I DIECI REGALI DI MERDA che spero tu non debba mai ricevere.

Voglio portarmi avanti. 

Lo so. Siamo a novembre. Ma sappiamo bene che Natale è dietro l’angolo, e soprattutto che a far regali all’ultimo minuto si rischia di sbagliare grosso. 

Ecco perché ho voluto stilare la classifica dei regali di merda.

Quelli che compri solo se provi davvero odio per qualcuno. Perché diversamente non c’è spiegazione. 

Così quest’anno non ti confondi. 

E se li ricevi, è il momento che tu ti faccia qualche domanda.

10 – Le rose blu. Giuro che non esiste un’invenzione peggiore. Blu è il cielo. Gli occhi. Il mare. Le rose NO. Sono orrende. Petizione a breve per farle scomparire, insieme all’ombretto abbinato.  

9 – L’abbonamento in palestra. Se ci voglio andare ci penso da sola. Facciamo che ci vai tu, pedalando veloce. 

8 – Il super mega libro di cucina. Che è un po’ come dire “studia che puoi solo migliorare”. La prossima volta che ti invito a cena, ricordami che ho un impegno. 

7 – Il maglione peruviano. La cuffia peruviana. La sciarpa di alpaca. I calzettoni di lana cotta. I guanti di sta cippa. Suoniamo il flauto di Pan un’altra volta, ok?

6 – I portachiavi tutti. Ma secondo te sono arrivata a quarant’anni senza un diavolo di portachiavi? O ha intorno una macchina , oppure evita pure. 

5 – Le tue foto dal fotografo. Tu col gatto. Tu coi figli. Tu nel bosco. Tu appoggiato/a in qualche posto improbabile vestito/a come un casting di Vogue. Se volevo una tua foto te la facevo e la stampavo. Poi la incorniciavo e te la regalavo io. Per dire. 

4 – Pigiami. Mutande. Canottiere. L’unica eccezione la posso fare per mia nonna, che se non me li regala mi preoccupo. Tu lascia stare. 

3 – La compilation di merda del cantante defunto. Al pari di un paio di quelli vivi, tipo Gigi d’Alessio, Povia, Vasco Rossi o Ligabue. 

2 – I libri di Fabio Volo. Niente da aggiungere. 

1 – Gli Angeli della Thun. Gli animali con problemi della Thun. Gli orecchini della Thun. Qualunque cosa a marchio Thun. Sono frutto dell’insonnia di una mente perversa. Facciamo tutti finta che ci piacciano, quando in realtà sono il vero regalo di merda. Il numero uno. Oltre a questo, puoi solo incartare un rutto. E buon Natale.

Preso appunti?

Bene ❤️

[in foto : animale con evidenti problemi che NON cerca casa…]

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BUON NATALE, santocielo.

• Cosa vuoi per Natale ?

• Nulla…

• E allora? Cos’è quella faccia?

Uffa.

A me il Natale piace santocielo. Ma arriva un diavolo di momento in cui mi cala tutta la tristezza del mondo.

Ho creduto a Babbo Natale per un bel po’. A casa nostra passava la sera del 24. Forse perché abbiamo il sangue parecchio a sud, forse perché i miei al mattino volevano dormire, forse perché il 25 era fatto per mangiare e non si poteva perdere la concentrazione.

So che un pomeriggio ero a casa da sola ( sì, ai tempi miei si usava lasciare i bambini a casa e non interveniva il telefono azzurro). Spesso mi infilavo in camera di mia madre per indossare di nascosto qualcosa. Collane, maglie o scarpe coi tacchi. Era il mio camerino prove privato e segreto.

Insomma quel pomeriggio ho aperto l’armadio e ho trovato i pacchi di Natale.

Nemmeno tanto nascosti. Erano lì. Ammassati uno sull’altro. Stipati nell’armadioquattrostagioni.

Quanti anni avevo? Boh.

Primo pensiero : Babbo Natale è già passato. Come è possibile?

Secondo pensiero : Babbo Natale è mia madre o mio padre. Come è possibile?

Terzo pensiero : losapevolosapevolosapevodannazione. Lo sapevo!

Quarto pensiero : cosa diavolo c’è dentro quei pacchi???

L’anno della “morte” di Babbo Natale è stato il migliore in assoluto. Ho passato ogni minuto della mia semi libertà casalinga appiccicata a quei pacchi. Come i miei uscivano di casa mi catapultavo nell’armadio. Schiacciavo la carta centimetro per centimetro per tentare di leggere le scritte sulle scatole e capire cosa contenevano.

Che spasso!

Un impegno pazzesco, e la lotta a non aprire i regali scollando le etichette, una curiosità divorante e i giorni che non passavano mai.

A Natale mangiavamo fino a scoppiare con un menù che doveva essere rigorosamente uguale ogni anno. Ognuno aveva i suoi piatti preferiti e dovevano esserci per forza tutti.

Ci si alzava dal tavolo alle quattro del pomeriggio e si finiva la giornata sul divano a guardare le videocassette. Mia madre voleva i thriller, mia zia i film “ de tribunale” come diceva lei, io le storie da piangere, mia sorella e mia cugina i cartoni. Quindi si guardava tutto, con solo pause per andare in bagno, fino a notte.

E a Santo Stefano avanti con gli avanzi e nuovi film.

A Natale prendere cinque chili era un attimo. Essere moribondi per una settimana, pure.

Per la vigilia indossavamo qualcosa di bello. Anche perché poi dovevamo fare le foto di rito con albero e pacchi.

Per il super pranzo invece tutti in tuta, che se eri vestito comodo ti pareva di poter mangiare di più. Dieci ( mila) antipasti, due ( cento) primi, due secondi e dolci in quantità. E vino e sigarette, perché i grandi fumavano in casa e non era un problema.

La partita a canasta, quella sempre, anche a capodanno. Le carte erano l’unica cosa che riusciva a soppiantare il cibo dalla tavola.

C’erano i nonni, i miei zii e tutta la mia famiglia riunita.

Era bello.

Il Natale di oggi ha più bambini di allora ma meno adulti. Ovviamente.

E io non sono una che piagnucola ma ogni anno a questa cosa ci penso.

E non ho nemmeno più tutta questa voglia di mangiare e mangiare e mangiare.

Che anzi andrei a bere un caffè con tutti i miei, tanti auguri e fine della storia.

Ma c’è ancora un po’ di mezzo Babbo Natale e non posso far tanto la furba.

Mio figlio ( il più piccolo) ha avuto un mezzo tentennamento :

“ Sai cosa mi hanno detto? Che i regali li porta mamma e non Babbo Natale“.

Panico.

“ E tu come la vedi sta faccenda?”.

“ Mamma, io gli ho detto che tu fai tante cose, ma che porti i regali A TUTTI I BAMBINI DEL MONDO è una cosa impossibile !”.

In effetti, per lui “mamma” sono io. Mica ne esistono altre. E sono una che se la sbriga parecchio, ma la consegna in una notte era improbabile anche per me…

Fantastico.

Ho riso da matti.

Che bel regalo ridere.

Mi piacerebbe regalare risate a Natale.

Mi accontenterò di qualche sorriso. Ho fatto pochissimi acquisti, ma quei pochi dovrebbero essere quelli giusti.

Che poi è il bello di tutta questa storia. Trovare l’occasione per materializzare un sentimento.

Stasera inizia lo show. A me tocca il giro di rito al presepe vivente. Che i miei figli ancora non lo capiscono, ma è un atto d’amore enorme. Perché io darei fuoco a tutto.

E domani? Domani si mangia. Quello non cambia. Mio padre ha iniziato a cucinare ad agosto penso. E ci saranno sempre le solite cose, perché il menù di Natale, oggi come allora, è roba sacra.

Buon Natale.