20 ANNI FA : compleanno di una visione

Vent’anni fa sostenevo l’esame di maturità.

Come nel resto della mia carriera scolastica ho discusso con la presidente di commissione e sono uscita dall’aula sbattendo la porta.

Nemmeno mi importava dei voti sul tabellone. Il giorno successivo ero dal libraio a vendere tutto ciò che avevo. Al diavolo.

Fu la prima estate in cui non lavorai e mi concessi una vacanza. Un mese di mare insieme a Silvia, in terra madre. Saltammo sulla nave col passaggio ponte, direzione Sant’Antioco, l’isola nell’isola. Il sud più sud della Sardegna.

Fu una vacanza bellissima, tra disagi di acqua che mancava in casa, concerti al porto, mangiate colossali e sabbia nera ustionante.

La sera vagavamo alla ricerca di fresco e pensavo a cosa combinare nella mia vita.

Avevo visitato un paio di facoltà universitarie senza raccogliere grande entusiasmo. Sapevo tradurre il latino e il greco, adoravo scrivere, mi nutrivo di libri e spillavo birra nei locali ogni fine settimana.

Abilità poco produttive nel voler pianificare un’indipendenza.

Al ritorno a casa, silenzio notte e acqua scura. Il buio mi porta da sempre le migliori scintille.

Cosa farai ora?

Silvia me lo chiese sinceramente.

Farò l’estetista.

Lo dissi così. Nel mezzo del mare. Con i capelli a frustarmi la faccia sul ponte umido di una nave.

Vent’anni fa tornai a casa e cercai la scuola più vicina. Che poi era una sola, a mezz’ora di treno.

Incontrai Francesca, la direttrice, stupita di questo diploma classico tra le mani. Avevo i soldi da parte per pagarmi la retta, e la giusta incoscienza per inventarmi un futuro.

Sembra che tu lo faccia da sempre, diceva Francesca mentre armeggiavo in aula seguendo un ritmo nella testa che comandava i movimenti nelle mie mani durante i primi massaggi.

Un mese dopo, il primo posto di lavoro.

Comincerai dalle basi, disse la titolare.

E lavai cessi, spolverai prodotti e mobili, appesi cappotti di clienti che mi parevano delle matusalemme, per mesi e mesi e mesi. Alla faccia della base.

La mia svolta fu il licenziarsi di una collega. Mors tua vita mea – ecco a cosa serve il latino!- e iniziai così. Appuntamenti da smaltire e la sguattera che diventa presto preziosa.

Olè!

Non mi ha più fermata nessuno.

Da allora ho fatto parecchia strada. E me la sono sudata tutta.

Sono passati vent’anni e ancora Francesca si ricorda di me. E io penso a lei come la prima persona che abbia creduto nella scelta pazzoide di una diciannovenne che segue un istinto.

Dopo vent’anni ancora ragiono così. Penso la notte e realizzo di giorno. Seguo strade poco battute per sfidare con garbo chi pensa che non sia possibile.

Mi circondo di chi anima i miei giorni con altrettanta follia. E seguo l’insegnamento di uno dei miei maestri : se ti spaventa, è la scelta giusta.

Vent’anni fa in questo giorno, sceglievo una strada sconosciuta.

Vent’anni dopo ne cerco sempre di nuove. La sfida è la mia droga. Lo stimolo è l’inventiva. La soddisfazione è la realizzazione. L’insuccesso è la molla per migliorare. Perché se viaggi a certi ritmi qualche abbaglio lo prendi, è inevitabile, ma raddrizzi il tiro e vai avanti.

Ancora adesso, dopo vent’anni, ho chi mi chiede ” come pensi di fare?” .

Con la passione. Il fuoco sacro che alimento con ogni energia. Ciò che mi tiene viva e che mi fa pensare a me stessa come a una privilegiata che fa della propria professione il motivo per sorridere.

Sono passati vent’anni e me ne auguro altri venti altrettanto fighi.

Bel traguardo. Sono felice e motivata. Come il giorno in cui ho deciso chi sarei diventata. Un’estetista visionaria e fuor di schema, che sfrutta la notte per partorire le idee di giorno.

Per fortuna ho ottimi supporti e due figli che reggono il ritmo. E la coscienza lucida che se mi rinchiuderanno per delirio, avranno pur anche ragione.

Tra i pazzi, mi troverò benissimo.

.: 20 :.

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.: SUPRADYN :. 

Giugno e luglio sono mesi difficili. 

Intanto sono pieni di compleanni. E io con le date sono una frana. Sono riuscita a dimenticarne anche di importanti, ma chi mi conosce lo sa. E forse mi perdona. 

Giugno e luglio sono il pre agosto. Ovvero la mia morte per alta temperatura. Vorrei un letargo al contrario, che quando fa caldo mi chiudo in una grotta e esco appena piove. 

Troppo caldo. Troppo sole. Troppa luce. Anche le giornate sono troppo lunghe. Io che sono un vampiro. Finisce che non dormo mai. 

Giugno e luglio sono i mesi dell’insonnia, in cui fatico a addormentarmi, giro nel letto e sbuffo come i mufloni. Vorrei togliermi la pelle di dosso e regalarla a chi, giustamente, si bea del tepore estivo. 

Giugno e luglio mi mettono alla prova con il guardaroba. Non mi svestirei mai. La pelle esposta è da sempre un problema. Oltretutto sono bianchissima, le mie gambe fanno luce. Anche la notte. Ma di metterle al sole non se ne parla. 

Giugno e luglio sanciscono l’inizio della mia lotta alle zanzare, che letteralmente, si cibano di me. Ho già punture ovunque. Faccia, braccia, gambe, pancia, chiappe. Una cartina geografica a puntini che gratto con tutta la forza che ho in corpo. Ogni anno cicatrici nuove, crateri di odio per la natura che si sveglia affamata e nessun rimedio. Perché nemmeno l’acqua di Lourdes mi salva. 

Giugno e luglio sono la fine della scuola, il mio delirio sul lavoro e quest’anno anche il trasloco. 

Luglio accavalla le gambe sul mio di compleanno, che quest’anno ha un unico desiderio, ma non lo posso dire a nessuno se no non si avvera. E custodirlo mi serve a crederci, a sperarlo e a desiderarlo ancora, se non dovesse essere. 

Due mesi impegnativi. 

E allora : Supradyn

FORTUNATA

Fortunato ci nasci, dicono.
Ha avuto fortuna, pensano.

Secondo me, bacia un pó chi vuole lei.

Ci ho parlato a lungo con la fortuna. Soprattutto in anni in cui ho faticato persino a respirare.
Ho pensato spesso che mi avesse abbandonata, come se potesse in qualche modo irritarsi e darmi una punizione. Secondo me non era il caso. E ho rimboccato le maniche. Testa bassa e concentrazione, perché volevo che la maledetta mi notasse.

Negli ultimi anni è stata in vacanza. Tempi difficili su ogni fronte. Quanta fatica, quante lacrime, quanta insonnia, quanti pensieri.
Per poi incontrarla una sera.

Beffarda la fortuna. Si traveste nei modi più strani. Può essere un animale che ti corre incontro. Una persona che ti saluta. Un incontro ad una cena. Può essere il lavoro che cercavi. La canzone che avevi in testa. Un vestito in fondo a un cassetto.

Nel mio caso è stata una risata inattesa. La mia fortuna è esplosa in una serata solitaria e mi ha dato un bacio così forte che ha cambiato tutto. L’umore, gli eventi, la strada.
Mi ha sussurrato all’orecchio parole sconosciute.

Ho riconosciuto il momento dal minuto di paura.
Se la fortuna ti bacia senti il brivido. I sensi si acuiscono. Tutto è nitido agli occhi.

Allora devi fare come quando sei piccolo: buttarti. Subito è apnea. Poi arriva l’ossigeno, potente, dritto ai polmoni. E respiri.

La fortuna bacia un po chi vuole lei.
Quando vuole. Come vuole.

Si fa aspettare. Ma come un mare e le sue onde, quando l’hai davanti ti travolge.

Mi ha baciata ridendo.

Anche stamattina.

Con occhi bellissimi e grandi.

PRONTO CHI PARLA?

Ho la fortuna di avere un centro estetico abbastanza grande. Tanto per capirci lavoriamo qui in cinque.
L’equazione da come risultato che le clienti siano di numero considerevole e che io qualcuna non la conosca proprio.
Ognuna di loro telefona.

Ora. Diciamo che negli anni ho imparato a conoscere la voce di quasi tutte e che nel momento in cui sento pronunciare il nome della signora in questione, facilmente le associo un volto, ma a volte le donne sono bravissime a complicarmi la vita.

“Il Ninfeo buongiorno sono Stefania!”
“Ooooooo! Ciao Stefi! SONO IO”.
Ehmmm… Ciao TU.
Il mio schedario mentale inizia a scorrere all’impazzata.
TU incalza ” Mi hai riconosciuta vero?”
Oddio. Chi diavolo è?
” Dai, sono io”
Un aiuto da casa per favore…
” Ma Stefi! Sono Cri!”
Aaaaaaaaaa! Ecco chi sei! Una delle 20 Cristina che vengono qui….
” Ho bisogno di un appuntamento per le unghie”
Bene, sto restringendo il campo a 4 . Posso farcela.
” Ma nei mie soliti orari, perché poi ho i bambini, sai…”
Bingo!
Ma certooo Cristina TU, individuata!

Anche se le le migliori telefonate iniziano così :
” ciao Stefi, indovina chi sono?”
” ciao Stefi, vorrei un appuntamento per il mio solito”
” ciao Stefi, quando posso venire?”
I concorrenti di Gerry Scotti sono meno in difficoltà.

Al telefono il fraintendimento è un attimo.
“Signorina scusi sa se la chiamo all’ultimo, ma ho urgente bisogno di una ceretta entro domani”.
Scartabello, invento mentalmente ogni stratagemma per inserire l’emergenza in una giornata già pienissima e propongo le sei.
” Ok! Grazie mille, mi segni pure, ci vediamo domani mattina!”
Oh no!!! Io intendevo le 18. Va bene l’urgenza…

Urgenza… Spesso ricevo telefonate disperate. E quando dico disperate non esagero.
” Stefania La prego!! Ho un’unghia rotta e stasera ho una cena, mi faccia venire A QUALUNQUE ORA”.
Tra mezz’ora? Non ce la fa proprio.
Alle 11.30? No, ha i nipoti a pranzo, deve impanare le fettine!
Alle 14? Eh no, fa la pennica…
Alle 16.30? Ha la parrucchiera.
Alle 18.30? Troppo tardi.
Allora!!! Ha urgenza o no? Sbaglio o ha detto qualunque ora?
Passo alle minacce, funziona sempre.
Signora, allora la faccio passare domani.
” Va bene, verrò alle 14″.
Ecco brava, il riposino oggi lo saltiamo.

” Mi dia il primo appuntamento della mattina”
La segno per le 10 allora.
” Ma aprite così tardi??”
Lavoriamo 6 giorni su 7 dalle 10 alle 20 Signora. Più di questo mettiamo una tenda e dormiamo qui.
” Io volevo venire presto, tipo alle 8.30″
Se vuole quell’orario posso darglielo al sabato.
No il sabato no. Il sabato si dorme.

” Vorrei venire in pausa pranzo, sono lì da voi alle 13.37″ . Addirittura.

” Vorrei fare un massaggio. Domenica” .
Signora, la domenica siamo chiusi…
” Complimenti! Poi vi lamentate della crisi!”.
Accidenti. Il riposo dell’estetista non è contemplato…
Sa che c’è signora? Oggi è una di quelle giornate particolarmente ciniche. Faccia così : telefoni sabato che magari mi è passata.
Anzi meglio.
Chiami domenica.

{ Per la cronaca. Posso giurare di aver fatto depilazioni anche alle 23.30, prove trucco la domenica e limato unghie a clienti in ospedale. Sono cinica sì, ma ogni volta che posso mi faccio in quattro}

IL TRIND, QUESTO SCONOSCIUTO.

Entra sorridendo.
Non ci conosciamo ma lei sorride davvero tanto.
Troppo.
Ho già capito dove si va a parare. Me lo sento.

” E’ qui il centro estetico?”
Ci sei dentro fino al collo tesoro! Ma non avrò mai il coraggio di risponderle così.
Quindi smaglio anche io: certo Signora.
” Ah ecco! Siete il Ninfeo vero?”

Vuole i documenti? Dai Stefania, sorridi.

” Mi ha mandata da voi la mia amica Pinuccia. Dice che avete un prodotto portentoso per le unghie……”

Ecco. Vedi che lo sapevo? Adesso lo dice. Stai seria, Stefania stai seria. Ora lei spara grosso e tu devi star seria.

“Sono venuta per comprare un TRANS
Oddio muoio.
No, non si può. Ma perché?

Ovvio. Non sapete di cosa sto parlando. Il prodotto in questione si chiama TRIND. È uno smalto, poveretto, famoso nel mio settore. A me il Trind piace molto, lo vendo da tanto tempo, e ho proprio sposato la causa. Trasmetto il mio entusiasmo a tal punto che le clienti lo comprano per passaparola. Si fidano a prescindere.
Ne sono felicissima ovviamente. Peccato che il Trind abbia il suo bel nome, nemmeno tanto difficile. Trind. Punto.
Invece no, lo chiamano in qualunque modo.

Ho una cliente che da anni lo chiama Tris. Le più anglofone lo chiamano Traind. Oppure il Tres ( spagnolos?). C’è chi gli toglie l’unica vocale che ha e ghigna un Trnd. Ma ho già sentito anche Frins, Trins, Tren, Trend, French, Trenc, Prinz,Trints, …
In qualunque modo purché non sia Trind.

Allora io avrei pensato ad un concorso: chi lo ribattezza col nome più divertente ne vince una camionata. Offro io.
Occhio però : Trans è già sul podio…

IL RITARDO.

Oggi dedico il mio post ad un tema delicatissimo: l’appuntamento.
Lo so. Pare strano. Ma all’estetista piace proprio dare l’appuntamento. Ma giusto così, per organizzarsi, dare un senso alla sua giornata, uno sfizio…
La cliente invece pensa talvolta che si tratti di un optional.

Ho clienti che se ne fregano altamente. Manco se lo scrivono, tanto arrivano un po’ quando pare a loro. “Laura” ad esempio. Ha l’appuntamento fisso, da sempre. Sa benissimo che è alle 13, e credo che oramai sappia anche che io la segno in agenda direttamente alle 13.20… Non ce la può fare. È più forte di lei. Non ci prova neanche con le scuse, entra e mi dice “eccomi”. Scavalla direttamente in cabina e appena siamo occhi negli occhi inizia: “così non posso più andare avanti, son sempre di corsa, io non so come fai tu a essere così tranquilla”. Che devo fare Laura? Abbandonarmi ad una crisi isterica? Ci provo ogni volta a dirle che potremmo cambiare l’orario e fare più tardi. Laura mi guarda esterrefatta: per una volta che tardo cinque minuti!!!” .
Ecco.

A natale ti regalo un orolologio. Che funzioni però.

Laura mi mette a dura prova. Devo aprirle la porta con il viso rilassato. Perché è sadica. Se vede che poco poco sono alterata dall’eccesso di ritardo prima di entrare in cabina va anche ancora “un secondo “ in bagno. E perdiamo altri dieci minuti.

Ho avuto una cliente che a far così non usciva più da quel diavolo di bagno. Ho pensato al peggio. Ho detto, ora apro la porta e la trovo stecchita, svenuta, rantolante. Invece no. Siccome era poco in ritardo ne ha approfittato per tagliarsi un po’ la frangia allo specchio. No, ma fai pure…

Poi ci son quelle che manco si presentano, puntualmente.
“Scusa sai, ma ero in riunione col presidente della Guinea Equatoriale e non son proprio riuscita ad avvisarti”
“Mentre stavo per chiamarti è arrivato Obama e mi è passato di mente”.
” Avevo già il telefono in mano quando son dovuta salire sul jet di John Travolta. Non potevo proprio rifiutare.”
Insomma, una scusa qualunque.

Anche se le migliori son le clienti che hanno l’appuntamento e si presentano all’ora che vogliono: ” ah ma l’ora era tassativa? Dovevo proprio venire a quell’ora?” .
Certo, li diamo per finta noi gli appuntamenti….
Sul cartello fuori dal Ninfeo ho fatto stampare a chiare lettere: si riceve su appuntamento. Immancabilmente qualcuno mi chiede : DAVVERO ricevete solo su appuntamento?!? Certo che se posso ti faccio fermare,ma in linea di massima….

Il paradosso sta nel fatto che con la cliente ritardataria cronica IO devo essere puntualissima. Quella volta all’anno in cui ho davvero tre minuti di ritardo son tragedie. Parte l’embolo! Il viso si contrae in una smorfia di disgusto, pronta all’istante a tornarsene a casa, allibita dalla situazione. Scatta la vendetta: “la prossima volta che arrivo in ritardo non puoi dirmi niente eh!” .

Ma come dice Laura, io sono una tranquilla…

Adesso vado.

Ho una cliente.

In ritardo.

Strano.