LA SPESA AL SUPERMERCATO. Ovvero, la disfatta delle donne.

Oggi è successa una di quelle cose che non succedono mai : avevo tempo.

I ragazzi all’allenamento di calcio e io fuori dal lavoro.

Perfetto : vado a fare la spesa.

Normalmente incastro il mio giro al supermercato tra un impegno e l’altro. Praticamente metto la moneta nel carrello, indosso i pattini a rotelle e mi lancio in un vortice di acquisti che dura al massimo venti minuti.

Io al supermercato ho la concentrazione di un chirurgo. Poche mosse, massima resa. Non si può sbagliare.

Oggi no.

Oggi avevo tempo.

Così, con tutta calma, ho fatto il mio ingresso tra gli scaffali con la grandiosa idea di fare la spesa da tranquilla.

Ero così tanto serena da non aver nemmeno necessità di asfaltare i due signori davanti a me, dotati evidentemente del mio stesso tempo da perdere.

Li ho osservati sino alla fine. E la mia conclusione è che al supermercato vincono gli uomini.

Non c’è storia.

Allora.

Intanto i maschi si dividono in due categorie.

Gli uomini scatola e gli uomini carrello.

Se hanno la scatola, fanno la spesa da soli. Se hanno la moglie, hanno anche il carrello. È matematico.

La faccenda comunque cambia poco. Che abbiano a disposizione la micro scatola dei kinder o il cesto di una mongolfiera, il loro ordine è TOTALE.

No, ma, fateci caso!

Le cose alte tutte insieme, dietro. Cibo morbido, da una parte. Detersivi, dall’altra. Ma soprattutto : nessuno spazio lasciato al caso.

Credo sia per questo che i ragazzini son matti per il Tetris. È l’allenamento per la spesa da adulti.

Se io guardo il mio carrello, beh… insomma. Ho ampio margine di miglioramento. Butto tutto dentro, come capita, capita. Nessun ordine logico, se non per le uova che mi danno sempre una certa ansia.

Tra gli scaffali io sono la cliente ottimale. Vedo solo ciò che sta ad altezza occhi. Così compro esattamente ciò che “vuole”il supermercato.

Un uomo non cade mai in questo tranello. Lui scannerizza ogni corsia, e trova cose che io non vedrei nemmeno con dieci giri del circuito.

E poi

I prezzi.

“Laura, vedi un po’ quanto costano al chilo?”

Al chilo??? Eh???

L’uomo sa !

Il prezzo !

Al chilo !

Pazzesco.

Per me esiste la pasta. Per loro esiste la pasta che è di una qualità tot e che costa un tot al chilo e quindi conviene.

Un altro pianeta.

“Laura, non prendere quel pacco lì, che su quell’altro c’è l’offerta“.

Eh?

Ma certo! Perché hanno l’app. E leggono il volantino ( che io invece butto all’istante). E alzano gli occhi e vedono i cartelli arancioneAnas con su scritto offerta.

Facile?

Fantascienza.

Tanto che loro fanno la spesa settimanale con trenta euro, e tu invece paghi con carta di credito e rene destro.

Alla cassa, tripudio.

Io prima di iniziare a posare la spesa sul rullo prendo un ansiolitico. Intanto non capisco mai quale cassa sia la più veloce e mi ritrovo sempre ad aspettare ore.

“Apre la cassa cinque”.

L’uomo scatola ci arriva in un balzo ( maledetto!). Io quando ho finito le manovre del Titanic sono nuovamente l’ultima della fila. Infatti rinuncio spesso.

Mentre svuoto il carrello penso che ho un arsenale di borse riutilizzabili che sarebbero utilissime.

Ma sono ( ovviamente) rimaste a casa.

Quindi ogni volta compro le dannate eco borse che si rompono già durante il tragitto. Avrei potuto prendere una scatola… Ma oramai sono al dunque…

La cassiera inizia la sua svalangata di codici a barre. Insacchetto un pezzo e lei ne ha passati otto.

Tlin! Tlin! Tlin!

È velocissima. Mi comunica il totale mentre io sono a metà lavoro.

Cerca borsa mia. Cerca portafoglio. “Ha moneta?”. Cerca portamonete. Eh santocielo !

Sento sulle spalle tutto l’odio di chi è in coda dopo di me. Che poi è lo stesso che provo io quando sono in fila.

Uno psicologo avrebbe due dritte da darmi. Sicuro.

La sistemazione nelle buste è l’ennesimo caos. Il signore davanti a me esce con tre sacchetti. Tre : frutta/verdura, secco e detersivi.

Tutto diviso.

Io ho ottanta sacchetti, alcuni leggerissimi, altri pesantissimi, e un paio che si stanno già tagliando da soli. Suicidio delle borse in diretta.

Vado verso l’uscita. Anche la mia coppia preferita sta andando via.

Lui spinge il carello e lei ci poggia una mano sopra. Come a ricordarsi che un po’ comanda lei. Che tenerezza …

Sono molto rilassati.

Io un po’ meno. Ho un’unica domanda che martella il mio cervello.

DOVE

HO MESSO

LE UOVA ???

Sono sotto a tutto. Me lo sento.

“Ragazzi sto arrivando, aspettatemi sul piazzale”

“Hai fatto la spesa mamma?”

” Certo! E stasera … FRITTATA!”.

Risolto.

Ma il vero dubbio è :

come fanno i maschi con le uova?

Ho un’unica spiegazione.

Non le comprano.

Geniali.

10 thoughts on “LA SPESA AL SUPERMERCATO. Ovvero, la disfatta delle donne.

  1. Mio marito preferisce andare in miniera a lavorare piutosto che andare a fare la spesa.
    Se per caso mi deve accompagnare mi ritrovo il carello con le peggio schifezze, di cui vi sconsiglio la lettura degli ingredienti!
    😦

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