IL GUAIO DEL CHIAMARSI NINFEO

Quando ho deciso il nome del mio centro estetico non avevo certo idea dei guai a cui sarei andata incontro.

Tra me e me mi ero detta che chiamare il mio centro Il Ninfeo sarebbe stato come rendere unica la mia creatura. Le terme della città, evocazione dei bagni turchi romani, riti antichi, aggreganti. Un benessere che mi riportava indietro nel tempo, nella storia.
Invece mi sono complicata la vita.
Un incubo.

Per i primi due anni ho sentito chiamare Il Ninfeo nei modi più disparati.

La ninfa
Le ninfe
Ninfea
Ninfo
Ninfao
Ninf
Ninfeolo
Ninfee

Una tra le più bizzarre è certamente la signora che dopo sfiancanti ricerche sulla guida telefonica ( poteva cercare per anni…) entrava con aria scocciata dicendo “ Insomma ! Io il numero di telefono di questo Fauno proprio non l’ho trovato”. E certo che se cercava il Fauno era difficile arrivare al Ninfeo.

La mia fedele collaboratrice ricorda ancora il martedì mattina in cui suonò il telefono:
– Il Ninfeo buon giorno sono Alice!
Ecco si, adesso mi dica bene come vi chiamate che qua non c’è nessuno che sappia aiutarmi!
– certo signora, noi siamo Il Ninfeo
mmm, no no signorina, non si capisce , me lo ridica
– IL .NIN.FE.O.
oooooh! Signorina ! Me lo dica proprio lettera a lettera come M di Modena e R di Roma
{inizia lo spelling, comincio a guardare la povera Alice con occhi preoccupati}
no, signorina, anche così io non capisco. Oltretutto son qua in mezzo al mercato con la macchina e non riesco più ad andare nè avanti nè indietro!
( cacchio si è infilata dentro il mercato)
{ in lontananza fischio del vigile…}
senta signorina, adesso vedo di togliere la macchina da in mezzo alle bancarelle e proverò a cercarvi….
Sbuffo
Clic

Che dire? Se mai avrò un’altra attività la chiamerò Pelo e Contropelo. O magari Estetica Stefania , e chiusa la questione. Così magari non metto in crisi nessuno.
Oppure lo chiamo davvero Il Fauno.

Così quando mi cercheranno al telefono mi diranno: “è il Ninfeo?”
Ecco.


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PRONTO CHI PARLA?

Ho la fortuna di avere un centro estetico abbastanza grande. Tanto per capirci lavoriamo qui in cinque.
L’equazione da come risultato che le clienti siano di numero considerevole e che io qualcuna non la conosca proprio.
Ognuna di loro telefona.

Ora. Diciamo che negli anni ho imparato a conoscere la voce di quasi tutte e che nel momento in cui sento pronunciare il nome della signora in questione, facilmente le associo un volto, ma a volte le donne sono bravissime a complicarmi la vita.

“Il Ninfeo buongiorno sono Stefania!”
“Ooooooo! Ciao Stefi! SONO IO”.
Ehmmm… Ciao TU.
Il mio schedario mentale inizia a scorrere all’impazzata.
TU incalza ” Mi hai riconosciuta vero?”
Oddio. Chi diavolo è?
” Dai, sono io”
Un aiuto da casa per favore…
” Ma Stefi! Sono Cri!”
Aaaaaaaaaa! Ecco chi sei! Una delle 20 Cristina che vengono qui….
” Ho bisogno di un appuntamento per le unghie”
Bene, sto restringendo il campo a 4 . Posso farcela.
” Ma nei mie soliti orari, perché poi ho i bambini, sai…”
Bingo!
Ma certooo Cristina TU, individuata!

Anche se le le migliori telefonate iniziano così :
” ciao Stefi, indovina chi sono?”
” ciao Stefi, vorrei un appuntamento per il mio solito”
” ciao Stefi, quando posso venire?”
I concorrenti di Gerry Scotti sono meno in difficoltà.

Al telefono il fraintendimento è un attimo.
“Signorina scusi sa se la chiamo all’ultimo, ma ho urgente bisogno di una ceretta entro domani”.
Scartabello, invento mentalmente ogni stratagemma per inserire l’emergenza in una giornata già pienissima e propongo le sei.
” Ok! Grazie mille, mi segni pure, ci vediamo domani mattina!”
Oh no!!! Io intendevo le 18. Va bene l’urgenza…

Urgenza… Spesso ricevo telefonate disperate. E quando dico disperate non esagero.
” Stefania La prego!! Ho un’unghia rotta e stasera ho una cena, mi faccia venire A QUALUNQUE ORA”.
Tra mezz’ora? Non ce la fa proprio.
Alle 11.30? No, ha i nipoti a pranzo, deve impanare le fettine!
Alle 14? Eh no, fa la pennica…
Alle 16.30? Ha la parrucchiera.
Alle 18.30? Troppo tardi.
Allora!!! Ha urgenza o no? Sbaglio o ha detto qualunque ora?
Passo alle minacce, funziona sempre.
Signora, allora la faccio passare domani.
” Va bene, verrò alle 14″.
Ecco brava, il riposino oggi lo saltiamo.

” Mi dia il primo appuntamento della mattina”
La segno per le 10 allora.
” Ma aprite così tardi??”
Lavoriamo 6 giorni su 7 dalle 10 alle 20 Signora. Più di questo mettiamo una tenda e dormiamo qui.
” Io volevo venire presto, tipo alle 8.30″
Se vuole quell’orario posso darglielo al sabato.
No il sabato no. Il sabato si dorme.

” Vorrei venire in pausa pranzo, sono lì da voi alle 13.37″ . Addirittura.

” Vorrei fare un massaggio. Domenica” .
Signora, la domenica siamo chiusi…
” Complimenti! Poi vi lamentate della crisi!”.
Accidenti. Il riposo dell’estetista non è contemplato…
Sa che c’è signora? Oggi è una di quelle giornate particolarmente ciniche. Faccia così : telefoni sabato che magari mi è passata.
Anzi meglio.
Chiami domenica.

{ Per la cronaca. Posso giurare di aver fatto depilazioni anche alle 23.30, prove trucco la domenica e limato unghie a clienti in ospedale. Sono cinica sì, ma ogni volta che posso mi faccio in quattro}

Il famoso PACCHETTO GAFFE

Ogni estetista ne possiede uno.
Inconfessabile.
Ogni estetista ha il proprio pacchetto di gaffe. Il mio è ben fornito.

Anche la più esperta collega sa che ci sono momenti in cui bisognerebbe tacere. Ma non ce la si fa.
Hai la domanda giusta nel momento sbagliato, sai che potresti evitare, e invece no. Insisti. La frase esce, leggera, svolazza in istituto, probabilmente nel preciso momento in cui le mille clienti presenti sono tutte, contemporaneamente, in silenzio.
La figuraccia è udibile a tutti. La tua credibilità vacilla.

Laura la conoscevo da un po’. Era venuta da me per la preparazione al matrimonio. Avevamo parlato tanto, in effetti, ma quel piccolo particolare mi era sfuggito…
Quella mattina a casa sua c’era fermento, gente che andava e veniva, fiori che arrivavano a montagne. Laura conteneva l’emozione a stento, visibilmente tesa ma felice.
Sto stendendo il mascara, e per sciogliere il ghiaccio, candidamente, ingenuamente, con forse anche una strizzata d’occhio ( ebbene sì) esordisco: “allora, dove l’hai spedita tua madre?”.
Ho detto proprio così : SPEDITA. All’altro mondo l’ha spedita, Stefania.
La folla intorno a me si è pietrificata. Fiume di lacrime in arrivo. Brava me.
Ho sperato che in quel momento si aprisse una voragine nel mezzo esatto del salotto e mi risucchiasse nel profondo degli abissi.
Correzione in corsa : ” Laura, sei cosciente del fatto che ho appena detto quel che non dovevo dire, ma soprattutto che hai il mascara fresco, quindi guai a te se piangi”. Risata generale. Meno male.

Qualche anno fa avevo un rappresentante, un tipo in gamba, simpaticissimo. Ci salutiamo prima di Natale, con un ordine di prodotti per il mese di gennaio e lui che parte per il Messico. Buon viaggio insomma. Gennaio passa e i miei prodotti non arrivano. Scatta la prima telefonata. Segreteria telefonica. Nei giorni successivi riprovo, nulla. Quindi attacco con i messaggi. Presa da foga, scrivo di tutto, compresi messaggi ironici in cui insinuo che lui sia scappato in Messico con soldi e prodotti. Zero.
Poi arriva la mattina x.
Esasperata, decido di andare alla fonte. Chiamo la ditta. Mica mi accontento della segretaria io, voglio parlare direttamente col capo.
Il suo buongiorno per me è aria fresca. Sono un fiume in piena:
” Allora adesso io Le spiego. Son due mesi che aspetto questi dannati prodotti, il vostro rappresentante si è dileguato, magari intascandosi pure i soldi, se non lavora più per voi che ci sia almeno la decenza di comunicarlo, ma Le sembra una cosa normale??? “.
Dall’altro capo del telefono un silenzio imbarazzato ” … vede Signora… Il Signor Marco non è più con noi…” .
Il mio cervello non recepisce. Annebbiato dalla rabbia. Insisto.
“A me poco interessa, non ci si comporta così, gli dica pure che in quanto rappresentante poteva almeno comunicarmi di aver cessato l’incarico!” .
Sento singhiozzare.
Molto bene Stefania. Marco si è suicidato. Le mie sinapsi si svegliano in un istante.
Il poveretto mi dà quindi un nuovo recapito. La nuova rappresentante, che per altro ha le chiavi del magazzino in cui sono custoditi i miei prodotti.
Riattacco, sbaccalita. Chiamiamo la signora allora.
” Pronto buongiorno, ho avuto il suo numero dal titolare. Guardi, sono un po’ interdetta, ho appena saputo di Marco, mai avrei detto, era un tipo così solare. Nella vita non si può mai dire…”
Una sola risposta: ” Non lo dica a me, sono la moglie”
Eh no!!!! Questa è una congiura!!!
Abbiamo risolto la nostra questione, e l’ho pregata di cancellare a prescindere ogni mio messaggio sul telefono di Marco.

Bruna ha sempre l’appuntamento il martedì mattina. Quel martedì lo salta, senza avvisare. Compare il mercoledì e confabula con la mia collega in reception. Ignara delle loro facce sfreccio di fronte a entrambe con un sorriso smagliante:
” wow Bruna!!! Oggi ti sei vestita da Minnie?”
Perché l’ho dovuto dire? Non era vestita da Minnie poi, aveva un abitino nero, che faceva molto funerale… Ecco. Faceva funerale di sua mamma.

Come non ricordare poi la mia Federica che consegna ad un cliente un campioncino di dopobarba, senza notare che ha in faccia un tappeto stile Babbo Natale, da sempre. Oppure Alice, che accoglie la sua cliente salutando il bambino che ha per mano chiamandolo nipotino ( era il figlio).

Gli esempi si sprecano. E temo siano in continuo divenire…

IL TRIND, QUESTO SCONOSCIUTO.

Entra sorridendo.
Non ci conosciamo ma lei sorride davvero tanto.
Troppo.
Ho già capito dove si va a parare. Me lo sento.

” E’ qui il centro estetico?”
Ci sei dentro fino al collo tesoro! Ma non avrò mai il coraggio di risponderle così.
Quindi smaglio anche io: certo Signora.
” Ah ecco! Siete il Ninfeo vero?”

Vuole i documenti? Dai Stefania, sorridi.

” Mi ha mandata da voi la mia amica Pinuccia. Dice che avete un prodotto portentoso per le unghie……”

Ecco. Vedi che lo sapevo? Adesso lo dice. Stai seria, Stefania stai seria. Ora lei spara grosso e tu devi star seria.

“Sono venuta per comprare un TRANS
Oddio muoio.
No, non si può. Ma perché?

Ovvio. Non sapete di cosa sto parlando. Il prodotto in questione si chiama TRIND. È uno smalto, poveretto, famoso nel mio settore. A me il Trind piace molto, lo vendo da tanto tempo, e ho proprio sposato la causa. Trasmetto il mio entusiasmo a tal punto che le clienti lo comprano per passaparola. Si fidano a prescindere.
Ne sono felicissima ovviamente. Peccato che il Trind abbia il suo bel nome, nemmeno tanto difficile. Trind. Punto.
Invece no, lo chiamano in qualunque modo.

Ho una cliente che da anni lo chiama Tris. Le più anglofone lo chiamano Traind. Oppure il Tres ( spagnolos?). C’è chi gli toglie l’unica vocale che ha e ghigna un Trnd. Ma ho già sentito anche Frins, Trins, Tren, Trend, French, Trenc, Prinz,Trints, …
In qualunque modo purché non sia Trind.

Allora io avrei pensato ad un concorso: chi lo ribattezza col nome più divertente ne vince una camionata. Offro io.
Occhio però : Trans è già sul podio…

Vorrei una crema { oh santo cielo…}

Una delle situazioni più divertenti del mio lavoro è da sempre l’ingresso di una cliente che arriva da me alla ricerca di un prodotto.

Nella maggior parte dei casi hanno le idee ben chiare: vorrei tal crema, tal olio, tal vattelappesca.
Ma quando entra la cliente “vaga” scatta il siparietto.
La cliente vaga cerca una crema.

Che crema? Non sa…

Un po’ idratante, un po’ antirughe, un po’ per pelle mista, un po’ illuminante, ma anche rivitalizzante,con le vitamine, le alghe, la polvere di stelle…
Insomma. Un’acqua di Lourdes da spalmarsi dappertutto con un risultato che sia il più vicino possibile all’istantaneo.

Mi farà effetto subito?
Ma se la metto più volte al giorno va bene?
Non le resta che mangiarla Signora.

La visualizzo subito in ufficio, rannicchiata sotto la scrivania che si increma e si increma e si increma.
Ovviamente torna la settimana dopo. Scocciata. La crema è durata pochissimo.

Le richieste sono le più disparate.
Nella mia memoria storica le migliori richieste le ha fatte la signora “Adele”.
Adele legge probabilmente giornali tipo “La salute in casa tua “ o “Trucchi e barbatrucchi per la donna in forma” . Il problema è che interpreta la notizia. Non ho mai capito esattamente a quale prodotto in particolare si riferisse, fatto sta che ogni volta che entra qui io deglutisco, respiro forte e mi preparo.
Lei è serissima dietro i suoi occhiali neri, a fatica le esce un buongiorno, va dritto al sodo.
“Vorrei una crema corpo: ingrassante
Silenzio
“Più che ingrassante, la vorrei al grasso
Oddio
“Vorrei una crema rassodante”
Facile!
“Ma non questa, perché questa è troppo rassodante
Vendita doppia: una cliente in ascolto fiuta il prodotto e lo compra lei. Dove altro puoi trovare una crema che rassodi troppo?
“Vorrei una crema viso alla vitamina aefhbendh”
Magari una polivitaminica andrebbe bene. No! Perché contiene anche la c. Lei la vitamina c non la vuole.
“Vorrei una crema alle alghe ma senza oligoelementi”
Davvero è impossibile. Tutti vogliono gli oligoelementi. Se c’è l’alga ci sono gli oligoelementi. Eh ma lei è allergica. Proprio agli oligoelementi.
“Vorrei una crema corpo infuocante
Adele, sarà riscaldante?
No no. La vuole così, infuocante, per prender fuoco in bagno. Dopo la doccia. Una pira umana che brucia come uno torcia estiva.
“Vorrei una crema per le mani. Molto idratante. Che non unga. Non me la dia che si assorbe subito. Che vada bene anche per le cuticole. Non profumata. Solo che sappia di pulito”
Ho già perso un chilo solo a pensare a che tubetto tirar fuori.

Io Adele la adoro.

È sempre un’incognita, una sorpresa. Non smette di stupirmi. Se fossi un’azienda cosmetica la userei come test. Se va bene ad Adele, se soddisfa tutte le sue esigenze, allora sarà un prodotto di successo.
E giuro che se qualcuno brevetta la crema infuocante io la compro. Giusto per vedere l’effetto che fa.