LA STORIA DEL MAI ABBASTANZA.

Nella storia del mai abbastanza gareggiava da sempre con una lei spettinata. 

E con uno specchio che le diceva “sorridi”. 

Le forme nel tempo, il cambiare sembianze, già dai tempi passati in cui sprofondava in maglioni giganti perché non era abbastanza

Abbastanza magra piatta alta lunga. 

Oggi forse manca un sacco d’altro. 

Sgomitava per essere sé. Fuori da imposizioni amorevolevoli che iniziavano sempre con un “dovresti”. 

Dovresti provarci, dovresti fare, dovresti dire. 

Probabilmente avrebbe dovuto essere altro, forse perché non era abbastanza perfetta per tutti. 

Oggi accumula sbagli quotidiani, sbatte la faccia nel troppo voler fare, con il “non abbastanza” sempre nelle orecchie. 

E corre e corre e corre fino al punto di dimenticare. 

Come quando ha dimenticato di andarlo a prendere a scuola e si è detta che come mamma talvolta non era abbastanza

E poi i fantasmi, mai troppo fantasmi. Quelli che la strozzano dritti alla gola e non la fanno mai piangere abbastanza

Vorrebbe piangere un’ora intera, o forse un giorno e anche una notte. 

Svegliarsi al mattino pensando che le lacrime hanno lavato via tutto e i singhiozzi hanno scacciato il buio. 

Invece di questi momenti non ne trova abbastanza, e il non detto e il non fatto li rimette nella sacca dei silenzi

Così scrive e inonda diari di parole che poi chiude in qualche dove. 

Forse insieme a quei brava! che ha sempre aspettato e che cerca di regalare agli altri.

Ai bambini.

A te. 

Forse insieme ai baci e alle carezze che dispensa, perché il suo motore è proprio quello, la cura paziente di chi ama le piccole cose

Sbaglia modi, sbaglia tempi, sbaglia scarpe e vestiti, sbaglia casa e gusti, sbaglia in auto e sbaglia numero. Collezionista seriale di commenti e appunti severi. 

Vaso di Pandora in cui tutti hanno il piacere di aggiungere qualcosa. 

Nutre desideri e alimenta sogni che porta a letto ogni notte. E li culla con la nenia più antica e la voce più dolce. 

Che ascolta anche lei quando non ha sonno abbastanza. 

E si risveglia come sempre, spettinata e corazzata, pensando che se davvero non è mai abbastanza

di questa donna

chi non ha capito niente

forse

sei tu

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IL GUAIO DEL CHIAMARSI NINFEO

Quando ho deciso il nome del mio centro estetico non avevo certo idea dei guai a cui sarei andata incontro.

Tra me e me mi ero detta che chiamare il mio centro Il Ninfeo sarebbe stato come rendere unica la mia creatura. Le terme della città, evocazione dei bagni turchi romani, riti antichi, aggreganti. Un benessere che mi riportava indietro nel tempo, nella storia.
Invece mi sono complicata la vita.
Un incubo.

Per i primi due anni ho sentito chiamare Il Ninfeo nei modi più disparati.

La ninfa
Le ninfe
Ninfea
Ninfo
Ninfao
Ninf
Ninfeolo
Ninfee

Una tra le più bizzarre è certamente la signora che dopo sfiancanti ricerche sulla guida telefonica ( poteva cercare per anni…) entrava con aria scocciata dicendo “ Insomma ! Io il numero di telefono di questo Fauno proprio non l’ho trovato”. E certo che se cercava il Fauno era difficile arrivare al Ninfeo.

La mia fedele collaboratrice ricorda ancora il martedì mattina in cui suonò il telefono:
– Il Ninfeo buon giorno sono Alice!
Ecco si, adesso mi dica bene come vi chiamate che qua non c’è nessuno che sappia aiutarmi!
– certo signora, noi siamo Il Ninfeo
mmm, no no signorina, non si capisce , me lo ridica
– IL .NIN.FE.O.
oooooh! Signorina ! Me lo dica proprio lettera a lettera come M di Modena e R di Roma
{inizia lo spelling, comincio a guardare la povera Alice con occhi preoccupati}
no, signorina, anche così io non capisco. Oltretutto son qua in mezzo al mercato con la macchina e non riesco più ad andare nè avanti nè indietro!
( cacchio si è infilata dentro il mercato)
{ in lontananza fischio del vigile…}
senta signorina, adesso vedo di togliere la macchina da in mezzo alle bancarelle e proverò a cercarvi….
Sbuffo
Clic

Che dire? Se mai avrò un’altra attività la chiamerò Pelo e Contropelo. O magari Estetica Stefania , e chiusa la questione. Così magari non metto in crisi nessuno.
Oppure lo chiamo davvero Il Fauno.

Così quando mi cercheranno al telefono mi diranno: “è il Ninfeo?”
Ecco.