BUON NATALE, santocielo.

• Cosa vuoi per Natale ?

• Nulla…

• E allora? Cos’è quella faccia?

Uffa.

A me il Natale piace santocielo. Ma arriva un diavolo di momento in cui mi cala tutta la tristezza del mondo.

Ho creduto a Babbo Natale per un bel po’. A casa nostra passava la sera del 24. Forse perché abbiamo il sangue parecchio a sud, forse perché i miei al mattino volevano dormire, forse perché il 25 era fatto per mangiare e non si poteva perdere la concentrazione.

So che un pomeriggio ero a casa da sola ( sì, ai tempi miei si usava lasciare i bambini a casa e non interveniva il telefono azzurro). Spesso mi infilavo in camera di mia madre per indossare di nascosto qualcosa. Collane, maglie o scarpe coi tacchi. Era il mio camerino prove privato e segreto.

Insomma quel pomeriggio ho aperto l’armadio e ho trovato i pacchi di Natale.

Nemmeno tanto nascosti. Erano lì. Ammassati uno sull’altro. Stipati nell’armadioquattrostagioni.

Quanti anni avevo? Boh.

Primo pensiero : Babbo Natale è già passato. Come è possibile?

Secondo pensiero : Babbo Natale è mia madre o mio padre. Come è possibile?

Terzo pensiero : losapevolosapevolosapevodannazione. Lo sapevo!

Quarto pensiero : cosa diavolo c’è dentro quei pacchi???

L’anno della “morte” di Babbo Natale è stato il migliore in assoluto. Ho passato ogni minuto della mia semi libertà casalinga appiccicata a quei pacchi. Come i miei uscivano di casa mi catapultavo nell’armadio. Schiacciavo la carta centimetro per centimetro per tentare di leggere le scritte sulle scatole e capire cosa contenevano.

Che spasso!

Un impegno pazzesco, e la lotta a non aprire i regali scollando le etichette, una curiosità divorante e i giorni che non passavano mai.

A Natale mangiavamo fino a scoppiare con un menù che doveva essere rigorosamente uguale ogni anno. Ognuno aveva i suoi piatti preferiti e dovevano esserci per forza tutti.

Ci si alzava dal tavolo alle quattro del pomeriggio e si finiva la giornata sul divano a guardare le videocassette. Mia madre voleva i thriller, mia zia i film “ de tribunale” come diceva lei, io le storie da piangere, mia sorella e mia cugina i cartoni. Quindi si guardava tutto, con solo pause per andare in bagno, fino a notte.

E a Santo Stefano avanti con gli avanzi e nuovi film.

A Natale prendere cinque chili era un attimo. Essere moribondi per una settimana, pure.

Per la vigilia indossavamo qualcosa di bello. Anche perché poi dovevamo fare le foto di rito con albero e pacchi.

Per il super pranzo invece tutti in tuta, che se eri vestito comodo ti pareva di poter mangiare di più. Dieci ( mila) antipasti, due ( cento) primi, due secondi e dolci in quantità. E vino e sigarette, perché i grandi fumavano in casa e non era un problema.

La partita a canasta, quella sempre, anche a capodanno. Le carte erano l’unica cosa che riusciva a soppiantare il cibo dalla tavola.

C’erano i nonni, i miei zii e tutta la mia famiglia riunita.

Era bello.

Il Natale di oggi ha più bambini di allora ma meno adulti. Ovviamente.

E io non sono una che piagnucola ma ogni anno a questa cosa ci penso.

E non ho nemmeno più tutta questa voglia di mangiare e mangiare e mangiare.

Che anzi andrei a bere un caffè con tutti i miei, tanti auguri e fine della storia.

Ma c’è ancora un po’ di mezzo Babbo Natale e non posso far tanto la furba.

Mio figlio ( il più piccolo) ha avuto un mezzo tentennamento :

“ Sai cosa mi hanno detto? Che i regali li porta mamma e non Babbo Natale“.

Panico.

“ E tu come la vedi sta faccenda?”.

“ Mamma, io gli ho detto che tu fai tante cose, ma che porti i regali A TUTTI I BAMBINI DEL MONDO è una cosa impossibile !”.

In effetti, per lui “mamma” sono io. Mica ne esistono altre. E sono una che se la sbriga parecchio, ma la consegna in una notte era improbabile anche per me…

Fantastico.

Ho riso da matti.

Che bel regalo ridere.

Mi piacerebbe regalare risate a Natale.

Mi accontenterò di qualche sorriso. Ho fatto pochissimi acquisti, ma quei pochi dovrebbero essere quelli giusti.

Che poi è il bello di tutta questa storia. Trovare l’occasione per materializzare un sentimento.

Stasera inizia lo show. A me tocca il giro di rito al presepe vivente. Che i miei figli ancora non lo capiscono, ma è un atto d’amore enorme. Perché io darei fuoco a tutto.

E domani? Domani si mangia. Quello non cambia. Mio padre ha iniziato a cucinare ad agosto penso. E ci saranno sempre le solite cose, perché il menù di Natale, oggi come allora, è roba sacra.

Buon Natale.

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DI UOMINI ALFA, NEVE E ODIO MATTUTINO.

Privilegiata fino a sei mesi fa, casa in centro e garage asciutto.

No, la neve non mi ha mai scompensata.

Ma quest’anno pago il conto…

Paesello, auto in strada e neve e ghiaccio. Oltretutto una delle mie caratteristiche è pormi il problema sul momento.

Un po’ come la revisione dell’auto, che scopro scaduta insieme alla pattuglia della stradale.

Insomma, alla pala per la neve non riesco a pensarci nemmeno a novembre. Me ne ricordo direttamente quando fuori ci sono due metri di bianche precipitazioni.

Ieri si sapeva che dopo la neve sarebbe ghiacciato tutto.

Tanto.

Ma tanto tanto.

Roba da scuole chiuse per capirci.

Ho anticipato i miei deliranti ritmi mattutini di dieci minuti, valutando che fosse più che sufficiente.

Sbagliato.

Me ne sono resa conto da lontano che sulla macchina avevo un intero iceberg. Sprezzante e fiera, con passo spavaldo e sguardo carico di dignità ho azionato l’apertura delle portiere a distanza.

Bambini!

Partiamo!

Sbagliato.

“Mamma la macchina non si apre”.

Sigillata dal freddo.

Mi guardo intorno. Solo io e…

LUI :

IL PADRE ALFA.

Il padre Alfa è il marito super eroe che tutto può.

Auto accesa sicuramente mentre la moglie era ancora in pigiama, tuta tecnica adatta anche a -30 gradi, scarpe per scalare l’Everest sorridendo, e mille gadget pronti all’uso.

” Gran gelo stanotte eh?”.

Alfa gioca con il mio odio interiore. Non sa che appena mi si scongela la macchina faccio retro e lo asfalto.

” Eh sì…”.

Abbozzo un sorriso che mi riesce malissimo.

I miei figli non sono all’altezza della situazione e si fanno travolgere dal panico ipotizzando un arrivo in ritardo a scuola con relativa fustigazione in aula magna e altre robe tragiche.

” Ragazzi! TRANQUILLI!”.

Sradico la portiera e mi infilo in auto. Mi sento Di Caprio nella pancia dell’orso in Revenant.

Primo colpo. Non parte.

Al secondo Santo che nomino sento finalmente il motore. Il vetro che ho davanti agli occhi mi fa capire che non sarà affatto facile.

Carico bambini e zaini e con in mano il disco orario mi accingo a sgelare il pianeta.

” Non ha il raschietto?”.

Alfa sta trafficando con il suo. Tre colpi e via.

Secondo te?

Mi trattengo.

” No”.

Alfa scherza col fuoco. E mentre lui ha già ripulito anche le vetrate della chiesa accanto, io intravedo il primo centimetro del mio vetro.

” Dovrebbe usare anche questo”. E sfodera lo spray magico.

Un coso che non so cosa sia ma giuro scioglie tutto in un secondo.

Intanto, mentre la sua famiglia super rilassata prende posto sui sedili già sicuramente caldi, i miei figli implorano ovattati dall’interno del mio igloo a quattro ruote.

” Mamma chiedi se ti presta lo spray !!!”.

Li fisso.

Faccio NO con la testa.

Non emetto mezzo suono.

O Alfa si propone in soccorso o continuo a grattare col disco orario. È una faccenda di onore femminile.

” Ne ha parecchio eh di ghiaccio?”.

Stefania conta fino a 10 mila. Forza Stefania, CONTA!

Mammaaaaaaa !

Entro in macchina.

Giro la rotella del riscaldamento su “tropici” , fulmino i bambini, dò una sgasata di acceleratore che Alfa sicuramente perde un attimo i sensi e regalmente torno in strada.

” Buon proseguimento e buona giornata”, cinguetta.

Gli sorrido come Morticia Addams.

Alfa parte e dà pure un colpetto di clacson.

La foga che mi prende sgela il vetro in pochi minuti e mi lancio sul sedile col fiatone di un maratoneta.

Visto ragazzi? Possiamo partire!

” Siamo in ritardo mamma”.

Serissimi.

Se li abbandono in strada, visto il clima, la pena sarà certamente doppia. Mi sento clemente e mi lancio verso la scuola.

Ha vinto Alfa.

O forse la moglie di Alfa.

Domani giro la provincia e cerco raschietto e spray magico. Se compro tutto, una cosa è certa : non gelerà mai più così.

P.S.

Stasera non potevamo entrare in casa. Lo spartineve aveva murato letteralmente l’ingresso. Così ho dato un senso alla pala riposta nel cortile.

” Se spalasse quando non è ancora gelata, farebbe meno fatica”.

Oddio.

L’Alfa gira anche di sera. Invece no, è un altro. Sono circondata.

Aiuto.

In foto: il mio cortile, tanto per dire che qui non si lancia odio a caso.

.: SUPRADYN :. 

Giugno e luglio sono mesi difficili. 

Intanto sono pieni di compleanni. E io con le date sono una frana. Sono riuscita a dimenticarne anche di importanti, ma chi mi conosce lo sa. E forse mi perdona. 

Giugno e luglio sono il pre agosto. Ovvero la mia morte per alta temperatura. Vorrei un letargo al contrario, che quando fa caldo mi chiudo in una grotta e esco appena piove. 

Troppo caldo. Troppo sole. Troppa luce. Anche le giornate sono troppo lunghe. Io che sono un vampiro. Finisce che non dormo mai. 

Giugno e luglio sono i mesi dell’insonnia, in cui fatico a addormentarmi, giro nel letto e sbuffo come i mufloni. Vorrei togliermi la pelle di dosso e regalarla a chi, giustamente, si bea del tepore estivo. 

Giugno e luglio mi mettono alla prova con il guardaroba. Non mi svestirei mai. La pelle esposta è da sempre un problema. Oltretutto sono bianchissima, le mie gambe fanno luce. Anche la notte. Ma di metterle al sole non se ne parla. 

Giugno e luglio sanciscono l’inizio della mia lotta alle zanzare, che letteralmente, si cibano di me. Ho già punture ovunque. Faccia, braccia, gambe, pancia, chiappe. Una cartina geografica a puntini che gratto con tutta la forza che ho in corpo. Ogni anno cicatrici nuove, crateri di odio per la natura che si sveglia affamata e nessun rimedio. Perché nemmeno l’acqua di Lourdes mi salva. 

Giugno e luglio sono la fine della scuola, il mio delirio sul lavoro e quest’anno anche il trasloco. 

Luglio accavalla le gambe sul mio di compleanno, che quest’anno ha un unico desiderio, ma non lo posso dire a nessuno se no non si avvera. E custodirlo mi serve a crederci, a sperarlo e a desiderarlo ancora, se non dovesse essere. 

Due mesi impegnativi. 

E allora : Supradyn

MAMME, GRUPPI E ALTRI DELIRI

Normalmente l’essere inserita nei gruppi di Facebook mi disturba un po’. Ma questa volta è diverso. Non ho ben capito come sia successo, ma mi sono ritrovata a far parte di un gruppo che mi sta creando seriamente dipendenza

È una raccolta di mamme, iscritte da tutta Italia, che si confrontano tra loro sui temi più disparati. Di solito, alla terza notifica mi auto elimino, ma questa volta è davvero diverso! Perché i post sono talmente esilaranti che vado a cercarmeli apposta, e rido fino a perdere il fiato. 

I dubbi amletici e le richieste di consulenza spaziano tra la scoperta della gravidanza, i primi mesi di vita del bambino, l’alimentazione, ma anche la vita sessuale e il ménage casalingo.

“Cosa avete a casa come aspirapolvere?”. Seguono marchi, foto e libretti di istruzioni. 

“Come sfogate le tensioni e il nervoso? Io mangiando”. Arrivano prontamente rassicurazioni : 

” Io mangio, fumo e MI LANCIO le cose”. Ah…

“Io mangio cibo e stomaco”.

Donne distese, insomma…

Argomento gettonatissimo sono le suocere, l’undicesima piaga dell’universo moglie. 

“Cosa ha fatto incrinare i vostri rapporti?” . Seguono circa 800 commenti. 

“Io le ho tolto il saluto da quando mi ha detto di chiudere le tube. Le ho risposto di chiudersi le sue, insieme alla bocca” . Applausi! 

” La mia è una bugiarda. Ecco da chi ha preso il figlio…”. Qua c’è crisi nell’aria…

Sono molte a lamentarsi dei mariti. Giulia è sull’orlo dell’esaurimento:

“Siamo insieme da cinque anni e abbiamo una bimba di due. Mai una sorpresa, una cena fuori, niente di niente. Speravo che dopo i miei numerosi lamenti avrebbe fatto qualcosa, invece niente, zero. Ho un nervoso addosso… Lui si giustifica dicendo che non sa fare sorprese. Io l’ho mandato a cagare”. 

Le più scaltre rilanciano : 

” Digli che aspetti tre gemelli, fagliela tu la sorpresa!” . Malefiche! 

E quando del compagno non ci si riesce ad accontentare ci si lancia in qualche fantasia:

“Scusate la domanda mammine, ma voi tradireste vostro marito con un personaggio dello spettacolo? anche solo con un bacio? Io FORSE SÌ, ma solo con Johnny Deep”. Forse …

L’alimentazione è il punto che mette più in difficoltà. Pappe a parte, le donne riescono ad andare in tilt su tutto:

“A quanti mesi si può dare l’acqua?”. Tra le mille risposte delle esperte online abbiamo:

– mai 

– da subito

– a cinque mesi

– a un anno. 

Tutto chiaro insomma. 

Come dicevo gli interrogativi spaziano con serietà da un dubbio all’ altro. 

“Il film cartone Ballerina secondo voi a che età è adatto?”.

“Mamme scusate, ma Nonna Pig e Nonno Pig sono i genitori di chi? E gli altri nonni dove sono?”. 

“In quale programma posso trovare l’effetto fotografico SPECIE ALBERATO con il bimbo che viene allattato?”. 

Sull’ultima ho faticato proprio a capire di cosa si stesse parlando. 

“Potete ridarmi l’indirizzo del sito che fa i gioielli con il latte?”. 

Scusa?!? Cosa? 

Seguendo le indicazioni ( numerose) scopro che esistono aziende che incastonano al tuo anello latte materno, ma anche ciuffi di capelli, denti e cordoni ombelicali. 

Passo e chiudo. 

Non riesco ad aggiungere nulla.

E poi le preoccupazioni. Quelle serie.

“Ciao mamme, ho bisogno di un vostro parere” …sentiamo… ” il mio gatto si è messo a giocare con le mie compresse anticoncezionali bucandole quasi tutte. Secondo voi posso usarle lo stesso? C’è qualche farmacista nel gruppo?”. Stregatto ! 

“Dopo il miracolo della nascita, avviene anche il miracolo delle tette che risalgono?” Tesoro… Che ti possiamo dire….

“Secondo voi, posso mandare in vacanza una settimana la mia cucciola con il papà, o sentirà la mia mancanza?” . Forse i vantaggi non le sono ancora chiari…

“Mio figlio era dalla nonna che si è distratta, e presumo abbia bevuto il profuma ambienti, quello coi bastoncini. Mi date il numero del centro anti veleni?”. Che in effetti, se è grave, una accende prima Facebook …

Le migliori sono le domande hot. Mandano in tilt il sistema, con mamme che credono addirittura che si tratti dell’attacco di un hacker. 

“Stamattina mio marito si è svegliato con una voglia mai avuta… Mi ha chiesto ciò che non facevamo da tempo, e devo dire che ho ancora il sorriso sulle labbra… Perdonate il tema ma il sesso anale è ancora una delle cose più belle che esistano… Ora però ho dei doloretti, sapreste consigliarmi una pomata da usare?”.

Facebook conta più di mille commenti. Le admin sono costrette a disattivarli. Si è scatenato il delirio, tra ovazioni e complimenti e grida allo scandalo. 

Vi consiglio l’iscrizione, insomma. Un gruppo qualunque di mamme. Sono fantastiche. L’unica controindicazione , vi ho già avvisate, è la dipendenza

Infatti adesso vado a vedere cosa hanno partorito in questa mezza giornata. 

Stamattina una mamma era in crisi perché non sapeva se dipingere il nasino della sua bimba per carnevale fosse dannoso per la sua salute.

Vi aggiorno. 

MI METTO NEI SUOI PANNI, E FORSE SONO I MIEI. 

Sono andata a letto tardissimo come al solito. La sveglia suona presto e pagherei per non scendere dal letto. Ancora un minuto penso. No. 6.30 devo muovermi.

Vado in cucina e stropicciando gli occhi cerco a tentoni la caffettiera. Metto su il caffè. Ottimizzo facendo la pipì. Quei tre minuti sulla tazza servono ad avere un quadro generale. Fisso il muro e cerco di organizzare le idee.

L’induzione è velocissima. Il caffè è già salito. Lo mischio al latte freddo così va giù più in fretta.

Infilo un paio di scarpe a caso e esco coi cani. Sono in ritardo. Giro veloce dell’isolato. Forza ragazzi, svuotatevi che siamo di corsa.

Buongiorno!

Incontrare il vicino a quest’ora aumenta l’autostima. È conciato peggio di me, anche lui che trascina il suo bassotto.

Torno a casa.

Apro il frigo. Ho quattro colazioni diverse da preparare. Sono una macchina al mattino. Metto tutto in tavola e do il timer al latte.

Chiamo i bambini. Nella norma uno su quattro ,almeno ,piange al risveglio.

Due fanno le scale da soli, uno lo prendo in braccio, l’altro lo trascino per mano.

Forza ragazzi che siamo di corsa.

Cacchio. L’ho detto anche ai cani.

Sono stanca.

Sono le 7.10 e incito la truppa al trangugio. Il piccolo si macchia, sarà da cambiare tutto.

Rifacciamo le scale al contrario. Tutti in bagno. A turno si lavano, un po come i gatti, fa lo stesso. Ci penserò stasera.

Uno via l’altro si vestono e cambio il piccolo. Quattro bambini sono impegnativi.

Cartelle in spalla. Ho controllato tutti. Le scarpe le hanno. Giacca? Si, a posto.

Accidenti. Le merende. Torno in cucina, acchiappo un pacchetto a caso per ognuno, un succo. Caccio tutto negli zaini. Ci siamo.

7.50 partiamo in macchina. Cinture allacciate? Coro unanime. Tranne il piccolo che da solo non riesce. Scendo di nuovo. Lego il pulcino, rigiro intorno alla macchina che sembra enormemente lunga e avvio il motore.

Su la serranda del garage e si parte.

Traffico.

Un pullman. Dietro di me già suonano il clacson. È martedì. Mercato. Casino infernale.

Con grande fatica arriviamo alla scuola. Minaccio il piccolo: non ti slacciare che arrivo subito. Scendono tre bimbi, le cartelle, dai veloce, aspetta, dammi la mano, andiamo sulle strisce.

aspetta !!!

Gli metto talmente fretta che dimenticano di guardare se arrivano le macchine. Quando sarà tempo di mandarli da soli?

Sono le 8.05 e sono già stravolta.

Nel cortile due corrono all’ingresso. Il grande vuole ancora un bacio.

Dai che fai tardi!

Gli do un buffetto.

Schizzo verso la macchina ( oddio l’avevo chiusa?), e pulcino mi sorride chiuso dentro. Povero, penso. Mi fa tenerezza in quei momenti.

Si riparte. Andiamo all’asilo.

Suona il telefono. Lo sapevo.

È il veterinario. Dovevo portare il cane stamattina. Dimenticata. Lo richiamo dopo.

Ho bisogno di ferie. Dimentico tutto.

Traffico in aumento. Non arriveremo mai. Guardo nello specchietto. Pulcino si è addormentato. Un classico.

Curva destra. Sinistra. Ci siamo quasi. Risuona il telefono. Santocielo. Dai sono quasi arrivata. Adesso parcheggio e richiamo tutti.

Asilo in fermento. Nel parcheggio trovo spazio per miracolo. Adesso richiamo.

Cosa invento per il veterinario? Occupato.

Seconda telefonata. Potevo anche rimandare, le scocciature al mattino sono snervanti.

Aspetta. Riprovo il veterinario. Ci aggiorniamo al telefono. È gentile. Capisce che sono di corsa e lo immagino sorridere sentendo le mie scuse.

Ok.

Ho fatto tutto. Si riparte. Giro la macchina. Vado al lavoro.

Io al lavoro mi rilasso.

Cerco parcheggio. Dio che caldo. Prima di stasera sono sciolta.

Entro in negozio. Il telefono già squilla. Sorrido. Forza e coraggio. La giornata è lunga, piena , ma posso farcela.

È pomeriggio quando arrivano i carabinieri. È sua l’auto qui fuori?

Pulcino dormiva. L’ho dimenticato. In auto.

Fa caldo. E sono sono così stanca che l’unica cosa che desidero è morire anche io.

FRANCESCA E CIUFFI. OVVERO, IL DELIRIO.

Francesca e la sua cagnolina sono clienti abituali.
Sì. Anche la cagnolina.
Ciuffi. Diminutivo di Ciuffina.
Precisiamo: la sottoscritta ha un cane, quindi capisce tante cose del rapporto umano/quadrupede, ma Francesca per me è un caso da studio.
Ciuffi non cammina. Sta benissimo, sia chiaro, ma Francesca sostiene che per convincerla a venire al centro estetico ci voglia la borsa trasportino.
Francesca entra al Ninfeo con Ciuffi in spalla, dodici chili di furbizia canina.
Arrivano spesso in ritardo, perché decidere il vestito da mettere è sempre una tragedia. Il vestito di Francesca? No, del cane.
Ho visto Ciuffi addobbata in qualunque modo. Tenute invernali, estive, sbarazzine, eleganti, colorate. Vestiti con gonna, tutù da ballo, felpe, piumini, smanicati. Il guardaroba di quel cane non lo possiedo nemmeno io. Ciuffi al mattino è sempre indecisa. Francesca impiega circa 40 minuti a capire cosa vuole indossare per uscire, dunque arrivano tendenzialmente 15 minuti dopo l’appuntamento fissato. È che sicuramente quella mattina era prevista la tenuta ginnica, ma poi la piccola fa le bizze perché vuole l’abito sportivo.
Francesca parla della cagnolina dicendo “mia figlia”. Ora, chiunque abbia un cane ha detto almeno una volta il mio bambino, la mia cucciola, e forse anche mia figlia. Ma per Francesca è la normalità. Dice “mia figlia” anche quando parla con le sconosciute in reception, che in un primo momento cercano in qualche dove una bambina, poi si rassegnano all’idea che si tratti effettivamente del cane.
Entrano e si siedono in poltrona.
“Ciuffi stai tranquilla che facciamo presto, tesoro, mamma fa veloce veloce veloce le unghiette e poi torniamo a casina”.
Ciuffi la guarda, secondo me con aria disperata. Francesca la interpreta come voglia di grissini.
“Ciuffi! Un altro grissinetto? Ma poi ti viene mal di pancia. Te ne do solo più uno, ma non dirlo a papà “.
Francesca mi ha spiegato che suo marito non è il vero padre di Ciuffina. Il vero padre è forse un bassotto.
Strano.
Lei invece è proprio la mamma.
Lo dimostra il fatto che l’ha allattata.
Voi penserete banalmente a un biberon. Una siringa. Macché.
Francesca l’ha allattata al seno. Ovviamente non aveva latte, ma Ciuffi succhiava che era una meraviglia.
Il giorno che me l’ha detto candidamente, ho saltato il pranzo. Giuro.
Ciuffina al Ninfeo si annoia a morte. La mia teoria è che si vergogni del pubblico delirio di sua madre. Ma Francesca la rassicura di continuo:
“Ciuffa, Ciuffi, Ciuffina, Ciuffolotta! Amore! Dai, che tra poco FACCIAMO GIOCO” .
Eh?
Nemmeno le madri più melense parlano così ai pargoli.
“Ciuffi? Chi c’è ? Chi c’è ? C’è PAPOI? ”
(PAPOI è il padre adottivo)
Ciuffina lo cerca. È la sua speranza di liberarsi della madre pazza.
“Nooo amore di mamma, non c’è PAPOI , non fare così, non piangere, no, scusa amore, era gioco, noooo”.
La poveretta si era illusa. Sperava in una fuga. Invece no, la seduta di manicure continua.
Comunque Francesca mi ha spiegato che loro si parlano. Non che si capiscono. SI PARLANO PROPRIO.
Ad esempio, quando Ciuffina sta male DICE a Francesca “portami dal veterinario”. Lo dice davvero. Io non l’ho mai sentita, ma forse quando è qui da me, così male non sta.
Oggi dovevano venire. Ma hanno disdetto. Ciuffi era troppo indecisa tra il vestito con la gonna di maglina e l’abito con la pelliccetta.
Succede. E la capisco pure la Ciuffi. Anche io non avrei messo nè uno nè l’altro.