetemi, soffre come un cane.

Ne ho visti in lacrime.

Perché, ricordiamolo, noi possiamo essere pelose, ma loro hanno le liane. Ascelle che sembrano capelli, schiene da pettinare, riporti sulle cosce. Prova a strapparli quei peli lì! e poi mi dici cos’è soffrire…

Noi siamo programmate al dolore, il fatto che non perdiamo la vita con le doglie dimostra il carico che ci ha donato la natura.

E poi noi pretendiamo di tutto.

Che siano maschi, ma teneri, che spacchino le pietre ma senza ruttare, che apprezzino la nostra cucina ma cucinando loro.

Vogliamo che facciano i fidanzati/mariti/amanti ma anche i padri. E che non vomitino cambiando un pannolino.

Che parlino. Che ascoltino. Che capiscano.

Cos’hai amore?

NIENTE.

E DEVONO capire.

Capire cosa? che nemmeno noi ci capiamo un cazzo di quello che ci passa per la testa…

Hai il ciclo? chiedono.

Perché poveretti mica hanno ancora capito che noi il ciclo l’abbiamo tutti i giorni. Basta un nulla, un respiro sbagliato, una parola storta, una piccola dimenticanza che il ciclo ci arriva.

Istantaneo.

Mentale.

E la menopausa non è un traguardo. Il ciclodramma non finisce MAI.

È perenne e avvolto nel mistero. Non si sa quando arriva, non si sa perché e non si sa QUANDO passa.

Stai male?

MA SECONDO TE? E parte il ruggito… poveretti.

Questi camminano sulle uova tutti i giorni, signore mie, con un inconfessabile terrore di essere sbranati a tradimento di notte.

L’uomo di oggi deve essere psicoginecologo praticamente.

Deve individuare il prima possibile l’inizio del nostro delirio e fare come fanno gli analisti : buttare lì una domanda e lasciare che la seduta inizi, pronto a una valanga di merda.

E questo se hanno la fortuna di avere in casa una donna che parla.

Perché se poco poco lei ha crisi sociopatiche con mutismo a oltranza, son cazzi.

Ditemi che non vi è mai successo. Togliergli parola, saluto, sguardo e ossigeno PERCHÉ DEVE CAPIRE.

Cosa deve capire?

Capisce che siamo matte…

“Gli uomini non sono più quelli di una volta”. Dico io, per fortuna.

Mio nonno, semplice e sincero, in situazioni come queste avrebbe consigliato senza giri di parole a sua moglie di buttarsi un po’ d’acqua fredda in faccia. Datti una calmata, insomma.

Gli uomini di oggi vivono con un punto interrogativo sulla fronte per massimo due giorni, poi in qualche modo si esprimono. È evoluzione della specie.

Lo sanno che siamo mine vaganti …

Un giorno è venuto qui un mio cliente e mi ha detto : Anna mi ha appena scritto un messaggio. Diceva : “pensaci e quando capisci ne parliamo”.

Secondo me ci sta pensando ancora adesso. Credo che si sia interrogato su qualunque cosa, dal bucato steso storto alla spazzatura non buttata, al ritardo di tre minuti e alla pasta cotta troppo al dente.

E poi magari Anna aveva accorciato la frangia e invece lui aveva notato le scarpe.

Ma ci rendiamo conto?

No no. Preferisco mille volte essere donna e sentirmi dire che sono ciò che ( in effetti) sono , che non dover vivere con l’ansia da prestazione sempre.

Che poi se son maschio e mi monta l’ansia anche il mio bene più prezioso (…) smette di rispondere ai comandi ed è un disastro su tutta la linea.

Noi ci appropriamo di tutti i ruoli e con fierezza sgomitiamo nel mondo. Tra sbalzi di umore e geometrie esistenziali, come diceva qualcuno, con la sola incombenza di levarci i peli.

E di essere in forma e sexy.

Mamme e amanti hard.

Lavoratrici e lupe alla tana. Organizzatrici di vite e orizzonti.

Dive da copertina con propensione allo sport.

Decise ma sorridenti.

Ferme e comprensive.

Empatiche.

Simpatiche.

Rapide ma non caotiche.

Intelligenti ma non noiose.

Tutto questo con il ciclo perenne.

Dai! è fighissimo! 🤦🏻‍♀️

PICCIONI vs STEFANIA 1-0 . Cronaca della mia recente isteria.

Vorrei fare una premessa che sa un po’ di scusa, ma insomma…

AMO GLI ANIMALI.

Ma tutti eh. I cani, i leoni, le galline, i furetti e pure gli insetti. Guarda, amo anche le zanzare e le mosche.

E i piccioni.

Ma a casa loro.

Suona come le frasi nonsonorazzistama… ma è solo un’impressione.

Fanno quel versetto che è pure simpatico, e hanno quell’andatura che non so perché ma mi ricorda i pinguini.

Amo anche i pinguini.

Ma i piccioni, santocielo! mi stanno facendo impazzire.

Stavano allegramente sul campanile della chiesa vicino a casa mia ( ecco, il campanile invece lo odio perché suona anche la notte) poi il vento si è portato via mezzo tetto ( del campanile) e i piccioni han dovuto migrare.

Forse erano di quelli pigri, perché potevano andare nelle Marche, per dire, e invece hanno fatto venti metri e si sono installati a casa mia.

Prima erano due.

Poi son diventati duecentomila.

E quel versetto simpatico è diventato un tubare tale che non sento nemmeno più le campane di notte.

Infatti il campanile l’hanno aggiustato ma i piccioni son rimasti da me, perché le campane non le suono – ancora – e nel mio porticato se ne stanno evidentemente più tranquilli.

Dall’arrivo dei miei nuovi coinquilini all’esaurimento nervoso il passo è stato breve.

A parte che un elefante e tutto il circo Orfei sporcano meno, questi fanno un casino infernale.

Ho iniziato con metodi semplici. Tipo uscire sul balcone e battere le mani come Joaquín Cortés. Scappavano subito, spaventati dalla maestrìa con cui ogni giorno arricchivo la mossa. Mani, tacco, fianco e olè ! via tutti.

Poi lo spettacolo deve essere diventato di loro gradimento e hanno capito che potevano assistere senza pagare il biglietto.

Fine del flamenco.

Allora ho studiato le barriere.

Aste, travi, chiodi, reti. Come individuavo gli appoggi chiudevo gli accessi. Solo che hanno scoperto zone incredibili e hanno fatto trincea.

Mi han detto “ prova con gli ultrasuoni o con la pistola a salve”.

Ecco, con la pistola a salve mi ci sarei pure vista bene, ma a parte il temere un mio eccesso di zelo – tipo chessó sparare anche al campanile – ho guardato in faccia i miei cani e ci siamo detti a vicenda che forse era meglio di no.

Poi ho letto un giorno per caso un post di un amico con lo stesso disagio.

Nel tentativo di disarmare i nemici pennuti aveva creato una meravigliosa struttura di pali e alluminio. Una cosa tipo bandiere di domopack sventolanti e terrorizzanti.

Bene.

Armata di sacro fervore ho dato fondo a tutte le mie riserve di stagnola, teglie monouso comprese, e ho addobbato casa. Il Natale dell’alluminio.

Nulla.

I piccioni le hanno trovate molto comode come nuovo appoggio su cui posare i loro soffici deretani.

Mi sono dunque rimaste due sole possibilità casalinghe : la scopa e il mocio vileda.

Al grido di “scatenate l’inferno” – che me lo urlo da sola in quanto unica combattente- ho sortito qualche misero effetto giusto i primi giorni.

Da una parte la scopa, dall’altra lo scopettone a frange ho impaurito forse otto piccioni in tutto.

Gli altri, appollaiati sopra la mia testa tra una finta trappola e l’altra, mi osservavano con inquietante strafottenza. Come a dirmi che con tutta quell’agitazione semplicemente avrebbero defecato un po’ di più e meglio.

Nel frattempo mi son pure rotta una costola e quindi ho dovuto smettere con i miei riti vichinghi.

L’addestramento dei cani pare sia inutile ( i miei poi non sanno nemmeno saltare, dunque …) e ho recentemente appreso che gli spuntoni che evitano l’appoggio dei piccioni non è più legale, o qualcosa di simile.

Quasi pronta alla rassegnazione e alla convivenza forzata, ho avuto un’altra incredibile rivelazione : i falchi !

Ho trovato un falconiere che no! non mi affitterà il suo falco per fortuna, e no! non me ne venderà uno ( peccato, perché nella mia vita un falco ci stava), ma forse è in possesso di requisiti non cruenti per risolvere il mio problema.

Lo chiamo oggi.

Non sto a dirvi quanto la mia immaginazione voli alto ( quanto le aquile forse) e penso già che nel mio giardino succederà qualcosa di epico.

Temo che dovrò calmare gli entusiasmi.

Nel frattempo sogno la mia libertà da piccioni e chissà mai, magari anche dal campanile. Ma credo che per quello il falco non serva.

Vi aggiorno.

E se vi viene in mente qualcosa di meglio, non esitate.

Provo tutto e non temo gli insuccessi.

Ph. Paolo Masteghin.

Falco di palude.

BUON NATALE, santocielo.

• Cosa vuoi per Natale ?

• Nulla…

• E allora? Cos’è quella faccia?

Uffa.

A me il Natale piace santocielo. Ma arriva un diavolo di momento in cui mi cala tutta la tristezza del mondo.

Ho creduto a Babbo Natale per un bel po’. A casa nostra passava la sera del 24. Forse perché abbiamo il sangue parecchio a sud, forse perché i miei al mattino volevano dormire, forse perché il 25 era fatto per mangiare e non si poteva perdere la concentrazione.

So che un pomeriggio ero a casa da sola ( sì, ai tempi miei si usava lasciare i bambini a casa e non interveniva il telefono azzurro). Spesso mi infilavo in camera di mia madre per indossare di nascosto qualcosa. Collane, maglie o scarpe coi tacchi. Era il mio camerino prove privato e segreto.

Insomma quel pomeriggio ho aperto l’armadio e ho trovato i pacchi di Natale.

Nemmeno tanto nascosti. Erano lì. Ammassati uno sull’altro. Stipati nell’armadioquattrostagioni.

Quanti anni avevo? Boh.

Primo pensiero : Babbo Natale è già passato. Come è possibile?

Secondo pensiero : Babbo Natale è mia madre o mio padre. Come è possibile?

Terzo pensiero : losapevolosapevolosapevodannazione. Lo sapevo!

Quarto pensiero : cosa diavolo c’è dentro quei pacchi???

L’anno della “morte” di Babbo Natale è stato il migliore in assoluto. Ho passato ogni minuto della mia semi libertà casalinga appiccicata a quei pacchi. Come i miei uscivano di casa mi catapultavo nell’armadio. Schiacciavo la carta centimetro per centimetro per tentare di leggere le scritte sulle scatole e capire cosa contenevano.

Che spasso!

Un impegno pazzesco, e la lotta a non aprire i regali scollando le etichette, una curiosità divorante e i giorni che non passavano mai.

A Natale mangiavamo fino a scoppiare con un menù che doveva essere rigorosamente uguale ogni anno. Ognuno aveva i suoi piatti preferiti e dovevano esserci per forza tutti.

Ci si alzava dal tavolo alle quattro del pomeriggio e si finiva la giornata sul divano a guardare le videocassette. Mia madre voleva i thriller, mia zia i film “ de tribunale” come diceva lei, io le storie da piangere, mia sorella e mia cugina i cartoni. Quindi si guardava tutto, con solo pause per andare in bagno, fino a notte.

E a Santo Stefano avanti con gli avanzi e nuovi film.

A Natale prendere cinque chili era un attimo. Essere moribondi per una settimana, pure.

Per la vigilia indossavamo qualcosa di bello. Anche perché poi dovevamo fare le foto di rito con albero e pacchi.

Per il super pranzo invece tutti in tuta, che se eri vestito comodo ti pareva di poter mangiare di più. Dieci ( mila) antipasti, due ( cento) primi, due secondi e dolci in quantità. E vino e sigarette, perché i grandi fumavano in casa e non era un problema.

La partita a canasta, quella sempre, anche a capodanno. Le carte erano l’unica cosa che riusciva a soppiantare il cibo dalla tavola.

C’erano i nonni, i miei zii e tutta la mia famiglia riunita.

Era bello.

Il Natale di oggi ha più bambini di allora ma meno adulti. Ovviamente.

E io non sono una che piagnucola ma ogni anno a questa cosa ci penso.

E non ho nemmeno più tutta questa voglia di mangiare e mangiare e mangiare.

Che anzi andrei a bere un caffè con tutti i miei, tanti auguri e fine della storia.

Ma c’è ancora un po’ di mezzo Babbo Natale e non posso far tanto la furba.

Mio figlio ( il più piccolo) ha avuto un mezzo tentennamento :

“ Sai cosa mi hanno detto? Che i regali li porta mamma e non Babbo Natale“.

Panico.

“ E tu come la vedi sta faccenda?”.

“ Mamma, io gli ho detto che tu fai tante cose, ma che porti i regali A TUTTI I BAMBINI DEL MONDO è una cosa impossibile !”.

In effetti, per lui “mamma” sono io. Mica ne esistono altre. E sono una che se la sbriga parecchio, ma la consegna in una notte era improbabile anche per me…

Fantastico.

Ho riso da matti.

Che bel regalo ridere.

Mi piacerebbe regalare risate a Natale.

Mi accontenterò di qualche sorriso. Ho fatto pochissimi acquisti, ma quei pochi dovrebbero essere quelli giusti.

Che poi è il bello di tutta questa storia. Trovare l’occasione per materializzare un sentimento.

Stasera inizia lo show. A me tocca il giro di rito al presepe vivente. Che i miei figli ancora non lo capiscono, ma è un atto d’amore enorme. Perché io darei fuoco a tutto.

E domani? Domani si mangia. Quello non cambia. Mio padre ha iniziato a cucinare ad agosto penso. E ci saranno sempre le solite cose, perché il menù di Natale, oggi come allora, è roba sacra.

Buon Natale.

DI UOMINI ALFA, NEVE E ODIO MATTUTINO.

Privilegiata fino a sei mesi fa, casa in centro e garage asciutto.

No, la neve non mi ha mai scompensata.

Ma quest’anno pago il conto…

Paesello, auto in strada e neve e ghiaccio. Oltretutto una delle mie caratteristiche è pormi il problema sul momento.

Un po’ come la revisione dell’auto, che scopro scaduta insieme alla pattuglia della stradale.

Insomma, alla pala per la neve non riesco a pensarci nemmeno a novembre. Me ne ricordo direttamente quando fuori ci sono due metri di bianche precipitazioni.

Ieri si sapeva che dopo la neve sarebbe ghiacciato tutto.

Tanto.

Ma tanto tanto.

Roba da scuole chiuse per capirci.

Ho anticipato i miei deliranti ritmi mattutini di dieci minuti, valutando che fosse più che sufficiente.

Sbagliato.

Me ne sono resa conto da lontano che sulla macchina avevo un intero iceberg. Sprezzante e fiera, con passo spavaldo e sguardo carico di dignità ho azionato l’apertura delle portiere a distanza.

Bambini!

Partiamo!

Sbagliato.

“Mamma la macchina non si apre”.

Sigillata dal freddo.

Mi guardo intorno. Solo io e…

LUI :

IL PADRE ALFA.

Il padre Alfa è il marito super eroe che tutto può.

Auto accesa sicuramente mentre la moglie era ancora in pigiama, tuta tecnica adatta anche a -30 gradi, scarpe per scalare l’Everest sorridendo, e mille gadget pronti all’uso.

” Gran gelo stanotte eh?”.

Alfa gioca con il mio odio interiore. Non sa che appena mi si scongela la macchina faccio retro e lo asfalto.

” Eh sì…”.

Abbozzo un sorriso che mi riesce malissimo.

I miei figli non sono all’altezza della situazione e si fanno travolgere dal panico ipotizzando un arrivo in ritardo a scuola con relativa fustigazione in aula magna e altre robe tragiche.

” Ragazzi! TRANQUILLI!”.

Sradico la portiera e mi infilo in auto. Mi sento Di Caprio nella pancia dell’orso in Revenant.

Primo colpo. Non parte.

Al secondo Santo che nomino sento finalmente il motore. Il vetro che ho davanti agli occhi mi fa capire che non sarà affatto facile.

Carico bambini e zaini e con in mano il disco orario mi accingo a sgelare il pianeta.

” Non ha il raschietto?”.

Alfa sta trafficando con il suo. Tre colpi e via.

Secondo te?

Mi trattengo.

” No”.

Alfa scherza col fuoco. E mentre lui ha già ripulito anche le vetrate della chiesa accanto, io intravedo il primo centimetro del mio vetro.

” Dovrebbe usare anche questo”. E sfodera lo spray magico.

Un coso che non so cosa sia ma giuro scioglie tutto in un secondo.

Intanto, mentre la sua famiglia super rilassata prende posto sui sedili già sicuramente caldi, i miei figli implorano ovattati dall’interno del mio igloo a quattro ruote.

” Mamma chiedi se ti presta lo spray !!!”.

Li fisso.

Faccio NO con la testa.

Non emetto mezzo suono.

O Alfa si propone in soccorso o continuo a grattare col disco orario. È una faccenda di onore femminile.

” Ne ha parecchio eh di ghiaccio?”.

Stefania conta fino a 10 mila. Forza Stefania, CONTA!

Mammaaaaaaa !

Entro in macchina.

Giro la rotella del riscaldamento su “tropici” , fulmino i bambini, dò una sgasata di acceleratore che Alfa sicuramente perde un attimo i sensi e regalmente torno in strada.

” Buon proseguimento e buona giornata”, cinguetta.

Gli sorrido come Morticia Addams.

Alfa parte e dà pure un colpetto di clacson.

La foga che mi prende sgela il vetro in pochi minuti e mi lancio sul sedile col fiatone di un maratoneta.

Visto ragazzi? Possiamo partire!

” Siamo in ritardo mamma”.

Serissimi.

Se li abbandono in strada, visto il clima, la pena sarà certamente doppia. Mi sento clemente e mi lancio verso la scuola.

Ha vinto Alfa.

O forse la moglie di Alfa.

Domani giro la provincia e cerco raschietto e spray magico. Se compro tutto, una cosa è certa : non gelerà mai più così.

P.S.

Stasera non potevamo entrare in casa. Lo spartineve aveva murato letteralmente l’ingresso. Così ho dato un senso alla pala riposta nel cortile.

” Se spalasse quando non è ancora gelata, farebbe meno fatica”.

Oddio.

L’Alfa gira anche di sera. Invece no, è un altro. Sono circondata.

Aiuto.

In foto: il mio cortile, tanto per dire che qui non si lancia odio a caso.

.: SUPRADYN :. 

Giugno e luglio sono mesi difficili. 

Intanto sono pieni di compleanni. E io con le date sono una frana. Sono riuscita a dimenticarne anche di importanti, ma chi mi conosce lo sa. E forse mi perdona. 

Giugno e luglio sono il pre agosto. Ovvero la mia morte per alta temperatura. Vorrei un letargo al contrario, che quando fa caldo mi chiudo in una grotta e esco appena piove. 

Troppo caldo. Troppo sole. Troppa luce. Anche le giornate sono troppo lunghe. Io che sono un vampiro. Finisce che non dormo mai. 

Giugno e luglio sono i mesi dell’insonnia, in cui fatico a addormentarmi, giro nel letto e sbuffo come i mufloni. Vorrei togliermi la pelle di dosso e regalarla a chi, giustamente, si bea del tepore estivo. 

Giugno e luglio mi mettono alla prova con il guardaroba. Non mi svestirei mai. La pelle esposta è da sempre un problema. Oltretutto sono bianchissima, le mie gambe fanno luce. Anche la notte. Ma di metterle al sole non se ne parla. 

Giugno e luglio sanciscono l’inizio della mia lotta alle zanzare, che letteralmente, si cibano di me. Ho già punture ovunque. Faccia, braccia, gambe, pancia, chiappe. Una cartina geografica a puntini che gratto con tutta la forza che ho in corpo. Ogni anno cicatrici nuove, crateri di odio per la natura che si sveglia affamata e nessun rimedio. Perché nemmeno l’acqua di Lourdes mi salva. 

Giugno e luglio sono la fine della scuola, il mio delirio sul lavoro e quest’anno anche il trasloco. 

Luglio accavalla le gambe sul mio di compleanno, che quest’anno ha un unico desiderio, ma non lo posso dire a nessuno se no non si avvera. E custodirlo mi serve a crederci, a sperarlo e a desiderarlo ancora, se non dovesse essere. 

Due mesi impegnativi. 

E allora : Supradyn

MAMME, GRUPPI E ALTRI DELIRI

Normalmente l’essere inserita nei gruppi di Facebook mi disturba un po’. Ma questa volta è diverso. Non ho ben capito come sia successo, ma mi sono ritrovata a far parte di un gruppo che mi sta creando seriamente dipendenza

È una raccolta di mamme, iscritte da tutta Italia, che si confrontano tra loro sui temi più disparati. Di solito, alla terza notifica mi auto elimino, ma questa volta è davvero diverso! Perché i post sono talmente esilaranti che vado a cercarmeli apposta, e rido fino a perdere il fiato. 

I dubbi amletici e le richieste di consulenza spaziano tra la scoperta della gravidanza, i primi mesi di vita del bambino, l’alimentazione, ma anche la vita sessuale e il ménage casalingo.

“Cosa avete a casa come aspirapolvere?”. Seguono marchi, foto e libretti di istruzioni. 

“Come sfogate le tensioni e il nervoso? Io mangiando”. Arrivano prontamente rassicurazioni : 

” Io mangio, fumo e MI LANCIO le cose”. Ah…

“Io mangio cibo e stomaco”.

Donne distese, insomma…

Argomento gettonatissimo sono le suocere, l’undicesima piaga dell’universo moglie. 

“Cosa ha fatto incrinare i vostri rapporti?” . Seguono circa 800 commenti. 

“Io le ho tolto il saluto da quando mi ha detto di chiudere le tube. Le ho risposto di chiudersi le sue, insieme alla bocca” . Applausi! 

” La mia è una bugiarda. Ecco da chi ha preso il figlio…”. Qua c’è crisi nell’aria…

Sono molte a lamentarsi dei mariti. Giulia è sull’orlo dell’esaurimento:

“Siamo insieme da cinque anni e abbiamo una bimba di due. Mai una sorpresa, una cena fuori, niente di niente. Speravo che dopo i miei numerosi lamenti avrebbe fatto qualcosa, invece niente, zero. Ho un nervoso addosso… Lui si giustifica dicendo che non sa fare sorprese. Io l’ho mandato a cagare”. 

Le più scaltre rilanciano : 

” Digli che aspetti tre gemelli, fagliela tu la sorpresa!” . Malefiche! 

E quando del compagno non ci si riesce ad accontentare ci si lancia in qualche fantasia:

“Scusate la domanda mammine, ma voi tradireste vostro marito con un personaggio dello spettacolo? anche solo con un bacio? Io FORSE SÌ, ma solo con Johnny Deep”. Forse …

L’alimentazione è il punto che mette più in difficoltà. Pappe a parte, le donne riescono ad andare in tilt su tutto:

“A quanti mesi si può dare l’acqua?”. Tra le mille risposte delle esperte online abbiamo:

– mai 

– da subito

– a cinque mesi

– a un anno. 

Tutto chiaro insomma. 

Come dicevo gli interrogativi spaziano con serietà da un dubbio all’ altro. 

“Il film cartone Ballerina secondo voi a che età è adatto?”.

“Mamme scusate, ma Nonna Pig e Nonno Pig sono i genitori di chi? E gli altri nonni dove sono?”. 

“In quale programma posso trovare l’effetto fotografico SPECIE ALBERATO con il bimbo che viene allattato?”. 

Sull’ultima ho faticato proprio a capire di cosa si stesse parlando. 

“Potete ridarmi l’indirizzo del sito che fa i gioielli con il latte?”. 

Scusa?!? Cosa? 

Seguendo le indicazioni ( numerose) scopro che esistono aziende che incastonano al tuo anello latte materno, ma anche ciuffi di capelli, denti e cordoni ombelicali. 

Passo e chiudo. 

Non riesco ad aggiungere nulla.

E poi le preoccupazioni. Quelle serie.

“Ciao mamme, ho bisogno di un vostro parere” …sentiamo… ” il mio gatto si è messo a giocare con le mie compresse anticoncezionali bucandole quasi tutte. Secondo voi posso usarle lo stesso? C’è qualche farmacista nel gruppo?”. Stregatto ! 

“Dopo il miracolo della nascita, avviene anche il miracolo delle tette che risalgono?” Tesoro… Che ti possiamo dire….

“Secondo voi, posso mandare in vacanza una settimana la mia cucciola con il papà, o sentirà la mia mancanza?” . Forse i vantaggi non le sono ancora chiari…

“Mio figlio era dalla nonna che si è distratta, e presumo abbia bevuto il profuma ambienti, quello coi bastoncini. Mi date il numero del centro anti veleni?”. Che in effetti, se è grave, una accende prima Facebook …

Le migliori sono le domande hot. Mandano in tilt il sistema, con mamme che credono addirittura che si tratti dell’attacco di un hacker. 

“Stamattina mio marito si è svegliato con una voglia mai avuta… Mi ha chiesto ciò che non facevamo da tempo, e devo dire che ho ancora il sorriso sulle labbra… Perdonate il tema ma il sesso anale è ancora una delle cose più belle che esistano… Ora però ho dei doloretti, sapreste consigliarmi una pomata da usare?”.

Facebook conta più di mille commenti. Le admin sono costrette a disattivarli. Si è scatenato il delirio, tra ovazioni e complimenti e grida allo scandalo. 

Vi consiglio l’iscrizione, insomma. Un gruppo qualunque di mamme. Sono fantastiche. L’unica controindicazione , vi ho già avvisate, è la dipendenza

Infatti adesso vado a vedere cosa hanno partorito in questa mezza giornata. 

Stamattina una mamma era in crisi perché non sapeva se dipingere il nasino della sua bimba per carnevale fosse dannoso per la sua salute.

Vi aggiorno.